Sergio Rubini: non bonificate il Sud, lasciatelo nella sua dimensione naturale

Dom, 25/11/2018 - 12:40

La mia generazione ha avuto come punto di riferimento cinematografico un grande attore napoletano, Massimo Troisi, che con la sua ironia ha segnato le vite di noi meridionali permettendoci di affrontare più serenamente il confronto con gli italiani del nord. Dopo la scomparsa di Troisi, il mio attore di riferimento è sicuramente stato Sergio Rubini, che speravo di incontrare seguendo le riprese del film “Via dall’Aspromonte”, che il regista Mimmo Calopresti sta girando in questi giorni nella nostra zona. Venerdì scorso Ercole, il mio contatto, mi comunica che Rubini avrebbe preso l’aereo alle 18 da Reggio Calabria. Per mia fortuna mi trovavo in zona per seguire la seduta del Consiglio Regionale e, sbrigatomi velocemente, sono partito in direzione aeroporto. La serata era piovosa e mentre mi dirigevo al Tito Minniti non potevo fare a meno di notare il contrasto tra la bellezza dello Stretto di Messina e la sconsideratezza che ha spinto l’uomo a realizzare cose orribili: strade strette, incuria e sporcizia facevano da sfondo alle mie riflessioni in merito a quali domande fare, alle cose su cui sarebbe stato interessante confrontarsi. Arrivato in aeroporto, sono stato raggiunto quasi subito da Ercole e Sergio Rubini e, dopo aver preso un caffè siamo andati in sala d’attesa, un ambiente che, al netto della sua informalità, mi ha fatto sentire più cittadino metropolitano. Ci siamo seduti e, non appena abbiamo iniziato a parlare, Sergio mi ha colpito per la sua semplicità, la sua umiltà nel porsi, come se non fosse uno dei migliori attori Italiani. Mi soffermo su una breve presentazione, dunque comincio a fargli le mie domande…
Questo film, la presenza di Calopresti e la tua partecipazione al progetto hanno dato nuova linfa vitale al nostro territorio, che ha bisogno di momenti come questo per crescere. Come hai vissuto la Calabria e l’orgoglio del regista nel raccontare i suoi luoghi d’origine?
Mi sembra doveroso premettere che io ho fatto molto cinema in Puglia, ma sono mezzo calabrese, perché mio padre è di Castrovillari. Certo, di una Calabria diversa, la Calabria del nord, ma ho qui molto parenti ed è per questo una terra che conosco bene, che amo, e so quanto i calabresi amino la propria terra. Venire a girare qui, per me, è stato bellissimo, anche per la natura del film che racconta Calopresti, una storia molto emblematica di questi luoghi. Io credo che il cinema a voi calabresi faccia bene, tanto più che, da pugliese, so quanto bene è stato in grado di fare alla mia regione.
Infatti noi abbiamo studiato a lungo il modello portato avanti da Nichi Vendola…
Nichi è stato bravissimo: ha avuto la sensibilità di comprendere che con il cinema e con la musica si potesse cambiare la storia di un territorio. È stato anche coraggioso perché si è mosso controcorrente in un periodo in cui, lo ricorderai, un Ministro, Tremonti, affermava che con la cultura non si fa PIL. Invece Nichi ha insistito sulle potenzialità del cinema e della “Taranta” e, con l’aiuto di un sindaco illuminato, Sergio Blasi, è riuscito a realizzare qualcosa di straordinario.
Noi vorremmo ripartire da queste esperienze della Puglia o della Basilicata, dove Paride Leporace sta seguendo una percorso di rilancio, dove si sta organizzando Matera 2019, per fare in modo che questi film realizzati in Aspromonte, come questo di Calopresti o “Anime Nere” possano farci seguire le orme di altre aree del meridione. Ma cosa ci serve, ora, per continuare crescere?
Ho visto “Anime nere” e l’ho molto amato. Non conosco personalmente né Gioacchino Criaco né Francesco Munzi, ma conosco il loro lavoro e, adesso che loro hanno posto questa prima pietra, voi dovete essere bravi, devono essere brave le istituzioni e, forse, anche la gente del territorio a recepire il cinema non come un intruso ma come uno strumento attorno al quale si possa creare sviluppo.
Ho scritto un articolo, dopo un incontro ad Africo vecchio, in cui dicevo che la Calabria non è per tutti, perché penso che non sia facile apprezzare le bellezze di questa terra. Tu come l’hai vista?
A me rimarrà il ricordo di una terra in cui c’è una dimensione ancora arcaica che nel sud a poco a poco si sta perdendo. Certo, questa mia impressione è certamente dettata dalla mia natura meridionale, che mi fa ritenere che il sud non debba essere bonificato proprio nel rispetto di questa dimensione arcaica che, una volta eliminata, renderebbe il meridione un posto in cui mettere un gettone per poterlo vedere senza tuttavia viverlo, e questo non è possibile. Qui, invece, c’è ancora una cultura palpitante, viva, che va preservata anche se, ovviamente, ci sono diverse asperità che vanno smussate, regolate.
Insomma, ti sei trovato bene?
Benissimo, benissimo.
Buon viaggio, Sergio, è stato un piacere incontrare una bella persona come te.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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