San Luca, un sogno giallorosso

Lun, 09/05/2016 - 19:59

"Non lo so in quanti eravamo, duemila, duemilaecinque, o forse anche di più. Non c’erano più uomini al paese” – mi racconta il geometra Alvaro –  in molti, moltissimi, partimmo la sera prima. E il giorno dopo, il giorno della partita, addirittura, al paese, ci fu un funerale a cui parteciparono solo donne perché tutti gli uomini del paese erano partiti per Cosenza”. Ci incontriamo al campo sportivo, a San Luca, c’è anche Saverio, Amarildo per tutti. I due, insieme al mitico bassista degli Invece Peppe De Luca, gestiscono una delle due scuole calcio sotto l’osservazione della A.S. Roma, a differenza dell’altra, legata invece alla Fiorentina. Perché anche a San Luca i bambini hanno diritto di sognare. Il sogno, di indossare un giorno, una numero 10 giallorossa, come quella di Francesco Totti, l’ultima bandiera di questo tempo. O l’altra 10, giallorossa anche quella, di Domenico Pipicella, il Maradona sanluchese, fratello del regista di centrocampo Sebastiano, detto il Professore. San Luca, il Brasile della Calabria! Era il 10 di maggio del 1987, tutto il paese era a Cosenza, al San Vito, per la partita della vita. Bovalinese – San Luca, un derby al cardiopalma. Chi vince va in Promozione. A due minuti dalla mezz’ora del primo tempo la tensione morale sugli spalti viene quasi smorzata dalle centinaia di radioline sintonizzate su “Tutto il calcio minuto per minuto” quando la voce dell’indimenticabile Enrico Ameri  irrompe per annunciare il gol del vantaggio del Napoli sulla Fiorentina. Ha segnato Carnevale, e l’Italia intera apprende dalla diretta radio del San Paolo in festa, colorato di azzurro e di bandiere tricolori. I partenopei sono matematicamente campioni d’Italia. È il primo scudetto del Napoli di Maradona. Il primo del Sud! Ma al San Vito di Cosenza non c’è ancora nulla da festeggiare, la prima frazione di gioco è una fase di studio interminabile, si conclude a reti inviolate. Il mondo del calcio dilettantistico calabrese e soprattutto della Locride, aspetta col fiato sospeso il verdetto finale del San Vito. Mi piace ricordare la passione autentica e popolare legata ai rettangoli di gioco in terra battuta, non luoghi di gite domenicali per pochi addetti ai lavori, ma centri di aggregazione per numerose tifoserie locali. E la tifoseria giallorossa, quella sanluchese, quel 10 maggio, al San Vito, ripone ogni speranza nei piedi pregiati del suo Maradona, Domenico Pipicella, un ragazzo laureato in Economia che, in campo, è geniale e imprevedibile. Ma è stata anche la partita di un grande mediano, Peppe Giorgi, detto Chinaglia. Una diga a centrocampo. Come la coppia centrale della difesa  composta dallo stopper Murdaca e dal libero Giampaolo, il capitano. L’anima della squadra, mi dicono. Lo storico Dirigente Mammoliti, detto Mammotta, trova ancora la forza di incoraggiare i suoi beniamini, quando il triplice fischio sancisce la fine dei tempi regolamentari. Saverio Giorgi,  mi dice che quell’anno, nel 1987, era in Australia, ma con il cuore e con l’anima insieme alla sua squadra, al San Vito. Anche lui, Amarildo, nel 1961, quando fu fondata da Fortunato Nocera la prima squadra del paese, la Folgore, iniziò a tirare i primi calci ad un pallone. Sfogliando vecchie foto mi raccontano il volto più bello di San Luca, di tante generazioni che attraverso il pallone hanno sognato un futuro migliore per tanti ragazzi, come Peppe Pelle, Lollò per tutti, bandiera del San Luca dei record insieme al fratello, il portiere Ciccio Zenga, che nella stagione 1999/2000 portano la squadra allenata da mister Antonio Trimboli in prima categoria, vincendo 23 volte su 24 gare disputate, grazie agli oltre 40 gol del centravanti Domenico Ficara, Micu i Elvis. Una storia di emozioni, vittorie e sconfitte. Oggi i bambini di San Luca sognano una maglia e un pallone. Sognano di giocare ancora una partita importante per i colori del proprio paese. Come quel 10 maggio del 1987, quando, al San Vito di Cosenza, sembrava dovesse decidersi tutto ai calci di rigore. Ma a due minuti dallo scadere del secondo tempo supplementare, succede quello che meno ti aspetti. Domenico Pipicella, Maradona, sempre lui, al limite dell’area avversaria, trova la forza per stoppare e calciare un pallone. Traversa! Lui stesso mi dice “non so che ci faceva là, sulla linea della porta, il nostro terzino sinistro”, Domenico Strangio, detto Micu i Magu. Con una rovesciata manda in rete il pallone. Uno a zero. Il San Luca sale in Promozione. Sulla via del ritorno fu una festa, le macchine che passavano con i clacson spiegati ricevevano applausi ovunque, anche nel corso della sportivissima Bovalino che quella partita l’aveva persa. Ma l’immagine più bella, impressa nella mente dei sanluchesi, è l’entrata del paese in festa. Di balconi e vie colorate, dove donne e bambini attendevano felici l’arrivo dei loro uomini e dei loro beniamini. Mi piace pensare che il sogno dei bambini sanluchesi, che oggi corrono insieme, felici e festosi, al comunale di San Luca, un giorno diventi realtà. Perché San Luca deve tornare a sognare!

Autore: 
Rosario Rocca
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