La Calabria e le logiche di potere da pollaio

Dom, 03/03/2019 - 12:40

Non riesco a farmi un'idea neppure pallida di cosa sia diventata la nostra gente, un'umanità che, svilita e mortificata dal sospetto, è stata ridotta a immagini terrificanti come quella di un grido nero, racchiuso dentro al petto, dove implode.
L’annullamento dello scioglimento di Marina di Gioiosa Ionica e di Lamezia è la riprova che la criminalità è diventata una straordinaria operazione di marketing giudiziario a scapito della tenuta psicologica e morale di intere comunità.
Una legge, quella sugli scioglimenti dei comuni, nata per combattere la delinquenza organizzata è diventata uno strumento di potere per combattere avversari politici e piccole lobby.
Logiche di potere da pollaio.
Quando la legge inquina i mezzi in nome dei fini, fa strame delle garanzie, calpesta i diritti dei singoli, insegue verità fittizie, cosa resta della democrazia? Cosa resta della legalità? Cosa resta della libertà? “Non c’è libertà senza legalità” – sosteneva Piero Calamandrei. Ma la legalità non è solo quella ristabilita quando si arresta uno ‘ndranghetista, è anche quella che viene a mancare quando si fa torto a un semplice cittadino. E la legge sugli scioglimenti, lo abbiamo ribadito più volte, di torti ai cittadini ne ha fatti, e anche troppi. Continuando di questo passo, che esempio si pretende di dare alla nostra gente? Sono stati presi a modello i metodi della criminalità – arroganza, abuso di autorità e smania cieca di far fuori chiunque si ponga di intralcio – e sono stati resi funzionali per raggiungere opinabili obiettivi che si pretende di far rientrare nel quadro di un’azione moralizzatrice, sempre più evanescente. Finti maniaci del rigore, con le loro spettacolari conclusioni preventive, hanno condannato i cittadini di questo territorio a convivere con la mafia e la prassi pervasiva del malaffare.
Più volte abbiamo sottolineato che la legge sugli scioglimenti dei comuni sia da rifare ma nessun parlamentare calabrese dei vecchi partiti, che fosse di destra o di sinistra, ha mai preso di petto il problema. Ci rendiamo conto che è dovuto arrivare Salvini perché si mettesse mano alla legge?
Viviamo in una terra in cui si gioca a inventarsi il crimine e di fronte a quello reale ci si volta dall'altra parte. Inventarsi il crimine sta diventando un incredibile sollazzo, ma davanti a queste logiche perverse non bisogna mai rinunciare a difendersi, sebbene si sia ben consapevoli che vi siano attacchi concepiti anche in previsione di una precisa difesa. Il guaio è che non riusciamo a immaginare una vita che sia con noi onesta dopo tutte queste disonestà scrupolosamente consumate.
E personalmente mi assale lo sconforto se ripenso a una confessione fattami non molto tempo fa da un politico di esperienza: “Quando un comune è controllato dalla ‘ndrangheta, stranamente se ne stanno alla larga pure le istituzioni – polizia, carabinieri, finanza, prefettura – perché è la ‘ndrangheta a controllare i rapporti con queste ultime e a farne le veci. Se la ‘ndrangheta non c’è, ognuna di queste istituzioni porta avanti un pedaggio: chi vuole la moglie sistemata, chi il nipote… funziona così e, lo so, è una vergogna”. Sarebbero costoro a dover ristabilire la legalità? È chiaro che ogni generalizzazione è deleteria e lungi da me voler gettare tutti nello stesso calderone. Temo, però, che dopo la politica, oggi più che mai, a causa di condotte poco limpide, si rischi di perdere la fiducia in quelle istituzioni che ancora continuavano ad apparire immacolate. E se il crollo della fiducia nella politica ha avuto come conseguenza il populismo, cosa genererà la perdita della fiducia nel resto delle istituzioni, prime tra tutte quelle che dovrebbero assicurare la giustizia?

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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