Sesso, consolazione della miseria

Dom, 19/01/2020 - 10:00

Una borsetta di vernice rossa, un capo reggente e guadagni da cento lire ispirarono a Pasolini quel capolavoro in versi che è “Sesso, consolazione della miseria”.
Ma il giudice Marco Petrini, secondo gli inquirenti, presidente vizioso (e un po’ invidiato) di una sezione della Corte d’Appello di Catanzaro, non ha baffi brindisini e non agisce di notte come un magnaccia tra frotte di malviventi e sporcaccioni dell’alta società succubi del vizio; e Marzia Tassone, l’avvocatessa bella e generosa, quanto la Stefania Sandrelli di Tinto Brass, è uno spettacolo di malafemmina.
Lei mi ha rievocato “La Chiave”, quella prima pellicola con cui il cinema erotico italiano fu sedotto dal soft porno, e gli interni, le stanze intime della sezione della Corte d’Appello, dove sembra ci sia stato il fatto bollente, le quinte a luci rosse del palazzo del piacere veneziano.
«U focu vicino a paglia non poti stari» mi minacciò mia nonna quando, a 17 anni, portai in camera mia una ragazza e i miei ormoni smanettavano indemoniati come api della Tanzania.
Porn, Nuvid, SunPorno, Mofosex, PornHD sono tra i siti più visitati in Italia, Paese di tradimenti e di cornuti, e sono proprio i più cornuti che oggi condannano l’avvocatessa Marzia davanti a tutti e poi, invece, quando sono da soli a casa loro la immaginano porca su letto di lusso, tra specchi, sfarzi, giochetti piccanti e uno spacco da urlo nella toga mozzafiato.
Il peccato è vita. Il peccato è battito. Il peccato di Marzia Tassone e Marco Petrini è molto meno grave delle censure all’Insostenibile leggerezza dell’essere o dei senatori democrastiani che criminalizzavano il décolleté delle signore in tv e i genitali delle statue di marmo. Non è la fine del mondo quello che è successo in Corte d’Appello. Fatti simili, indecenze di luogo, atti osceni in pubblico, amplessi, sveltine, sono stati registrati in molti Enti Pubblici, nelle filiali delle banche, in commissariati e caserme, boeing 747, uffici, redazioni, macellerie, stazioni, poste italiane, nel governo nazionale, nella Camera dei Lord e alla Casa Bianca: «U focu vicino a paglia non poti stari da nessuna parte», diceva mia nonna non a caso.
Lo sporco, nella residenza ammazzandrangheta del miglioratore della Calabria Nicola Gratteri, che ha il merito di aver sgamato i momenti vietati ai minori, è un altro, non un mal, ahinoi, comune e diffuso. Lo sporco non è il sesso tra il giudice e la sexy avvocatessa, la pornografia sono, come mostrano le immagini i soldi, il contatto con la carta putrida che diventa marchetta. E, soprattutto, la vera immondizia di questa vicenda è lo svantaggio dell’altro avvocato e del suo cliente che non avevano in dotazione autoreggenti e spacchi mozzafiato. Questa è la vera oscenità, perché l’altro avvocato, il competitor di Marzia Tassone studia, spera, ha preparato la causa convinto di poter scagionare il suo cliente, salvaguardare la presunta innocenza.
E allora, avvocatessa Marzia Tassone e giudice Marco Petrini, soprattutto per questo, senza attenuanti del caso o remissioni di peccati vi condanniamo, in base ai nostri poteri, alla cintura di castità per un paio d’anni, con annesso viaggio di purificazione e pulizia intima della coscienza e dell’indecenza a Santiago de Compostela.
Il resto sarà compito dei giudici, che sappiamo non si faranno sedurre.

Autore: 
Vinz Sbarra
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