Una storia partigiana che appartiene ai ribelli

Dom, 26/04/2015 - 10:58
Ieri è stato 25 aprile , giorno della Liberazione

Più la celebriamo con uomini in divisa o all'interno dei “palazzi” più la tradiamo.
Più grandi e pesanti sono le corone di fiori deposte delle “autorità” civili e militari, più in fondo andranno gli ideali degli uomini e delle donne che hanno combattuto sulle montagne.Le “Resistenza” non è storia di truppe organizzate ma di bande.
Non si può celebrare senza popolo.
E il popolo è distante.
In Calabria la lotta partigiana non l'abbiamo vissuta e la nostra “resistenza” ha avuto caratteristiche diverse rispetto al centro nord.
La Calabria è stata liberata dalle truppe alleate e ciò ci ha impedito di ribellarci e di contribuire al cambiamento dello Stato.
Noi calabresi siamo rimasti inchiodati all'8 settembre.
Una data e una pagina infame scritta dalle classi dirigenti responsabili della guerra e del fascismo per garantire l'assoluta continuità dello Stato condannandoci così a restare “uva puttanella”.
Sbaglieremmo certamente a identificare il fascismo con i labari e i gagliardetti, le camicie nere e il saluto romano.
Il fascismo è stato molto di più rispetto a tutto questo.
In Calabria è stata la naturale evoluzione delle classi dirigenti che da borboniche sono diventate savoiarde , da “liberali” si sono trasformate in fasciste, mimetizzandosi, dopo l'8 settembre nei partiti che hanno gestito il potere.
Ancora oggi il “potere” è nelle loro mani. Non mi riferisco a persone fisiche che cambiano ma alla logica con cui il potere procede stritolando gli interessi e la dignità di gran parte della popolazione.
Il potere è nelle loro mani quando ci lasciano senza treni;
è nelle loro mani quando sciolgono i consigli comunali;
quando praticano la giustizia sommaria;
quando riducono gli ospedali in lazzaretti;
quando scacciano i giovani dalla nostra terra;
quando causano abbandono e desolazione.
Esiste una sostanziale continuità nel potere così come c'è stata una naturale contrapposizione a esso nel silenzioso antistatalismo di tanta parte della nostra gente.
Nell'Ottocento anche noi calabresi abbiamo avuto la nostra “Resistenza”: il 25 Aprile è un giorno di festa!
Oggi il “nemico” non veste più in camicia nera e nega ogni idea di Patria.
È perfido, meglio mimetizzato e meglio organizzato ma è sostanzialmente lo stesso di settanta anni fa! Si nasconde nelle banche, sposta masse enormi di ricchezza causando crisi senza fine; delocalizza le fabbriche dove più alti sono i profitti; sfrutta i popoli causando guerre e disperazione.
Comanda negli uffici, nei tribunali, negli ospedali. Determina la vita di consessi elettivi. Utilizza la ‘ndrangheta a proprio vantaggio.
Cambiano le persone ma la logica è la stessa!
Non ha bisogno del manganello perché dispone di strumenti più raffinati, persuasivi ed efficaci.
La Calabria è vittima di questo “potere” senza volto.
Un potere che tanto più sarà forte tanto più i calabresi saranno deboli.
La “Calabria criminale” è il frutto avvelenato della loro egemonia.
Nella nostra Regione la democrazia è sospesa, la libertà seriamente minacciata, ciò che resta della politica - molto spesso- si riduce a uno spettacolo avvilente.
Noi raccogliamo, in mani certamente fragili e inadeguate, la bandiera della Resistenza.
Noi narriamo un'altra storia!
Per fortuna nostra, non è più tempo di andare in montagna. Basta tenere accesa la fiammella della libertà che un giorno qualcuno farà brillare anche nella nostra Terra.
Questo è l'unico modo per rendere onore al 25 Aprile.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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