Rafforzare i diritti di alcuni fa crescere le libertà di tutti

Dom, 13/12/2020 - 16:00

Una convulsa gestazione durata un quinquennio e una dura opposizione dei movimenti cattolici e della Democrazia Cristiana di Amintore Fanfani, allora salda maggioranza parlamentare, non riuscirono a fermare l'approvazione della legge Fortuna-Baslini (dal nome dei primi firmatari, il primo un socialista fuoriuscito dal Partito Comunista e il secondo un imprenditore milanese di stampo liberale) che, all'alba del primo dicembre del 1970, dopo un'estenuante seduta alla Camera dei Deputati, diede all'Italia la prima vittoria nella lotta per l'avanzamento dei diritti civili. Il fronte divorzista era costituito da comunisti, socialisti di varia estrazione, liberali e repubblicani, mentre quello contrario vedeva schierati i democristiani, i missini e i monarchici. Quest'ultimo si riunì immediatamente nel "Comitato nazionale per il referendum sul divorzio" di Gabrio Lombardi, credente oltranzista, e nel 1971 depositarono la richiesta di un referendum abrogativo, il primo dell'Italia repubblicana. Inutile dire che la Chiesa, nonostante una serie di distinguo di importanti personalità cattoliche, da Romano Prodi a Tiziano Treu, passando per Arturo Parisi, si schierò sulla linea antidivorzista. Seguirono tre anni di aspro confronto politico, andato al di là del merito della legge e sconfinato nei rapporti di forza tra maggioranza e opposizioni. In tal senso, fu emblematico lo slogan usato dal leader missino, Giorgio Almirante, che recitava “Contro gli amici delle Brigate Rosse, il 12 maggio vota sì”. Qualche anno dopo la sua morte, la vedova rivelò che lui stesso aveva in realtà votato a favore del divorzio, essendo lei stata sposata prima che si incontrassero. Il 12 maggio del 1974 andarono alle urne trentatré milioni di italiani, quasi l'88% dell'intero corpo elettorale, e circa il 60% votò contro l'abrogazione della legge sul divorzio, più di diciannove milioni di persone avevano scelto di dare una svolta storica al processo di avanzamento culturale e democratico dell'Italia. La laicizzazione dei diritti e delle libertà, tema usato come spauracchio dal fronte democristiano durante la campagna elettorale, da quel momento beneficiò di un importante slancio nella nostra società. Il NO ebbe una fortissima affermazione nelle regioni centro settentrionali, escluse il Veneto e il Trentino-Alto Adige, e in Sardegna, mentre il SI ha trovato il suo fortino inespugnabile nel Molise. In tutte le altre regioni l'elettorato si è pressoché spaccato a metà, facendo prevalere l'una o l'altra scelta per qualche decimo di percentuale, come successe in Calabria, dove il SI ebbe la meglio con il 50,85% di voti.
Gli anni dell'approvazione della legge sul divorzio sono gli anni che seguono le battaglie dei movimenti studenteschi e operai sui diritti degli studenti e del lavoro, gli anni in cui le donne iniziano a discutere del loro ruolo nella società e della loro indipendenza economica e sociale rispetto all'uomo, una stagione effervescente nell'avanzamento dei diritti. Lo fu per l'Italia intera e lo fu anche per la Calabria e la sua fascia ionica.
Il referendum sul divorzio ci ha dimostrato che anche quando si rafforzano i diritti di alcuni avanzano le libertà di tutti, oggi è necessario aprire una nuova stagione di modernizzazione culturale soprattuto sul fronte della parità di genere. Oggi come ieri, le donne e i giovani devono scendere in campo e condurre battaglie su principi come l'occupazione e le infrastrutture sociali, va abbattuto il muro di resistenza che impedisce alle donne di realizzarsi in vari ambiti, va conquistata un'eguaglianza raccontata a parole e scarsamente praticata nei fatti. L'approvazione della legge Fortuna-Baslini non portò a un cambio immediato nella società, i divorzi iniziarono a diffondersi qualche decennio dopo, quando la società imparò a metabolizzare quella libertà di scelta, ma senza quella battaglia referendaria saremmo ancora al palo sul fronte del diritto di scegliere liberamente di porre fine a un rapporto di coppia sofferente. Le lotte di quelle donne e di quegli uomini, dei tanti Rita e Peppe, ci hanno restituito un'Italia più giusta che ha bisogno di un nuovo impulso e di nuovi diritti per le generazioni che verranno.

Autore: 
Barbara Panetta
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