La ‘ndrangheta nei canili, la lungimiranza di Sisinio e la nuova narrazione di Africo

Dom, 30/12/2018 - 16:40

Un blitz di Dda e polizia porta alla luce che nel giro del business dei canili ci sarebbe la 'ndrangheta. Decisiva a far scattare l'indagine la denuncia di Leonzio Tedesco, proprietario del Dog Center di Sant'Ilario, più volte definito "il canile degli orrori". Per fare luce sulla faccenda, i primi di luglio ci siamo recati presso il canile di Sant’Ilario per renderci conto da vicino della realtà in cui vivono i nostri amici a quattro zampe.
Durante la manifestazione “Meta”, organizzata al porto di Roccella, il nostro Rosario Condarcuri si trovava al porto di Roccella, a passeggio tra le bancarelle e, guardando qualche spettacolo di artisti di strada e osservando la gente che riempiva quel pezzo di paradiso della nostra bella Locride, si è recato a vedere una barca che aveva di recente attraccato al porto, appartenente al Primo ministro di Malta e chiamata “Zarina”. In effetti non si trattava di una barca ma una villa che galleggiava, con tre piani di lusso e bellezza concentrati in una ventina di metri. Non lo attirano molto le imbarcazioni, Rosario è più un tipo da spiaggia che da yacht, però ha voluto soddisfare una sua curiosità. Così, in modo distratto si è ritrovato alla fine della banchina e nel voltarsi ha visto il porto pieno di gente, di spettacoli e di divertimenti. Allungando lo sguardo ha visto la parte alta del porto ed è successo qualcosa di magico, perché a un tratto ha immaginato il tratto di mare come era prima della costruzione del porto; ha visto la sabbia, le agavi, la pineta che ancora resiste nei dintorni, e ha pensato a Sisinio Zito. A cosa abbia potuto immaginare a quei tempi, quando insieme ad altri ha sognato di arricchire la piccola cittadina di un porto. Ha immaginato che abbiano discusso su cosa poteva essere quest’opera per i loro figli e si era reso conto che loro avevano visto ieri quello che oggi è una realtà.
Riflettendo su questa visione, Rosario ha pensato alla lungimiranza di chi ha guardato al futuro del proprio paese, e ha pensato alla bravura degli organizzatori di Meta che, forse per la prima volta, hanno proiettato il sogno dei loro avi. Ha pensato, anche, che spesso chi fa politica non capisce quale vitale missione essa sia: chi decide oggi deve riuscire a vedere cosa succederà tra 50 anni, cosa riuscirà a lasciare alle future generazioni, come potrà far vivere meglio i propri figli.
Nonostante avessimo già parlato poche settimane prima di Zito sulle pagine del nostro giornale, eravamo e siamo ancora convinti che continuare a ricordarlo ci permetta di capire meglio dove deve andare il nostro territorio, come sono state fatte determinate scelte, cosa ha fatto sì che nel tempo siano state giuste per tutti. Ci serve per comunicare a quelli che oggi fanno politica che spesso bisogna guardare dove gli altri non vedono. Come faceva Sisinio.
Il 9 luglio si torna a parlare di politica nazionale grazie alla visita del Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, a Reggio Calabria. Durante il suo breve tour, Salvini avrebbe visitato un immobile a Palmi confiscato alla mafia e destinato a diventare sede del commissariato di polizia di Stato e sarebbe stato a San Ferdinando per un sopralluogo alla tendopoli che ospita cittadini stranieri, con cui si sarebbe prodigato in selfie e slogan elettorali.
Nonostante il tribolato periodo da presidente dell’Assocomuni della Locride, un nuovo incarico di responsabilità sarebbe dunque stato assegnato la settimana successiva a Giorgio Imperitura, eletto presidente dell’Unione dei Comuni della Valle del Torbido.
Il mese si sarebbe dunque concluso con il ritiro degli intellettuali voluto dalla Regione Calabria ad Africo, che avrebbe prodotto sulle nostre pagine un vero e proprio speciale, nell’ambito del quale Gioacchino Criaco parlava dei Samurai d’Aspromonte.
I padri aspromontani - affermava nel proprio pezzo lo scrittore di Anime Nere - portano i propri figli sui bordi di orride falesie nei luoghi che possono sembrare spaventosi. Lo fanno per mesi, anni, leggendo nei loro occhi la paura per un destino che si annuncia infame. Quando la paura finisce nasce un aspromontano vero. I samurai aspromontani vivono e muoiono con un'idea che rappresenta il loro unico padrone: la libertà, che sono occhi per scoprire la bellezza che i più non vedranno mai. L'Aspromonte non è per tutti, dice qualcuno che viene dal mare, ma a forza di insistere lo spirito della montagna l’ha capito bene. Nell'Aspromonte di Africo c'è stata una tre giorni in cui sono passate centinaia di persone, un mondo variegato fatto di calabresi che stanno in Calabria rivivono fuori e che hanno accettato di venire in montagna per parlare di come la nostra Regione sia narrata. Giornalisti, scrittori, registi, attori. C'era la politica e tanta gente in cerca di qualcosa da amare. Cinquecento, seicento persone in un venire e andare continuo, che l'argomento alla fine non è stato importante. Importante è stato il parlare: bello, meno bello, articolato, semplice, polemico, conciliante. Comunque utile per comprendere le tante anime calabresi, mosse da tutti i tipi di sentimento che albergano nell'uomo. Sì, alla fine non è stato importante cosa si sia detto. L'importante è stato esserci, perché l'essere era un fatto. Stare ad Africo è un fatto in sé. E chi ha pensato che venire ad Africo fosse un regalo per il paese si è sbagliato. È Africo che ha fatto un regalo alla Calabria, che le ha dato la possibilità di ritrovarsi sotto le querce di Carrà per narrare questa terra, non in modo diverso o nuovo, semplicemente per un racconto vero. Africo si è fatto dono. Forse non tutti lo hanno capito. Africo è un burrone davanti al quale per anni si è avuto paura, e che invece è come l'Aspromonte: un paradiso che ha bisogno degli occhi di un samurai per essere scoperto.

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