Una marcia per non smettere di sognare

Dom, 30/06/2019 - 17:00

Giorno 4 Luglio alle 9 dall’Aeroporto di Reggio Calabria prenderà il via “La Lunga Marcia”, una passeggiata di 150 chilometri da compiere in 7 giorni, organizzata dalla Federazione Italiana Lavoratori dei Trasporti (FILT-Reggio Calabria-Locri) della CGIL con l’intento di protestare contro il trasporto ferroviario calabrese, di attirare l’attenzione sui problemi gravi della mobilità regionale e sulla situazione complessiva di grave disagio dell’intera Calabria.
La manifestazione, divisa in sette tappe, percorrerà uno dei tratti di costa (da Reggio a Caulonia) più affascinanti d’Italia per bellezza naturale e retaggio storico, che però vive una situazione difficoltosa e di abbandono, frutto di una storia nazionale disarmonica che proprio qui ha espresso pienamente i suoi limiti, le sue incapacità scontrandosi anche con l’incomprensione delle realtà locali.
Per assestare la Calabria sugli stessi livelli infrastrutturali delle altre regioni d’Italia ci vorrebbe un investimento straordinario, una manovra da qualche miliardo di euro. Vincere e domare le difficoltà geografiche è tecnologicamente possibile. Non esiste però la volontà politica, naturalmente legata alle motivazioni economiche. Perché investire in un territorio improduttivo e depresso dove tale operazione avrebbe respiro solo in un progetto di lunga gittata? Molto meglio puntare su territori dove già sono attivi i circuiti della ricchezza, dove il ritorno degli investimenti è garantito, dove si vince facile.
Niente a che vedere con l’etica di uno Stato, con i principi di uguaglianza, con la necessità, anche formale, di rendere equanime il territorio della Patria. Continuare a credere nei principi basilari della Costituzione forse è diventato l’hobby dei sognatori. Forse anche credere nella lotta politica come mezzo per il miglioramento autentico della realtà è ormai segnale di svagatezza e di sentimentalismo.
Ma l’accettazione supina di una condizione minoritaria, in nome di quel pragmatismo essenziale che ormai ha pervaso il mondo “Alla fine della Storia” (citazione Fukuyama), è il sintomo, sempre più evidente, di una comunità rassegnata. La rassegnazione dei discriminati naturali. Nascere in Calabria, rispetto ad altre parti d’Italia, vuol dire partire con l’handicap, sotto ogni punto di vista. Non c’è un settore importante della regione che sia di levatura nazionale. Le eccellenze sono frutto di capitoli individuali e molto spesso si spostano altrove. Le università sfornano cervelli che emigrano altrove. Si vive affrontando i problemi che altrove vengono etichettati da terzo mondo: disservizi idrici, strade da cross, sporcizia abbandonata, inciviltà diffusa. Corruzione a tutto spiano, malavita organizzata, sapientoni vanitosi che ripetono tutto va bene, esaltati che spingono verso deliri autonomisti, politici e intellettuali immaturi che non fanno altro che criticare Mamma-Stato e proclamare l’innocenza dei calabresi. Che innocenti non sono.
Non siamo innocenti. Siamo colpevoli di aver eliminato i sogni dalla lista delle priorità. Siamo colpevoli di non pretendere per noi quella che è pura e semplice “normalità”. Una comunità che funziona. L’economia che gira LIBERAMENTE. Le scuole che non cadono a pezzi. Gli ospedali attrezzati. E poi i trasporti. Strade, ferrovie, porti e aeroporti, nella stessa situazione e quantità degli altri posti d’Italia. Niente di più, niente di meno. Tutto comincia dalla mobilità. Dalla possibilità di muoversi. I Romani costruirono un impero millenario grazie alle strade. Ed oggi, nell’era della geografia ristretta, quando è possibile fare un giro completo del mondo in 48 ore con meno di mille euro, per giungere in Calabria o per attraversarla o percorrere gli 800 chilometri di costa si devono fare i salti mortali e sperare in una giornata senza, a maggiore aggiunta, nessuna catastrofe “ordinaria” tipica del territorio (incendi, inondazioni, cedimenti, incidenti).
I sognatori allora si organizzano e marciano. In pieno luglio, sotto il sole rovente che ha ispirato poeti e scrittori, cantanti e scienziati. Il professor Rovelli, docente di fisica teorica e grande divulgatore, nel suo libro di successo mondiale “Sette Brevi lezioni di Fisica” racconta di quando comprese, d’un colpo, come in un sogno, l’essenza della Teoria della Relatività. Era ancora studente ed era in vacanza a Condofuri Marina: quella sensazione potente di appartenenza al mondo, schiacciato dal sole dello Jonio, con tutta la suggestione di esser parte di una storia infinitamente più grande, coraggiosamente cosciente della propria mortalità, della propria inutilità rispetto a concetti come l’infinito, fecero sbocciare in lui il desiderio febbrile del sapere. E allora comprese. Rivestendosi d’ignoranza. Ecco, la marcia giusta. L’unico modo per migliorare. Qualcuno deve partire.
Il manipolo di esponenti della FILT CGIL costeggerà il basso Jonio, attraverso paesi e luoghi abitati da migliaia di anni. Una piccola colonna che però porta sogni e speranze di tutti i calabresi di buon senso, oltre il colore politico. Aspirazioni comuni, di lavoratori e uomini onesti. Più attenzione ai problemi autentici dei calabresi, questa è la rivendicazione principale.
Ogni sera gli interpreti e gli artisti dell’associazione culturale “L’Amaca” eseguiranno la loro narrazione della Calabria. La storia, i miti, le leggende, gli aneddoti di alcuni dei luoghi percorsi durante il giorno, attraverso letture dei grandi scrittori e altre trovate tipiche dell’Associazione “l’Amaca”.
A Bova Marina serata dedicata al pensiero di un grande intellettuale e artista calabrese: Pasquino Crupi, osservatore unico della realtà calabrese e tra i pochi capaci di comprendere il grado di complessità della situazione locale.
Dopo due tappe a Brancaleone e Bianco, a Siderno verrà ricordato un altro esempio di calabrese intellettuale e politico di spicco: Virgilio Condarcuri. Un politico di riferimento, stimato da tutti, anche dagli avversari politici che lo detestavano per la sua intransigenza.
Dopo la tappa a Roccella la “Lunga Marcia” finirà la sera del 10 Luglio a Caulonia con la presenza del segretario nazionale della Filt Stefano Malorgio.
Saranno 150 chilometri ben percorsi. Salutari per il corpo e per lo spirito, che si nutre di speranze, di idee, di sogni, magari anche di illusioni. Non è ancora detto che la ricerca della libertà e della felicità non debba passare da una forma d’impegno per un bene comune. Non è ancora scritto che il bene della comunità non debba essere direttamente proporzionale al bene dell’individuo. Esiste ancora, in questo post-novecento cinico e materialista, la possibilità di avere un sogno. Esiste, e noi la sfruttiamo.
Per questo ci siamo messi in marcia.

Autore: 
Antonio Calabrò
Rubrica: 
Tags: 

Notizie correlate