Terra Amara

Dom, 27/05/2018 - 11:00

Io non sono ndranghetista. Lo posso certificare anche se non ho firmato il registro in prefettura, non credo che serva una firma per cancellare anni di connivenza o di silenzio.Mi sono posto questa domanda qualche giorno addietro, perché è importante capire da che parte si sta. Io sto da sempre dalla parte dello sviluppo di questo territorio, mi batto da sempre, mi sono battuto da giovane - nel 1985 alla prima manifestazione antimafia organizzata a Siderno come rappresentante degli studenti medi della F.G.C.I. (giovani comunisti) - mi sono battuto da uomo, con varie denunce e atti concreti, mi sono battuto da imprenditore. Ora sicuramente non voglio il certificato di antimafia, anche perché, grazie ad alcuni dei miei maestri (Toto Delfino, Pasquino Crupi e Nicola Zitara, per citarne alcuni), ho la certezza che alcune volte può essere più deleteria della stessa mafia, ma so di poter andare a sviluppare delle riflessioni che sono anche figlie di questa premessa.
Io non sono ndranghetista come non lo era Gianluca Congiusta. In questi giorni penso a lui, penso all’amico che mi manca terribilmente ancora dopo 13 anni. Penso alle nostre mangiate, penso all’imprenditore che in una Siderno del 2000 viaggiava un passo avanti a tutti, investiva in pubblicità quando gli altri ancora non avevano neanche i biglietti da visita. Gianluca era una forza della natura anche perché nella sua attività commerciale c’era sempre la fila, perché era qualità, servizio ed educazione. Perché era il numero uno nel suo campo. Ricordo che Gianluca era un punto di riferimento nella società sidernese, chiunque organizzava qualcosa passava da lui per la sponsorizzazione ed anche per un consiglio, era cosi, disponibile ad aiutare tutti. Penso a un ragazzo che viveva ai margini della società, che Gianluca aveva aiutato in silenzio riuscendo a farlo diventare un onesto lavoratore. Oggi questo ragazzo si trova in carcere, perché dopo Gianluca nessuno lo ha voluto aiutare. Forse la strada che porta al riscatto della nostra terra parte proprio da questo esempio. Da questa faccia di Gianluca di cui nessuno parla.
Io non sono ndranghetista come non lo era Sisinio Zito. Anche lui è stato una guida, un osservatore attento della Locride, che spesso mi ha aiutato con semplici suggerimenti, con storie di Calabria e con le sue telefonate alle 7,30 di mattina. Ebbene, sabato scorso sono stato a Roccella per la presentazione del libro su Sisinio Zito, dove ho assistito a un intervento memorabile di Saverio Zavettieri che ha ricostruito la fase politica del partito socialista dagli anni 60 ad oggi, storia che lo ha visto protagonista insieme a Sisinio. In questa storia di passione e di politica di un gruppo di giovani che lottano per il proprio territorio, uno degli elementi più importanti si trova nel racconto delle sconfitte. Tra le sconfitte più grandi ce n'è una che ha determinato i tempi moderni ed è quella della politica nei confronti della magistratura. Magistratura che ha reso impossibile la vita di molti in determinate fasi politiche come quella che ha colpito lo stesso Sisinio. Sisinio fu vittima, come riportato successivamente anche in un libro, della potenza dell'ex procuratore di Palmi che fece carriera soprattuto dopo quella famosa inchiesta. Io ricordo Zito in quel periodo, mio padre votò al Senato contro l’autorizzazione all’arresto. Non è possibile che un magistrato abbia chiesto senza nessuna prova, come dimostrato dal processo, l’arresto di quello che oggi è un monumento della Locride. Io questa ipocrisia non riesco a sopportarla.
Raccontando questi due episodi, ho voluto evidenziare la difficoltà di vivere tranquillamente nella Locride. Sì, perché ricordando Gianluca e Sisinio, si evidenziano le due facce della stessa medaglia, la storia di due uomini della Locride che hanno rinunciato a tutto per rimanere a combattere per questa terra, hanno dato il cuore, l’anima e la stessa vita, senza nessun tipo di protezione. Uno ucciso dalla 'ndrangheta, l’altro ferito mortalmente in vita dallo Stato. Non posso accettare che si possa morire a 35 anni per colpa di una bestia che probabilmente doveva stare in carcere, come non posso accettare che una persona perbene venga sbattuta in prima pagina e avere la vita rovinata per far fare cariera ad una persona dello Stato.
Vorrei una società che garantisca chi mette in gioco la propria vita, vorrei uno Stato che ami questa terra. Certo quando parlo di garanzie, non penso a un'impunità permanente - tutti devono stare dentro le regole - e nemmeno a una sorte di rispetto della mafia verso chi agisce bene, ma intendo dire che è necessario dare un valore all’impegno per il proprio territorio, una garanzia sì, di essere tutelati da improvvisi cambi di direzione o di potere.
In una terra dove è palese il basso livello della classe dirigente, rimanere, combattere, impegnarsi per il suo sviluppo è esso stesso motivo di lode, motivo di premio, motivo di orgoglio.
Io non sono 'ndranghetista, ma spero si riesca a costruire una nuova Locride, che protegga chi le vuole bene sia dalle armi che dalle manette, una terra che ricostruisca una classe dirigente che porti benessere attraverso il lavoro, la ricerca e la programmazione.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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