Michele Galimi: “Il PD deve smetterla di trattare i calabresi come sudditi”

Dom, 24/11/2019 - 16:00

Questa settimana abbiamo incontrato Michele Galimi, che ha dedicato la sua vita alla politica locale ricoprendo, tra gli altri, i ruoli di sindaco di Cinquefrondi, di presidente della Comunità Montana e di coordinatore dei circoli del Partito Democratico della Piana di Gioia Tauro. Abbiamo parlato con lui proprio di PD e di elezioni Regionali. Ecco che cosa ci ha raccontato.
Durante il Consiglio Regionale di questa settimana il Presidente Mario Oliverio ha finalmente indicato il 26 gennaio come data delle prossime Elezioni Regionali. Tu sai già chi schiererà il PD?
No, e credo che non lo sappiano nemmeno loro. Nei confronti della Calabria continua a esserci un atteggiamento mistificatorio che ancora oggi convince i vertici della politica che non siamo cittadini ma sudditi. La cosa diventa ancora più grave quando questo atteggiamento è mantenuto anche dalla sezione locale del PD, il cui commissario rifiuta di parlare con i segretari di circolo o con i 220 sindaci che gli hanno avanzato delle richieste.
L’atteggiamento mistificatorio di cui parli sembra essere una costante dei partiti quando si parla di Calabria. Da destra a sinistra sembra che tutte le fazioni vogliano perderle, queste elezioni. È un’impressione corretta?
Il mio partito sta dimostrando grande interesse per l’Emilia, ma non nasconde un totale disinteresse nei confronti della Calabria. Quindi non solo penso che sia vero, ma che siamo proprio al centro di un disegno occulto che il Governo traccia attorno alla nostra Regione dal 1861. Non si spiega altrimenti il fatto che l’università è stata aperta nel 1970, che siamo senza Alta Velocità e che ogni anno versiamo ad altre regioni 356 milioni per l’emigrazione sanitaria mentre qui non si parla di soluzioni ai problemi, ma solo di mafia. Davvero i partiti non si accorgono di che problemi la gente di questo territorio vive sulla propria pelle? Io non sono mai stato un separatista, ma penso sia arrivato il momento di avviare una ribellione popolare.
La nomina di Stefano Graziano a commissario del PD regionale sarebbe dovuta essere il primo passo utile a portare il partito al Congresso. Ma, oggi, di questo Congresso non abbiamo più notizie.
Sarebbe dovuto accadere lo stesso con la Federazione di Reggio Calabria, eppure da cinque anni siamo paralizzati e ci ritroviamo con paesi che vantano più sezioni del PD che si comportano come veri e propri clan avversari. La figura di Graziano, che avrebbe dovuto essere una sorta di arbitro, non ha fatto altro che alimentare le divisioni proprio nel momento in cui i nostri elettori avevano più che mai bisogno di riferimenti seri. È questo tipo di politica che sta offrendo spazio a Salvini, ma come ci siamo ostinati a combattere senza successo Berlusconi con l’antiberlusconismo adesso rifacciamo gli stessi errori. Ritorniamo invece a una politica attiva, che guardi ai bisogni della gente e agisca su problematiche come quella della sanità senza accettare supinamente che i problemi degli ospedali Spoke di Locri e Polistena siano risolti da un Commissario per il rientro che deve far quadrare i conti prima di procedere alle assunzioni.
Seguiamo la politica regionale da molti anni e sappiamo bene ciò che hanno fatto Nisticò, Chiaravalloti, Loiero, Scopelliti e Mario Oliverio che, sotto certi punti di vista, ci sembra un governatore che è stato in grado di fare più di altri. Perché il PD non ha voluto appoggiarlo nuovamente?
Perché Mario è uno che non china la testa. Lui ha rotto il partito degli affitti di Catanzaro e ha spinto per la costruzione della Cittadella, e io penso che gli stiano facendo pagare proprio queste azioni, perché se andassimo a guardare con attenzione quali interessi ruotavano attorno a queste questioni ci sarebbero chiare molte cose. Mario ha certamente fatto diversi errori, ma è stato al fianco dei sindaci, ha fatto giungere finanziamenti ai comuni anche se ciò l’ha reso un governatore scomodo. Eppure a Roma sono convinti di sapere meglio dei cittadini cosa sia meglio per questa regione, tanto che la nostra richiesta di parlare con i vertici di partito a sostegno della sua causa si è risolta con una presa in giro.
Tu eri stato indicato come uno dei papabili candidati della tua zona.
La politica è fatta di collegialità e io non sarò uno di quelli che abbandonerà Oliverio. Pertanto, se lui riterrà che io possa essere utile alla sua causa, farò volentieri parte della sua squadra.
Anche se questo ti metterà contro il PD?
È una questione che mi amareggia e non mi fa dormire. Essendo stato uno dei fondatori di questo partito la mia eventuale campagna elettorale sarà fatta a nome del PD e dovranno cacciarmi con la forza, perché io non girerò le spalle al partito di mia volontà.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
Rubrica: 

Notizie correlate