La Reggina che ci piace sta bene in tutte le stanze della casa

Ven, 01/01/2021 - 12:00

Da qualche giorno il nonno, ha dato qualche segno di ripresa.
La prognosi è stata sciolta ma rimane ancora un po’ sotto osservazione.
Con questa metafora mi piace iniziare il tema sulla Reggina, che da due partite pare abbia trovato una via meno ripida; fino a quel momento, la sensazione era la stessa di quando si entra nel salone di casa o, come diciamo dalle nostre parti “nta stanza i pranzu”: vedi belle cose, oggetti che luccicano, quadri bellissimi, tavoli pregiati, posaceneri Luigi 14 (che poi non so nemmeno se Luigi 14 fumasse o meno), insomma, l’impatto alla vista era bellissimo, ma poi si rimaneva più colpiti dalla freddezza glaciale che si respirava in quella “stanza i pranzu” anziché dal resto delle cose; e continuavi incredulo a guardare mobili antichi bellissimi e gioielli da invidiare, ma non capivi il perché non si riusciva a vederne l’anima.
Questa la mia sensazione principe nelle prime 13 gare.
Si dice da queste parti che forse qualcuno, anzi, più di qualcuno abbia peccato in fase di costruzione, si sarebbe pensato un po’ troppo al vestito firmato piuttosto che alla consistenza dell’abito stesso; potrebbe essere questo uno dei motivi della “leggerezza” dell’inizio disastroso, per amor di Dio, può anche capitare, ma a patto però che si rimedi, come è già accaduto a Vicenza e Reggio Emilia, inserendo dentro quell’abito, bello da sfoggiare, anche quell’umiltà giusta, che trasformi gli uomini belli in uomini prima duri e poi, perché no, anche piacenti, ma, diciamocelo chiaramente, solo con gli occhi belli e la mandibola alla Ridge di Beautiful, punti in classifica non se ne fanno tantissimi.
Qui si corre, si lotta, devi confrontarti e battagliare con altri gruppi, che magari non sono belli come te, ma sono uniti e si aiutano a vicenda come fanno le squadre vere; noi forse, ma anche no, nelle prime 13 giornate ci siamo specchiati un po troppo e come Narciso ci siamo visti belli e convinti di essere invincibili, a volte per la verità si è iniziato anche con la grinta giusta, magari segnando pure, ma poi, la paura, lo stress o non so cosa… ci ha fatto venire l’ansia e la troppa ansia da prestazione si sa, alla fine ti fa fare cilecca e quando succede ciò è inutile innervosirsi o forzare la mano, è peggio, devi ritrovare la serenità e trovarla proprio in questi momenti di stress, devi farti una doccia o meglio un bagno di umiltà e ritrovare la vera identità e quella forza che in tempi lontani hai sempre tirato fuori dal tuo “#didentro”.
Meno male che questa grinta, pare che ultimamente sia uscita fuori, la Reggina contro la Reggiana ci è piaciuta, ha preparato e messo in pratica quello che avrebbe dovuto fare sin dall’inizio: essere una squadra! Aiutarsi tutti! sudare tutti assieme: essere squadra soprattutto nella preparazione, costruirsi un’anima e poi, nella gara sputarla fuori, su ogni pallone, per ogni attimo di partita; quell’anima che sino al momento non si era ancora vista; quella che poi ti fa stare bene non solo “nta stanza i pranzu”, ma in tutte le stanze della casa, anche perché le battaglie, quelle vere, si preparano e si vincono prima in cucina, dove regna sempre l’armonia e puoi prepararti al meglio, dove sempre ritrovi l’umiltà giusta, magari col profumo delle polpette fritte che ti ricordano la mamma e pure la nonna.
Voglio credere ancora che in questo gruppo, gli ingredienti ci siano tutti o quasi per tornare a sorridere e sentire un po più di calore di quel freddo salone, ma bisogna a mio avviso passare per forza da quella cucina umile che ha sempre dato gioia e sorrisi, unità e soprattutto serenità a tutte le famiglie del mondo, e una squadra di calcio deve essere soprattutto questo: famiglia, unità, amore, come quello della mamma quando ti ‘mbuccava ‘a prima purpetta dell’immensa padellata o di quello del nonno che di nascosto da tutti, ti faceva assaggiare un goccio di vino.
Riusciranno i nostri eroi? Spero abbiano capito la lezione e continuino a frequentare quella cucina per poi riscaldare di umiltà tutto l’ambiente di casa e perché no, anche la fredda-glaciale “stanza i pranzu”.
Ai posteri l’ardua sentenza.

Autore: 
Alfredo Auspici
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