Miseria e Nobiltà

Dom, 22/01/2017 - 15:27

L’uomo più facoltoso del Messico dichiara un reddito di oltre 60 miliardi di euro ma non è il più ricco del mondo. Rappresenta solo uno di quella “eletta” schiera di persone che messi insieme dispongono di più ricchezza che metà dell’umanità più povera messa insieme.
Otto persone hanno un patrimonio uguale a 426 miliardi di dollari, la stessa ricchezza detenuta da 3,6 miliardi di persone. E ci sorprendiamo delle guerre, delle migrazioni e delle violenze che sconvolgono il pianeta. Individuiamo i nostri nemici in “basso” perché non vogliamo o non siamo in grado di guardare in “alto”!
Sessanta miliardi corrispondono e sessantamila milioni di euro.
Se il danaroso messicano vivesse 100 anni, spendendo un milione di euro al mese riuscirebbe a sperperare un decimo del suo reddito. Per poterli dissipare tutti dovrebbe vivere 900 anni, più o meno quanto Noè, e buttare i soldi dalla finestra per tutta la durata della sua esistenza.
Qualcuno dirà che anche i più ricchi mangiano solo tre volte al giorno e dormono in un solo letto e che i profitti vengono regolarmente investiti nelle loro aziende creando lavoro e generando sviluppo.
Sbagliato!
Nel 1946 effettivamente il 70% dei profitti ritornava alle aziende.
Oggi vengono reinvestiti meno del 20%. Il resto finisce in speculazioni finanziarie destinate ad accrescere sempre più il patrimonio dei pochi.
Trump ha annunciato che una delle prime misure del suo governo sarà quella di dimezzare le tasse sui profitti. Si tratta di un’altra tappa in questa assurda guerra che un manipolo di ricchi sta muovendo alle masse diseredate del mondo che, molto spesso, corrono loro dietro alla permanente ricerca di un “Messia”.
C’è “razionalità”, c’è “cuore” in ciò che sta avvenendo intorno a noi?
Non criminalizzo nè la ricchezza nè i “ricchi” e non ripropongo la lotta di classe; ma che vuol dire un reddito di sessanta miliardi di euro se non che il mondo sta impazzendo?
Abbiamo da una parte metà dell’umanità alienata nella miseria, accecata dall’ignoranza, stordita dall’informazione di regime e dalla rete, rosa dalla rabbia, fiaccata dall’inedia, sterminata da guerre e malattie. Dall’altra, un pugno di uomini alienati nel loro immenso capitale e divorati da un infinito cinismo e da una incontenibile bramosia di denaro.
Tra la Quinta strada di New York e il Bronx si scendono mille gradini della scala sociale. Tra via Monte Napoleone di Milano o la Frederich Strass di Berlino e un quartiere degradato di Reggio Calabria o di uno dei paese della Locride se ne scendono altrettanti.
Gli equilibri, stabiliti dopo l’ultima terribile guerra mondiale, sono saltati e il mondo sembra slanciato in una folle corsa verso una nuova avventura in cui si verrà fuori con la Calabria che sarà parte del “Bronx” dell’Occidente. La Locride sarà periferia dello stesso “Bronx”. Ci potranno essere singoli ricchi, come in Messico, ma torreggeranno in un mare di miseria materiale e morale. Dal Bronx è difficile scalare la Quinta Strada o la zona del Central Park, molto più facile scivolare verso Città del Messico o San Paulo del Brasile e finire in una favelas carica di miseria e di violenza.
Dio non voglia ma se il processo in atto non verrà bloccato, la “placca” africana si avvicinerà sempre più pericolosamente al Sud d’Italia, inghiottendo la Calabria.
Dov’è la “Sinistra”? Dove sono le organizzazioni di massa? Che ruolo hanno gli enti locali che dovrebbero rappresentare il primo livello di contropotere costruito dal basso?
Ci sono sigle che si contendono singole “nicchie” di elettorato ma che non hanno alcuna capacità e volontà di fronteggiare il processo in atto.
Faccio un esempio: in Calabria ci sono tanti ottimi sindaci e sicuramente Giuseppe Falcomatà, sindaco metropolitano, sarà tra questi. Tuttavia mi ha colpito una sua lettera in cui rivendica il fatto che l’impegno principale della sua amministrazione, in questi due anni, è stato quello di prendersi cura dei “gioielli di famiglia”. Immagino voglia dire occuparsi di Piazza Italia, di corso Garibaldi, della villa comunale, del lungomare ecc.
È lodevole che lo si faccia, così come lo fanno altri sindaci! Occorre però la consapevolezza che per questa strada andremo veloci verso il baratro con la consolazione (o illusione) di poterci fare una bella passeggiata in centro città o nei quartieri esclusivi destinati a ospitare le poche famiglie ricche.
Ho l’impressione che una valanga stia per abbattersi su di noi che, malgrado ciò, restiamo impegnati a lucidarci le scarpe.
In fondo, è antica consuetudine delle classi dirigenti meridionali rivendicare come “grandi conquiste” qualche opera pubblica che qua e là viene realizzata. Viene sventolata come una bandiera, ma un’opera pubblica, per quanto importante, non può annunciare la nostra primavera.
Ci vuole ben altra fioritura perché si manifesti la bella stagione.
Il più bravo sindaco rappresenta poco o nulla se non ha i piedi ben piantati nel Comune che amministra ma la testa deve spaziare nel mondo, altrimenti sarà solo una piccola rotella in un grande ingranaggio che stritola l’Umanità! E infatti i sindaci della Locride, sebbene individualmente bravi, non rappresentano più nulla come associazione. Non hanno più funzione alcuna, non hanno alcun ruolo in questo aspro confronto che si va dispiegando dinanzi ai nostri occhi.
Certo, continueremo a votare ogni cinque anni per non decidere nulla. Eleggeremo deputati e senatori completamente ininfluenti, e una miriadi di “eletti” a tutti i livelli, privi di un qualsiasi ruolo.
“Comparse” in un mondo dove il potere vero si va trasferendo fuori dalle Istituzioni elettive.
La democrazia non è solo votare, altrimenti si andrà trasformando sempre più in uno stanco rito e noi continueremo a trovarci “capi” in cui alieneremo quella parte di libertà, di dignità, di partecipazione che toglieremo a noi stessi.
In questo momento storico dobbiamo prendere atto che in Calabria non manca solo la “Sinistra” ma manca drammaticamente la “Politica”, e dove questa soccombe fioriscono gli inutili politicanti la cui voce è solo il fastidioso e insopportabile “ronzio di un’ape dentro un pugno vuoto”!

PS. Nel momento di inviare l’articolo ho saputo dell’arresto di Cosimo Papandrea, artista di piazza molto conosciuto e apprezzato nella Locride. Non sono riuscito a sapere molto del suo processo. Dalle notizie che ho, sembra che debba scontare un residuo di pena per un reato commesso nel 1989. Ovviamente non so se successivamente ha commesso altri reati.
Comunque sembra che nel 1989 abbia dato ospitalità ad un latitante .
Se così fosse il “crimine” è stato commesso in un’epoca storica in cui a Berlino c’era il muro, esisteva ancora l’Unione Sovietica, le Torri Gemelle svettavano tra i grattacieli di New York. La Cina era una potenza regionale. Esisteva ancora il Partito Comunista. Non conoscevamo l’euro, Falcone e Borsellino erano vivi. La globalizzazione muoveva timidi passi, il telefonino era sconosciuto così come la “rete”.
Un altro mondo. Un’altra epoca storica.
Un altro Cosimo Papandrea.
Da quanto possiamo intuire Cosimo Papandrea si è “rialzato ” da solo, “rieducato” nelle piazze, dove ha conosciuto il calore, la stima e l’affetto della gente .
Nessuno è al disopra degli altri e non invochiamo alcuna impunità individuale.
Non respingiamo però Cosimo Papandrea verso la galera e la perdizione senza possibilità di riscatto. Altrimenti spenderemo 250 euro al giorno per avere un artista in meno nelle piazze ed un criminale in più rinchiuso in carcere.
Nella misura in cui lo può la “giustizia” sia giusta, indulgente ed umana.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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