Piru Muzzica e Mbivi Di Ciminà

Lun, 09/12/2019 - 11:40
I Frutti dimenticati

Il percorso per andare alla ricerca della varietà del pero “Muzzica e Mbivi” o “Mangia e Mbivi” è stato lungo e accidentato, in quanto il problema dell’individuazione ancora non è stato risolto, se non in parte.
Avevo avuto la richiesta delle marze di tale varietà da parte di Sebastiano Giorgi di San Luca, il quale mi aveva raccontato che da quando aveva quattro o cinque ne aveva sentito parlare da parte della madre che gli diceva che da bambina uno zio la mandava a cogliere i frutti in una pianta che apparteneva alla famiglia e mangiandone era inebriata dalla fragranza che veniva fuori da essi.
Ricordava vagamente che la pezzatura delle pere era molto grande e allungata e a maturazione diventava di un giallo molto intenso.
A San Luca tale varietà di pero era chiamata “Mangia e Mbivi”, perché i suoi frutti allontanavano i morsi della fame e nello stesso tempo dissetavano tanto erano succosi; ricordava che le pere maturavano verso la fine di luglio o ai primi di agosto quando il caldo era all’apice.
La ricerca fu iniziata nel comune di Ardore dove chiesi notizie al dott. Giuseppe Grenci, esperto del suo territorio, che è attratto molto dalle pere, i suoi frutti preferiti.
Nella sua collezione di peri, costituita da 36 varietà esclusivamente tipiche della Locride, gli mancava la “Muzzica e Mbivi”, però mi indicò la persona che sicuramente l’aveva salvata dall’estinzione, il suo amico Natalino Zuccalà che possiede un campo con numerose varietà di peri, di fichi e ulivi del territorio, in contrada Notaro nel comune di Ardore.
Attraverso una sterrata disagevole pertanto il dott. Grenci  organizzò una visita a Natalino che ci accolse con tanto affetto e prospettò un pranzo rustico in contrada Notaro e ci mostrò i suoi gioielli costituiti da piante da frutto rari.
Sul confine del suo campo con quello di un suo vicino, non coltivato, ci mostrò la pianta ancora molto giovane di “Muzzica e Mbivi” che nell’anno successivo avrebbe dato i primi frutti e sicuramente la sua era quella autentica perché gli innesti egli li aveva reperiti in contrada Potito da un suo amico molto anziano, circa quattro anni prima.
Il dottor Grenci prenotò le marze per la primavera successiva, eravamo ai primi di agosto, con l’uva della vigna di Natalino già invaiata e i fichi dei Dottati (fichi bianchi) già maturi, assieme a quelli di altre due varietà, tra cui la Schiava, e ne cominciammo a mangiare.
Assaggiammo anche le pere mature di alcune varietà di Ardore tra cui la Facci Russa e la Colicissàrica, mentre Natalino ci spiegava il lavoro che aveva effettuato per le strisce tagliafuoco, perché si sa che alla fine dell’estate, quando la terra è riarsa e stremata, possono entrare in azione i piromani ; infatti per  una larghezza di circa dieci metri aveva rasato l’erba quasi a zero.
Puntualmente alla fine di un settembre torrido, un incendio devastante coinvolse marginalmente, con i riverberi, anche il campo di Natalino ed anche La Muzzica e Mbivi restò danneggiata, per cui bisogna aspettare anni prima della sua ripresa.
Non restava ormai che la pianta di Potito, ma anche lì un incendio aveva carbonizzato l’altra Muzzica e Mbivi di Ardore; bisogna ora aspettare per la sua diffusione e salvezza la ricrescita della pianta di Natalino.
L’estate scorsa, attorno al venti di luglio, in occasione delle riprese per un video sui palmenti di Ciminà, guidati Da Filippo Zucco , avvistai due piante di pero dai frutti mai visti prima; una era una Muzzica e Mbivi, ma per l’altra sono ricorso alla competenza del dottor Grenci, a cui mandai una foto in quanto Filippo non ne conosceva il nome, che la riconobbe per la straordinaria Ganga Russa.
Andai ricorrentemente a constatare la maturazione della Muzzica e Mbivi, che finalmente ci offrì qualche suo frutto maturo nella prima quindicina di Agosto.
Filippo salì sull’albero e colse due pere, dalla pezzatura notevole, dalla forma piuttosto allungata, rigonfia nella parte opposta al peduncolo, di colore giallo.
Dopo averne fotografata la migliore in quanto l’altra era stata beccata dagli uccelli, assaggiai quella non intatta e la ritrovai molto succosa e lievemente, ma piacevolmente acidula.
Filippo il giorno dopo colse un’altra pera e la portò al dott. Grenci che affermò che essa era il frutto probabilmente di una Muzzica e Mbivi, forse leggermente diversa da quella di Ardore.
Mi indicarono che colui che poteva conoscere sicuramente tale varietà poteva essere Franco Bruno che abitava a Schiavo.
Mi recai a trovarlo con la pera, ma una sua vicina m’informò che non c’era e non ci sarebbe stato per più di una settimana.
A questo punto non potei far altro che mangiare la pera, che mi sembrò buona, dalla polpa delicata e dal gusto leggermente acidulo.

Autore: 
Orlando Sculli
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