Roccella Jonica piange Ludovico

Lun, 03/08/2020 - 17:15

È sera, mi trovo a Roccella con amici, da poco ho pubblicato un video breve di una luna incantevole che illumina il mare. Si dice che le bellezze annunciano tragedie. Questa è la prima domenica di una strana estate, in cui tutti dovremmo essere diversi dopo l’esperienza del covid e invece cerchiamo di fare quello che abbiamo sempre fatto, forse per paura che non sia più possibile. Mentre bevo il caffè, mi arrivano dei messaggi sul telefono, di lettori che scrivono che ci sono i Carabinieri in prossimità del semaforo all’entrata sud di Roccella. Sentendo che non è una bella storia, mi avvio verso il semaforo e, arrivato, vedo subito un collega che sta parlando con un uomo in divisa. Ci sono almeno sei Carabinieri della Compagnia di Roccella, cerco di capire cosa sia successo mentre le Forze dell’Ordine cercano di gestire il traffico e gli investigatori sono tra i binari, dicendoci di aspettare a fare foto, perché sta arrivando il magistrato. Cerco di fare una diretta per informare i nostri lettori e inizio a sentire le parole di alcuni passanti che affermano di aver visto poco prima un uomo pericolosamente vicino ai binari, poi il vortice di voci popolari produce un nome. L’atmosfera è cupa, le persone nei dintorni iniziano a chiamare i propri cari per sapere se stanno bene. Così, mentre il magistrato, la Polizia Ferroviaria e la Scientifica si avviano verso il treno fermo 500 metri più avanti, la situazione cambia del tutto, perché arriva un ragazzo gridando un nome. Non capisco se lo produce dopo essere riuscito a scorgere sotto il lenzuolo, ma sembra in qualche modo avere la certezza che si tratta del fratello più piccolo e, nemmeno un minuto dopo, mentre noi giornalisti ancora cerchiamo di capire cosa sia accaduto, arriva un uomo disperato che non vuole credere a quanto gli è stato da poco riferito al telefono. Anche lui si avvicina al lenzuolo ed emette un grido disumano, perché è contro natura che un padre veda il figlio morto. Da questo momento in poi si comprende chiaramente che la vittima è un giovane nato nel 1996, che si chiama Ludovico Lombardo e che stava cercando di raggiungere i suoi amici sul lungomare per passare una serata insieme. Sulla dinamica mi voglio soffermare solo per dire che la casualità, a mio avviso, è stata il motivo determinante di questa sventura, perché penso che Ludovico sia entrato da un piccolo varco presente nella recinzione che separa la SS 106 dalla ferrovia e che abbia dovuto percorrere 10 metri in direzione Caulonia per raggiungere l’entrata sul lungomare, proprio mentre il treno regionale diretto a Catanzaro sopraggiungeva alle sua spalle. Chi si trovava nei dintorni ha sentito chiaramente che il treno ha suonato 5 volte per avvertire il ragazzo che, stando alle prime ricostruzioni pare non abbia sentito, probabilmente distratto da altri rumori. Quali che siano le cause di questa disgrazia, resta il fatto che non si può accettare di morire in questo modo, travolti dall’unico treno che circola dalle 20 alle 6 del mattino, di morire così giovani, in una condizione che assume i connotati dell’ennesima “tragedia degli ultimi”. Io non conoscevo Ludovico, ma conosco bene i parenti e molti suoi amici, e ieri sera, come si è diffusa la notizia, è improvvisamente la piazza di Roccella si è svuotata e tutti i ragazzi si sono diretti alla fine del lungomare, in cui, tra grida e pianti, si è consumata una serata che tutti porteranno nel cuore, come ultimo ricordo di Ludovico, il loro amico che si stava affrettando a raggiungerli.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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