Manuela Cricelli, una frontiera tra pop e teatro

Lun, 12/01/2015 - 16:27

L'ambientazione è quella calda e accogliente dell’Ombligo della Luna, la perfomance, quella carismatica e mai banale di Manuela Cricelli, la cantante-psicologa roccellese segnalata dalla rivista “Musica Jazz” tra le cento migliori voci del genere, che dinanzi a un attento e numeroso pubblico, propone un’anteprima del suo primo lavoro discografico da solista: Identitatem.
La scelta del titolo - accusativo del latino identitas, atis - sta a indicare l’approdo al proprio sé, cioè a quella dimensione di autenticità del proprio essere, sempre mutevole e cangiante, che prescinde da qualsivoglia fissa e granitica sovrastruttura sociale e, quindi, dai dettami dell’ego. Nello specifico, il sé a cui la Cricelli si riferisce, è quello della propria identità artistica che, dopo vent’anni di incursioni nei più svariati generi, con predilezione per la triade jazz- blues-soul, contaminata dal folk calabrese, trova un suo centro in questo lavoro discografico. I pezzi, abbracciando un’immancabile pluralità di generi, di linguaggi (italiano-dialetto autoctono) e di tematiche (sociali, intimiste), rendono piena giustizia al formidabile eclettismo vocale della cantante e, parimenti, mantenendo come cifra caratterizzante una forte espressività sonora e linguistica, esaltano quello che è da sempre il suo tratto distintivo: l’incommensurabile capacità interpretativa. È così che soavi musiche e arrangiamenti di Peppe Platani si sposano a pungenti testi di Enzo Niutta, che volano dritti ed efficaci nell’orecchio dell’ascoltatore, attraverso l’intensa voce di Manuela, accompagnata per l’occasione da Federico Placanica alla batteria, da Daniele Mangiola al basso e dallo stesso Peppe Platani alla chitarra. Nell’excursus di brani proposti durante la serata, spicca per sarcasmo e denuncia sociale A’ canzuni da ’stati, dove è messo bene in evidenza il contrasto tra le imperiture propagande politiche sulla vocazione turistica del territorio e l’effettiva assenza concreta di azioni volte a far fiorire le potenzialità di un comprensorio che, invece di veder valorizzate le proprie peculiarità, si ritrova dinanzi a “ruspe che fanno il lifting” alle coste per renderle simili a Ibiza e Formentera e che di anno in anno si ritrova sempre più isolato e dimenticato: “l’annu scorsu i ‘sti tempi era chinu da genti; ‘mo già simu o’ venti i lugliu e ancora non c’è nenti”. La ribellione ai soprusi prosegue con un pezzo che tratta il tema dell’emigrazione e la disparità dei generi, con la conseguente condizione di sudditanza della donna, che ben si manifesta nella storia, realmente accaduta, di una ragazza, parente della famiglia di Manuela, che da Gioiosa Jonica finisce in Argentina per sposare un uomo che non conosce. Rimane ancora Gioiosa Jonica lo scenario del pezzo impegnato per antonomasia, Il testimone, che tratta la notissima vicenda di Rocco Gatto, emblema di ribellione contro la ‘ndrangheta: in merito al suo uccisore, “se tutti hanno visto, tre hanno parlato, paura o minacce, due hanno ritrattato”. A fare da contraltare a questo spaccato sociale locrideo vi sono brani più intimisti e sentimentali, dove la voce di Manuela, da graffiante e incalzante, diventa più dolce e sussurrata, tra questi: Notturno Fiorentino alias A Turri e Suli d’Agustu. Nel primo pezzo torna il tema dell’immigrazione, dove l’indecisione tra “jiri o restari” diventa metafora del viaggio interiore che ognuno di noi, compresa l’artista, si ritrova a compiere per scoprire la propria identità; Suli d’Agustu invece parla di una storia d’amore nata da due rispettivi tradimenti e realizzata pienamente solo in dimensione ideale, in quanto mai vissuta fino in fondo: “e subitu sentivi ca mi volivi beni, sempi u sentivi, mo ‘nveci mi domandu: pari giustu, ma chi stamu cumbinandu?!”. Aprifila del lavoro discografico, di Suli d’Agustu la Cricelli vorrebbe anche mostrare al pubblico il videoclip realizzato dalla regia di Alberto Gatto, che quest’estate ha ricevuto l’importante riconoscimento del “Flash Sound” al Festival Internazionale “Premio Cinematografico Palena”. Purtroppo però, l’improvvisata non riesce, il proiettore e le altre attrezzature non sono state messe a punto per tempo ma, come spesso accade, più che di una perdita (il videoclip è facilmente reperibile su youtube) si tratta di una conquista poiché, per riempire il vuoto creatosi, la Cricelli, accompagnata dall’insostituibile Peppe Platani alla chitarra, regala al pubblico uno dei suoi cavalli di battaglia: Cuntu e Cantu dal repertorio di  Rosa Balestrieri, l’ultima (vera) cantastorie donna del Sud Italia, portata ormai da qualche anno in scena dal virtuoso duo, con personali arrangiamenti jazz. La performance conferma senza ombra di dubbio quella che è l’identitatem di Manuela: una voce e una personalità artistica a metà strada tra la canzone e il teatro, tra la ricerca del suono e la pregnanza dei contenuti, la cui espressività nell’uso della tastiera vocale, nella mimica e nella gestualità corporea sono punti di forza e, quindi, di fruizione imprescindibili per chiunque voglia accostarsi alla sua arte e, nello specifico, a questo suo prossimo album di cui si consiglia, insieme all’ascolto, una fruizione dal vivo, nel qui e ora della scena.

Autore: 
Lucia Femia
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