Sono stanco di questa narrazione superficiale

Dom, 19/01/2020 - 11:15

Dopo aver visto il servizio sulla Calabria andato in onda nell’ambito di “#Propagandalive” la scorsa settimana su La7, ho letto una bella riflessione su internet che si scagliava contro Diego Bianchi e la sua guida per la narrazione parziale che faceva dei nostri luoghi. La rabbia dell’autore era rivolta soprattutto alla mancanza di spiegazioni relative al perché lo sfascio della Liquichimica sia in qualche modo da considerarsi una vittoria o di un racconto completo sul Plaza, dipinto come un covo di banditi quando, in verità, è stato per anni un ritrovo di intellettuali. Quella riflessione mi ha fatto ricordare che io c’ero quando è stata fatta la battaglia contro la centrale a carbone a Saline Joniche, che io ero presente al Plaza quando Pasquino, in imbarazzo, chiedeva “un whisky per Mondadori, che è delicato”, che c’ero, ad Africo, quella vera, quella dove tocchi le stelle con un dito, ero presente da Ruggero, al castello di Bovalino, a sentire artisti che vengono da altri mondi e che ancora oggi leggo le storie dei colpevoli che hanno contato i giorni di ingiusta detenzione che racconta Ilario. Per questo conosco la Locride come pochi, forse. Ma non riesco più a capirla tra le sue tante contraddizioni. Sono stanco di questa narrazione superficiale, non ne capisco il senso, non ne capisco le intenzioni, sono soprattutto stanco di ribellarmi, come facevo un tempo. Non riesco a capire perché un giornalista che passa da Africo debba dire il paese del “Tamunga”, e non il paese di Gioacchino Criaco…

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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