Ramona Gargano: “Sogno di poter vivere di palcoscenico”

Dom, 23/02/2020 - 11:30

Ramona Gargano è una ragazza nata a Cosenza il 17 dicembre 1988, che ha lasciato la sua città per inseguire il sogno di diventare un’attrice. Oggi si sente soddisfatta del suo lavoro e della sua vita. Recita soprattutto a teatro, ma ha ottenuto anche delle piccole parti in fiction come “Il paradiso delle signore” e “La dottoressa Giò”. Ascoltando le sue risposte ho avuto la sensazione di parlare con una ragazza sensibile e dai sani valori.
Da bambina che lavoro sognavi di fare e quando hai capito di voler diventare un’attrice?
Volevo fare tante cose: prima la veterinaria per la passione che ho per gli animali, poi la cassiera, ma ho avuto anche l’idea di entrare nel RIS dei Carabinieri, lavoro al quale mi ero appassionata seguendo una fiction televisiva che li riguardava. Tuttavia non ho mai perso la voglia di giocare davanti allo specchio, interpretando vari personaggi, riproponendo scene che avevo visto in televisione o immaginandone di nuove. Quindi, chiusa in bagno, interpretavo queste scene pensando di trovarmi su un palcoscenico. Questa mia passione si è concretizzata al liceo, presso il quale c’era un laboratorio teatrale già frequentato da una mia cara amica. Al secondo anno ho deciso di provare, sono entrata, ma sono scappata. Solo l’anno successivo ho riprovato e ho fatto tutto il percorso. A giugno, durante lo spettacolo finale, avevo un piccolo ruolo maschile, quello di una guardia. Quando si è aperto il sipario, al Teatro Rendano di Cosenza, e mi sono ritrovata davanti a 1.200 persone, mi sono sentita mancare il fiato, ma allo stesso tempo ho avuto la certezza di trovarmi nel posto giusto.
Quali sono stati i tuoi primi ruoli?
I miei primissimi ruoli, quelli che mi hanno insegnato a capire come si sta sul palco, li ho interpretati in Calabria, nel laboratorio teatrale della mia città. È stato una volta arrivata a Roma, però, con la frequenza tra il 2010 e il 2012 del cantiere teatrale di Paola Tiziana Cruciani, che ho ricevuto le solide basi del mestiere e compreso i miei punti di forza. Nella Capitale ho cominciato interpretando delle parti nei minuscoli teatri da 20 persone, ma sempre con compagnie valide. Dal 2014, però, ho fatto passi piccoli ma continui che mi hanno portata, oggi, a essere pienamente soddisfatta del mio percorso.
Hai degli idoli a cui ti ispiri?
No, ma cerco sempre di utilizzare e rielaborare le tecniche interpretative utilizzate dai miei colleghi al cinema o a teatro.
La tua famiglia ti ha sostenuto?
Sì, sempre. Mi ritengo molto fortunata perché non si sono mai opposti a questa mia scelta. Quando ho cominciato hanno fatto fatica a nascondere le proprie perplessità, che credo siano normali, soprattutto quando le scelte dei figli li portano lontani da casa, come nel mio caso. Ma loro sono sempre venuti ai miei spettacoli, mi sostengono e mi stimolano quotidianamente. Averli dalla mia parte è uno dei miei grandi punti di forza.
Come sono i rapporti con i tuoi colleghi?
Nel teatro si trascorre molto tempo insieme agli altri attori. A volte si entra col giorno e si esce che è già notte. In un ambiente di questo tipo il modo di porsi all’interno del gruppo può essere molto determinante. Io ho sempre cercato di non creare mai rivalità o competizioni, vivendo le cose con armonia e cercando di godermi ciò che faccio.
Da molti anni vivi a Roma. Cosa ti manca di più della tua terra e cosa, invece, non rimpiangi?
Non vivo più in Calabria dal 2010. Mi manca soprattutto il mare e la mia famiglia. Non rimpiango di essermene andata perché, per inseguire il mio sogno, sapevo di non avere in Calabria le stesse possibilità che ho invece a Roma. Non penso sia un caso, infatti, che, una volta trasferitami, non ho più avuto modo di recitare nella mia città. Sono andata in scena a Villa San Giovanni, a Reggio Calabria, ma non a Cosenza, un’evenienza che in passato mi ha fatto molto arrabbiare, ma che oggi accetto. Non è colpa mia se la mia città non mi vuole.
Quali sono i valori più importanti per te?
Il più importante è il rispetto in ogni ambito, in ogni relazione. Da qui derivano poi altri valori come la sincerità e persino la felicità, che considero fondamentale per un’esistenza equilibrata. In questo gioca un ruolo determinante anche la creazione di una famiglia e la solidità che ne può derivare. Svolgendo un mestiere precario come il mio, infatti, la famiglia diviene un indispensabile punto di riferimento.
Cosa sogni oggi?
Ho sempre detto di non voler diventare famosa, che non mi importa di essere riconosciuta per strada. Certo è un segnale importante dell’apprezzamento del pubblico, che è il nostro sostegno, ma non è ciò a cui punto. Vorrei piuttosto riuscire a vivere questo mestiere come sto facendo adesso, continuare a stare sul palco per far emozionare le persone. Vorrei non perdere mai l’adrenalina che mi scuote ogni volta che recito. Quindi sogno di poter vivere di palcoscenico per molto tempo ancora.
Quali saranno i tuoi prossimi progetti?
Ho appena debuttato con il mio primo monologo scritto da Carlo Picchiotti, per la regia di Marzia Verdecchi, che si intitola “Provino”. Il 28 e il 29 febbraio, invece, sarò al Cine Teatro Metropolitano di Reggio Calabria con uno spettacolo dal titolo “S’amavano”, per la regia di Enrico Maria Falconi, che è anche mio compagno di scena. È uno spettacolo che parla di amore, ha già superato le sessanta repliche e vi invito tutti a venire a vederlo.

Foto: Alessandro Bachiorri

Autore: 
Rosalba Topini
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