La sanità del Sud ai tempi del Coronavirus

Dom, 22/03/2020 - 18:30

Fino a quando la sanità è rimasta nelle competenze dello Stato, pur non avendo strutture eccellenti, avevamo tuttavia degli ospedali territoriali in cui ci potevamo curare dignitosamente, con medici volenterosi e preparati. Ricordo ancora con riconoscenza quei pionieri che hanno creato gli ospedali territoriali in Calabria e si sono adoperati per trovare i migliori professionisti allora disponibili. Voglio ricordare per tutti il compianto Guido Candida, che dopo aver creato l’ospedale a Locri, girò varie città italiane per cercare i migliori medici. Altri tempi! Esisteva ancora il riconoscimento delle competenze. In quegli ospedali abbiamo curato i nostri genitori, nonni e figli; l’esodo avveniva per casi eccezionali e per interventi difficili.
Col cambio del Titolo V della Costituzione anche le competenze in materia sanitaria sono passate alla Regioni, molte della quali non attrezzate culturalmente, e tecnicamente impreparate, per governare la sanità: è stato commesso un grande errore. La nostra classe politica non era pronta per le autonomie regionali. Il noto scrittore Francesco Perri, direttore della Voce Repubblicana negli anni ’70, sosteneva che l’autonomia andava data, semmai, alle regioni più mature. E non era il solo! L’autonomia generalizzata, secondo Perri, avrebbe consegnato il Sud “nelle mani delle varie camorre”. Previsione che si è avverata.
Col passar del tempo e con le politiche di austerità attuate dal nostri Governi i finanziamenti alla sanità sono stati tagliati, come sono stati tagliati, altresì, i posti letto, le attrezzature e il personale sanitario. Va ricordato che i criteri di finanziamento della sanità hanno penalizzato il Sud. Nella conferenza Stato Regioni, in cui avviene la divisione dei fondi, il Sud non ha saputo tutelare il territorio; i suoi rappresentanti spesso erano assenti. Le Regioni del Nord sono state più presenti con proposte e progetti. In questo contesto, per la nostra sanità, ha suonato la campana a morto.
Oggi ritorna una delle tante cicliche epidemie che in passato hanno mietuto milioni di morti e ci accorgiamo di non avere i posti letto, che abbiamo tagliato assieme alle attrezzature sanitarie e al personale medico; da noi si muore non solo per il Coronavirus ma anche per i normali infarti e ictus. Insomma, i nostri ospedali mancano di tutto: dai posti letto alla rianimazione, dalle attrezzature al personale sanitario preparato: lo Stato ha fatto cassa sulla pelle dei poveri. Se l’epidemia dovesse raggiungere al Sud i livelli del Nord assisteremmo a un vero flagello. Qualcuno potrebbe obbiettare che il Coronavirus era imprevedibile. Ma che classe politica è quella che pensa che la sanità debba essere preparata quando c’è il pericolo? Che classe politica è quella che vuole risparmiare sulla sanità, sulla scuola e sulla ricerca? Noi finora abbiamo meritato tutto questo. Abbiamo votato a destra, a sinistra, al centro, ma la musica non è cambiata. Solo clientelismo squallido, incompetenza e disprezzo della professionalità.
Il Coronavirus riuscirà a svegliare i calabresi o resteranno ancora dormienti? Abbiamo visto che le autonomie previste da Don Sturzo, oggi, in certi territori, non funzionano: in molte Regioni non vengono garantiti i livelli normali di assistenza sanitaria previsti dalle leggi per cui è necessario l’intervento dello Stato. È tempo che la sanità torni allo Stato e che i tanti professionisti sanitari calabresi, sparsi per il mondo, tornino nella loro terra. Ai tanti operatori sanitari volenterosi che ancora lottano rischiando la propria vita, bisogna dare i mezzi per aggiornarsi ed operare secondo le proprie competenze. Nella sanità, come negli altri settori della vita pubblica, deve valere solo il merito: bando alle clientele e alle prevaricazioni. Se con l’attuale normativa la sanità del Sud non è stata in grado di raggiungere i livelli normali di assistenza dobbiamo chiederci il perché. I fatti dimostrano che le regioni del Nord sanno amministrare meglio di quelle del Sud (dobbiamo ammetterlo). Qual è la via per superare il gap sanitario Nord/Sud e abolire il turismo sanitario?
Proponiamo che I cambiamenti apportati al Titolo V della Costituzione siano aboliti. È dovere dello Stato, infatti, prendersi cura della sanità nelle Regioni in cui non vengono garantiti i livelli essenziali di assistenza. Non deve suonare come un affronto alle Regioni, ma solo come rispetto della Costituzione e al popolo sovrano.
La sanità torni allo Stato. L’attuale classe politica è pronta per questa sfida o dobbiamo aspettare che la gente continui a morire per mancanza d’assistenza?

Autore: 
Bruno Chinè
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