Sanità, tra miserie e nobiltà!

Dom, 13/03/2016 - 11:53
Si parla di corposi stanziamenti per costruzioni di nuovi ospedali, immaginando che il problema sia solo questo e non invece quello di primari che mancano, di infermieri latitanti, di sporcizia diffusa, di assenteismo cronico, di strumentazione medica assolutamente inadeguata. Eppure i calabresi spendono in sanità una somma pro capite uguale ai cittadini di Bergamo, Milano, Udine o Bologna.

È provato che in Calabria ogni due giorni una persona muore di “malasanità”!
Nella Locride la percentuale - ovviamente - aumenta in maniera esponenziale e i “casi” che vengono denunciati sono una piccola parte rispetto a quanti si verificano nella realtà.
Con il termine “malasanità” non intendiamo tanto eventuali errori del medico quanto e piuttosto le vittime di una pessima organizzazione del servizio sanitario nazionale sul nostro territorio. Sembrerà impossibile ma oggi noi abbiamo meno prevenzione, meno cure, meno punti di riferimento rispetto al recente passato.
L’ospedale di Siderno è stato chiuso, quello di Locri “degradato” e “occupato” dalla malapolitica, da corporazioni e associazioni di vario ordine e natura.
Il polo specialistico del distretto Nord è in costruzione da venti anni ed è entrato nel novero delle eterne incompiute malgrado ci siano i fondi per completare l’opera. La specialistica pubblica non è per nulla efficiente, la medicina di base piene di falle, la prevenzione inesistente.
Si parla di corposi stanziamenti per costruzioni di nuovi ospedali, immaginando che il problema sia solo questo e non invece quello di primari che mancano, di infermieri latitanti, di sporcizia diffusa, di assenteismo cronico, di progressivo smantellamento dei presidi di prevenzione e di intervento sul territorio, di strumentazione medica assolutamente inadeguata. Eppure i calabresi spendono in sanità una somma pro capite uguale ai cittadini di Bergamo, Milano, Udine o Bologna.
Nel nostro lento viaggio nella sanità nella Locride siamo partiti dal “cuore” perché se vieni colpito da un infarto nella nostra terra hai molte meno possibilità di essere salvato rispetto al resto d’Italia. La “politica” parla ma non incide e intanto gli “imboscati” storici delle asl restano nella giungla e nessuno riesce a scovarli. I privilegi restano privilegi e così mentre il pubblico reclina il capo, i privati trovano nuove praterie per discutibili profitti sull’altrui salute. Nelle cliniche convenzionate viene ricoverata gente che non avrebbe alcun bisogno di ricovero e la specialistica privata fiorisce a danno di quella pubblica che, qualche volta, viene anche sabotata dall’interno.
La salute e la persona umana sono considerati spesso oggetto di profitto; pedine di gioco su una scacchiera per esercitare potere, per condizionare la democrazia.
Ho il dovere di evidenziare che in tale contesto, risaltano ancora di più i meriti di coloro che sono in prima linea e lottando a mani nude, si battono con la forza della volontà per salvare qualche vita umana.
Abbiamo cercato di capire le possibilità di sopravvivenza per gli infartuati e per i cardiopatici della Locride. Appena avvicini l’occhio inesperto alla realtà scopri che accanto a drammatiche carenze esiste tanta buona volontà e tanto impegno individuale.
Per esempio, l’Unità coronarica di Locri coordinata dal dottor Massimo Rossi, ha pochi strumenti, personale insufficiente, locali inadeguati, eppure un gruppo di medici con ferrea volontà cerca di supplire con lodevole impegno alle mille carenze facendo di necessità virtù.
Trovi in questa “prima linea” una umanità e una generosità che un tempo era patrimonio di quasi tutti i calabresi.
Purtroppo non si può fermare la “piena” del fiume con le mani e così gran parte dei pazienti ricoverati a Locri finiscono a Germaneto. Non è una scelta ma una urgente necessità.
E appunto in quel quartiere di Catanzaro trovi una realtà che in Calabria non ti aspetteresti: un'équipe di fama internazionale guidata dal professor Ciro Indolfi ha “creato” una delle poche “isole” felici della sanità calabrese.
Scompare la sporcizia, il disordine, l’insopportabile “ammuino” così diffuso nei nostri ospedali e, come per incanto, ti trovi in una struttura che non ha niente da invidiare a quelle presenti nel centronord o in Europa. Scompare la necessità di trovarsi un “protettore”!
Se lo diciamo noi, assolutamente incompetenti, sarebbe poca cosa ma altro è il fatto che a dirlo sono i fatti oltre che i tanti riconoscimenti - alcuni di livello internazionale - le pubblicazioni, gli spazi dedicati al centro di Germaneto da riviste scientifiche di fama internazionale. Basti solo pensare che un équipe di cardiologi giapponesi per aggiornarsi ha scelto Catanzaro anche rispetto al San Raffaele di Milano. Riguardo a questa scelta il professor Indolfi ha evidenziato che “...lo scambio di buone pratiche deve diventare una consuetudine tanto a livello nazionale che internazionale al fine di apprendere e interscambiare informazioni disponibili sulle patologie del cuore”.
Nei giorni scorsi il professor Indolfi e un suo aiuto il dottor Antonio Curcio, insieme al dottor Gabriele Alvaro, sono stati presenti negli studi di Telemia durante la trasmissione “Meraviglioso” diretta da Saro Bella e da Cristina Nauman.
Durante la serata roccellese, rivolgendosi al grande pubblico tanto il professore Indolfi che il dottor Curcio hanno evitato un linguaggio specialistico, limitandosi soprattutto a raccomandare la prevenzione e la giusta attenzione ai segnali che ci vengono dal cuore, “sede di sentimenti, passioni e momenti di felicità” .
Infine è stato proiettato un video sulle tecniche di assoluta avanguardia che si praticano a Germaneto. In particolare l’impianto di un pacemaker con funzioni di defibrillatore e le linee guida per l’intervento in caso di dilatazione dell'aorta.
Ci sembra che tanto l’impegno e la generosità del gruppo di cardiologi di Locri quanto la grande competenza e professionalità dell’équipe di Indolfi smentiscano un luogo comune e cioè che in Calabria non sia possibile sconfiggere la rassegnazione e conquistare posti di avanguardia.
Questo è il messaggio positivo - tra i tanti negativi - che abbiamo colto osservando da vicino il “viaggio” di coloro che hanno problemi con il cuore.
La nostra arretratezza nella sanità, come in qualsiasi altro settore, hanno ragioni storiche e politiche e non sono addebitabili - come qualcuno vorrebbe farci credere - a ragioni di “razza.”
“Allora si può”?
Si può - eccome - sconfiggere la marginalità, la malasanità, il sottosviluppo perché i responsabili non sono i calabresi ma gli interessi economici e le rovinose scelte politiche di questi anni. Si può fermare l’emigrazione sanitaria che porta centinaia di migliaia di calabresi a curarsi in altre regioni!
È una questione Politica e perciò dobbiamo pretendere che la questa superi i sospetti dibattiti monotematici e il lungo e fastidioso ronzio di questi anni.
La politica non ha senso se non genera cambiamento e progresso. Questo non sta avvenendo e nessuno può chiederci fedeltà a partiti sino al punto di tradire la nostra Terra e il nostro popolo. Noi siamo leali ma non fedeli e se dovessimo scegliere tra “partito” e popolo non avremo dubbi con chi schierarci!

Autore: 
Ilario Ammendolia
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