Maurizio Baggetta: “L’accoglienza deve trasformarsi in capacità di attrarre investimenti”

Dom, 28/04/2019 - 12:20

Lo scorso 15 aprile, presso il Parco dei Principi di Roccella Jonica, si è svolto un corso di formazione per gli operatori turistici organizzato dal consorzio Jonica Holidays in collaborazione con Federalberghi. Giunta alla sua quinta edizione, la giornata è stata occasione utile a parlare delle nuove frontiere del turismo nella Locride e ha permesso il confronto tra gli operatori del settore sulle nuove strategie di marketing per valorizzare il nostro territorio. Abbiamo voluto approfondire l’argomento con Maurizio Baggetta, direttore dell’Hotel Federica di Riace, e presidente del consorzio Jonica Holidays e dell’Associazione Direttori d’Albergo.
Quanto è cresciuta la manifestazione in questi anni e quanto ancora può crescere?
La giornata di formazione dedicata alle nostre strutture e ai nostri operatori ha destato un interesse crescente da parte di chi opera nel settore in tutta la regione. Soprattutto quest’anno, visto il coinvolgimento dell’ADA Calabria, abbiamo puntato molto sul marketing territoriale, nella consapevolezza che il nostro comprensorio vada sviluppato in sinergia e puntando molto sulle nostre ricchezze enogastronomiche. Il nostro obiettivo non è stato parlare dei problemi della nostra terra, ma confrontarci su come essere più incisivi a livello di marketing e competitivi nei prezzi dei pacchetti turistici che offriamo ai nostri clienti. L’edizione di quest’anno, con le sue 120 presenze, ci ha dimostrato la grande attenzione che si ha nei confronti dell’industria alberghiera e della sua evoluzione, un dato in grado di dimostrarci che c’è grande margine di miglioramento e che abbiamo compreso quali siano gli obiettivi che dobbiamo perseguire.
Cosa può dare questo genere di iniziative al nostro territorio?
Sono queste iniziative a indicare agli operatori la strada da intraprendere per sviluppare l’industria turistica di un comprensorio come quello della Locride. Questo fattore, unito alla partecipazione del nostro consorzio a fiere di importanza internazionale come la BIT di Milano, la BMT di Napoli la ITB di Berlino o il Salone Mondiale di Parigi, costituisce già il più efficace metodo di promozione del nostro territorio. È in queste vetrine, infatti, che presentiamo i cataloghi integrati che permettono ai tour operator di vendere il pacchetto Locride nel proprio insieme e dove gettiamo le basi per lo sviluppo integrato della filiera turistica in collaborazione con altri settori economico-sociali del comprensorio. Attraverso la partecipazione a queste fiere, inoltre, comprendiamo come stiano cambiando le esigenze dei clienti, in cosa manchiamo rispetto alla concorrenza nazionale e internazionale e come debbano mutare le strategie di valorizzazione dei nostri prodotti tipici, della nostra cultura e dei nostri siti archeologici, elementi sui quali dobbiamo fondare la nostra strategia di destagionalizzazione.
Immagino che la giornata di formazione avrà un futuro. Considerato che ogni anno vi siete concentrati su una tematica generale relativa al turismo comprensoriale su quali argomenti pensa che dovrete puntare l’anno prossimo?
In questi anni ci siamo impegnati molto sul tema della ristorazione. Dopo aver fatto un approfondimento sulla prima colazione l’anno scorso e sull’attività del ristoratore in generale prendendo in considerazione anche la formazione del cameriere, immagino che continueremo a discutere dei costi e della valorizzazione della nostra enogastronomia, elemento che, assieme al recupero delle aree interne, potrebbe finalmente far conoscere la nostra regione anche per cose diverse dal nostro mare e, come accennavo prima, ci aiuterebbe a destagionalizzare la nostra offerta.
A proposito di enogastronomia: in un periodo storico come questo, in cui si dà molta importanza al biologico e al km 0 e la Locride è già molto apprezzata per i suoi prodotti tipici, possiamo dire di sfruttare già al meglio il settore o ritiene che la nostra cucina possa essere “venduta” ancora meglio?
Abbiamo decisamente un ampio margine di miglioramento e dobbiamo impegnarci a colmarlo in tempi rapidi. Nonostante la nostra terra vanti la produzione di ottimi vini, ad esempio, la maggior parte di essi ancora non sono riconosciuti nell’eccellenza e lo stesso vale per tanti prodotti gastronomici. Allo stesso tempo, dare la giusta importanza al km 0 è fondamentale per la nostra filiera turistica, ma dobbiamo agire su più aspetti per raggiungere livelli ancora migliori. Il nostro compito deve essere quello di vendere un pacchetto di prodotti non solo comprensoriale ma regionale e, soprattutto, in grado di raccontare i nostri costumi e le nostre abitudini a chi non sa nulla di noi. Un valore aggiunto all’esperienza che siamo in grado di offrire ai turisti di cui spesso si ignora l’importanza.
Spesso si imputa parte dei fallimenti del settore turistico regionale alla cattiva amministrazione, a sua volta in difficoltà a causa dei conti in rosso e delle esigenze immediate dei residenti. Gli operatori della Locride che rapporto vantano con gli Enti Locali?
Anche in questo caso un rapporto che potrebbe essere sfruttato assai meglio di quanto effettivamente non sia. Tutti noi abbiamo la consapevolezza che senza la struttura amministrativa sarebbe assolutamente impossibile realizzare un’accoglienza degna di tal nome. Come gli operatori turistici sono in grado di mettersi in discussione periodicamente, tuttavia, vorremmo vedere un atteggiamento simile da parte delle amministrazioni, magari attraverso un lavoro intercomunale. Per offrire un pacchetto turistico vincente, infatti, tutto il territorio deve crescere e, accanto alla grande attenzione che dobbiamo dedicare noi operatori all’accoglienza va posto il massimo impegno degli Enti Locali nell’implementazione delle infrastrutture e nella cura dei paesi. Ritengo che già in questo periodo, ad esempio, i nostri centri abitati dovrebbero essere ripuliti e riordinati in modo tale da farsi trovare pronti per i primi turisti della bella stagione. Eppure alcuni ospiti della mia struttura, venuti a visitare il nostro comprensorio in occasione del lungo ponte di Pasqua, hanno lamentato la sporcizia dei nostri centri. Si tratta di un campanello d’allarme forte, in vista dell’estate, che dovrebbe fa comprendere ai nostri amministratori quanto sia importante badare a tutti gli aspetti gestionali.
Il 2017 è stato l’anno dei record per il turismo calabrese e, nonostante una lieve flessione, anche la stagione 2018 si è chiusa con segno positivo. Cosa possiamo aspettarci dell’estate 2019, anche in virtù dei dati lusinghieri registrati a Pasqua?
La mia struttura è già esaurita per il prossimo agosto e so che molti altri colleghi sono in una situazione simile. Confidiamo che il 2019 possa essere un’ottima stagione in termini percentuali e sono molto fiducioso soprattutto per gli sforzi che stiamo mettendo in campo per vendere al meglio il territorio. Tutto adesso sta nella nostra capacità di accogliere adeguatamente i turisti: se siamo stati bravi negli anni passati e, soprattutto, se lo saremo quest’anno, la gente tornerà volentieri a trovarci e porterà anche amici e parenti, altrimenti dovremo individuare gli aspetti in cui siamo stati carenti e migliorarci ulteriormente.
Sembra che finalmente la nostra terra si sia lasciata alle spalle lo stereotipo della regione retrograda e vessata dai casi di cronaca nera. È effettivamente così o i numeri fatti registrare dal turismo sono ancora viziati da questo fattore?
Le problematiche sociali della nostra terra esistono e sono molto gravi, ma credo anche che, in passato, le abbiamo usate come alibi per le nostre mancanze e una nostra generale incapacità di sviluppare il territorio. Se siamo in queste condizioni non è solo a causa della criminalità organizzata, ma per una deficienza culturale, politica e imprenditoriale che, forse, solo adesso stiamo progressivamente mettendo da parte. Dobbiamo dunque continuare a rimboccarci le maniche per fare in modo che, dalla nostra accoglienza, possa derivare anche la capacità di attrarre investimenti e si possa riporre una rinnovata fiducia nelle prospettive di crescita del nostro comprensorio. Il generale senso di sconforto che serpeggia tra gli imprenditori locali oggi, invece, unitamente alle oggettive difficoltà economiche dalle quali siamo afflitti a causa dell’atteggiamento cui facevo riferimento prima, alimenta una crisi che spinge molti a chiudere bottega, un’azione dettata non dalle problematiche sociali, ma dalle carenze mai colmate.
Riesce a immaginare quanto tempo ci vorrà per mettere una volta per tutte da parte questo atteggiamento e dare alla nostra terra ciò che merita dal punto di vista turistico e promozionale?
Non posso dettare tempistiche perché saranno dipendenti dal lavoro e dalla programmazione a medio e lungo termine che faremo di qui ai prossimi mesi e anni. Posso però affermare che per intraprendere questo percorso dovremmo prendere esempio da regioni virtuose vicino a noi. Sicilia, Puglia e Campania sono luoghi che, da condizioni di partenza simili alle nostre, soprattutto a livello sociale, sono riuscite a dare forte impulso al settore turistico, a creare le condizioni di crescita ideali e a far parlare di sé in termini esclusivamente positivi. Capire perché loro ce l’hanno fatta e noi invece non ci riusciamo è il punto di partenza. Fare rete seriamente per poter raggiungere questo obiettivo dovrebbe essere il passo successivo.

Autore: 
Jacopo Giuca
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