Le cose ditemele piano ma dimostratemele forte

Dom, 26/01/2020 - 17:30

Caro Jacopo,
con il secondo, consecutivo servizio, La 7, un altro cazzotto (come hai titolato tu la settimana scorsa) lo ha sferrato nel corpaccione della ionica reggina, dove si trova San Luca. Non parliamo di quanti abusi siano stati consumati o di quante colpe ci annettiamo da queste parti, ma sottolineiamo la tua osservazione relativa alla politica che non si è fatta intervistare o, meglio, che non esiste, ragion per cui non era possibile intervistarla.
Comunque, nella telecamerina sarcastica di Zoro, il sindaco Bruno Bartolo ha chiesto aiuto, ha fatto ricorso a una delle sue espressioni più utilizzate, ovvero "San Luca è in credito con lo Stato": per spiegare ciò che intendeva è partito dalla rovinosa alluvione del 1973, dai i danni mai ripristinati, ha ricordato che il Buonamico è sempre lì, in agguato, che le scuole non da molto tempo hanno gli arredi più elementari e che gli insegnanti non hanno il tempo di "appassionarsi" alle scolaresche di San Luca perché normalmente vi rimangono solo per un anno; ha reclamato progetti produttivi e opportunità di lavoro per i giovani se si vuole farli rimanere o rientrare…
La lista di Bartolo ha preso il 90% dei voti, la lista di Klaus Davi e Carlo Tansi, preziosa per far decidere un ritorno alle urne della comunità dopo tanti anni, il restante 10%. Si sono recati a votare, però, un terzo degli aventi diritto e quelli che hanno disertato le urne sono certamente stati i rassegnati, quelli a cui non gliene frega nulla di chi fa il sindaco oppure quelli che pensano di potersi dare le regole da sé. Circa la presenza della 'ndrangheta sul territorio, Bartolo ha risposto che non bisogna essere ipocriti, che cosa ci sia sul territorio è noto a tutti. Gli organi dello Stato, al netto di qualche possibile errore giudiziario, "consegnano" all'annuario penale i risultati della loro attività.
Bartolo non va strumentalizzato. La capacità di certa stampa di fargli venire meno la voglia di fare il sindaco (lui che è stato l’unico a dare la disponibilità), con l'onestà e l'esperienza che possiede, significa restituire San Luca ad un contesto di passività e di oppressione. Non c'è più tempo: gli enti sovracomunali, lo Stato, debbono venire subito in soccorso di San Luca, rafforzare scelte di legalità, investire in opere pubbliche e incentivare l'iniziativa privata, valorizzare il grande dato culturale che può vantare, da Alvaro a De Fiores, i percorsi della fede, quello paesaggistico.
Ti ritrovi spesso i media dedicati a riaprire le ferite che adesso si sta provando a rimarginare. E non parliamo delle tragedie che si sono consumate, che sono lì e rimangono nel registro delle cose buie, parliamo di chi ti fa intendere "non è che non credo alle parole, non credo a chi le dice”, ovvero Zoro che ascolta Bartolo e che sorride al suo solenne impegno di tentare di dare una svolta al comune. "Approfittiamo" del fatto che finalmente c'è un'amministrazione democraticamente eletta, sosteniamo questo tentativo. Dalle parti del sindaco arrivano commenti che leggiamo più o meno così: «Gli uomini dello Stato mi hanno incoraggiato a candidarmi. Ora, voglio dire… le cose ditemele sempre piano ma dimostratemele forte, come diceva Virginia Wolf. Il Presidente Oliverio (anche lui ha insistito perché mi candidassi) ha avviato le procedure per la strada San Luca - Polsi e va ringraziato, ma la sua struttura, a cui mi aveva affidato, mi ha dato zero in questi nove mesi. E sì che ci eravamo detti che bisognava dare una serie di risposte immediate alle emergenze e nessun “vedremo…”, “faremo…”, “ora siamo qui…”».
Giacomo Leopardi ironizzava su certi impegni legati solo all'ottimismo parlando de “le magnifiche sorti e progressive”.

Franco Crinò

 

LA RISPOSTA
Gentile senatore, le sue riflessioni si rivelano come di consueto sacrosante ed è da me perfettamente condivisa la linea di pensiero da lei espressa in merito all’intervista che Zoro ha trasmesso questa settimana su “#PropagandaLive”. Dopo aver visto l’intervista in questione, tuttavia, solo su un punto mi sento di dissentire: quello relativo all’atteggiamento di Bianchi che affonda le parole del primo cittadino con l’atteggiamento di chi sta affermando "non è che non credo alle parole, non credo a chi le dice”. Sono certo che lei, da vecchia volpe della politica, sa perfettamente che noi giornalisti siamo come i gatti che fanno le fusa cercando le carezze sulla schiena solo per sfoderare gli artigli e colpire nel momento di massimo godimento. Ecco, pur nel suo ruolo di giornalista gonzo, che sempre giornalista rimane, il buon Diego ha tenuto questo atteggiamento anche con Bartolo, forzando un’interpretazione delle sue parole che, gira che ti rigira, l’ha portato per forza di cose al sempreverde discorso sulla ‘ndrangheta. Ecco, proprio in questo frangente, all’atteggiamento prevedibile di Bianchi, è stato piuttosto l’irritato imbarazzo di Bartolo, che considerava la questione già archiviata, a rendere un po’ teso il clima, un peccato di ingenuità che nasconde l’amore da noi perfettamente conosciuto di Bartolo per la sua San Luca e la sua ferrea volontà di riscattarne l’immagine, sul quale in studio ha sorvolato lo stesso Zoro, dimostrando così, tutto sommato, di aver creduto anche a chi pronunciava le parole…

Jacopo Giuca

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