La Sinistra calabrese è morta (me nessuno ancora gliel'ha detto)

Dom, 02/02/2020 - 11:30

Lunedì pomeriggio, finito il rincorrersi di voci e dati, finalmente arriva l’ufficialità dal sito internet del Ministero. Dopo un mese di pronostici, di proiezioni, di exit poll e di quanto “dici ca pigghia” Tizio e quanto Caio, siamo arrivati al traguardo, inizia una nuova storia: per i prossimi cinque anni ci sono i nuovi Cavalieri della Tavola Rotonda della Regione Calabria. Vedremo chi prenderà le posizioni migliori, ma intanto si riparte.
Si riparte da Jole Santelli, autentica sovrana del Centrodestra calabrese, che ha messo la museruola a Matteo Salvini e ha deciso di far ripartire il dopo Silvio Berlusconi proprio dalla Calabria. Gli eletti, infatti, sono cinque di Forza Italia e due di Jole Presidente e di Casa delle Libertà che rispondono direttamente al Cavaliere. La consacrazione di Jole si conferma con la voce di Antonio Tajani e di Berlusconi stesso oltre che dal sostegno dell’amica Francesca Pascale. Quindi la Calabria si pone all’avanguardia: primo presidente donna di una regione del Sud e, cosa ancora più importante, avvia il contrasto interno al Centrodestra all’avanzata di Salvini.
Questi i due elementi caratterizzanti che emergono dall’apertura delle urne. Il resto lo avevo anticipato circa due settimane fa, a urne chiuse, sì, ma non ci voleva un mago a capire che la vittoria sarebbe andata al Centrodestra. La vittoria è andata infatti al Centrodestra, ma ora bisogna cercare di capire se a Sinistra qualcuno si sia reso conto di quello che è successo, perché dai primi commenti mi sembra che non sia chiaro a tutti. Le ragioni della sconfitta vengono indicate nel fallimento dell’Amministrazione targata Mario Oliverio, nella campagna elettorale breve, nella mancata alleanza con il Movimento 5 Stelle e persino nell’astensionismo. Io, invece, andrei a cercare altrove le ragioni della sconfitta.
La prima cosa che mi salta agli occhi è che il caro Stefano Graziano, domenica notte, quando già il dato elettorale era chiaro, si rivolgeva ai calabresi affermando che non hanno capito la portata della rivoluzione di Pippo Callipo. Vorrei dire a Graziano che dovrebbe solo dimettersi. Dimissioni! Questa è l’unica azione che un dirigente vero, figlio del grande Partito Comunista può mettere in atto dopo una sconfitta di tale portata. Non può accusare gli elettori, non può accusare gli avversari, deve rispettare l’esito del voto democratico e rassegnare le proprie dimissioni. La stessa cosa dovrebbe fare Callipo, che sa di capire poco di politica, di non essere mai stato il candidato ideale della sinistra, che la sua vita e le proprie (splendide) azioni imprenditoriali non hanno niente a che vedere con la sinistra. Avrei altro da aggiungere su alcune figure strane, come l’imprenditore Antonino De Masi, che si presenta come paladino della legalità quando a Siderno lo ricordiamo ancora per ragioni del tutto diverse. Un po’ dovrebbe vergognarsi anche Nicola Zingaretti, soprattutto quando parla di Reggio Calabria e di Giuseppe Falcomatà, perché ci vuole coraggio a parlare di una buona amministrazione a un sindaco che non ha reagito in merito alla posizione del suo consigliere comunale di maggioranza Nicola Paris, che non solo si è candidato con il Centrodestra, ma è stato pure eletto, una mossa simile a quella del consigliere di maggioranza della Città Metropolitana Demetrio Marino, altro transfugo candidato a Destra durante le Regionali. Non avevo mai visto membri della maggioranza al Comune e alla Provincia (oggi Città Metropolitana) candidarsi contribuendo così alla vittoria della coalizione avversaria a mandato ancora in corso. Su questa situazione, a questo punto, mi aspetto di sentire qualche parola da parte di Nicola Irto e Antonio Viscomi, uniche due figure di questa campagna elettorale che sento di dover salvare.
Molti parlano, in questi giorni, di un successo del Partito Democratico, che risulta comunque il primo partito in Calabria. Dal canto mio mi auguro di non sentire più parlare di PD in questa regione, soprattutto dai fantasmi di questo partito come il fu Ministro Marco Minniti e i tanti dirigenti scomparsi durante la campagna elettorale.
È scontato che il primo mattone che bisogna apporre per ricostruire la Calabria siano i partiti affinché la gente continui a credere nel proprio futuro, ma un movimento che avvii un serio percorso di crescita, stando così le cose, sembra ancora di là da venire.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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