La ‘ndrangheta esiste ma non diventiamo il suo spot pubblicitario

Dom, 24/06/2018 - 11:40
Intervista a Vincenzo Linarello

Esistono in Calabria realtà ambiziose e coraggiose che dimostrano come sia possibile in una terra su cui in pochi scommetterebbero un centesimo promuovere filiere produttive di eccellenza, sottraendosi al giogo criminale. Goel opera prevalentemente nella Locride ma anche nella Piana di Gioia Tauro, in provincia di Vibo e in provincia di Catanzaro, ed è attiva in diversi ambiti: dall’agroalimentare biologico al turismo sostenibile, passando per la moda etica e i servizi sanitari. Ma Goel non è solo un insieme di imprese, è soprattutto una realtà positiva che promuove dei valori opponendo un forte contrasto alla ‘ndrangheta e al caporalato. A distanza di un anno abbiamo intervistato il presidente del Gruppo Cooperativo Goel, Vincenzo Linarello, per continuare a indagare su questa realtà virtuosa in costante evoluzione.
Un anno fa Renzi ha fatto visita a Goel. Si è fatto più vivo da allora?
Abbiamo sempre interloquito con chiunque mostrasse interesse per Goel. Nel momento in cui si è avvicinata la fase politico-elettorale, a cui noi non abbiamo mai preso parte né mai lo faremo, i rapporti sono stati messi in pausa. Quindi no, non ci sono stati sviluppi da allora.
Qualche tempo dopo si è parlato di una sua candidatura alla Camera…
Non appena venne fuori questa notizia mi sono subito premurato di precisare che non avevo alcuna intenzione di candidarmi. Non perché io creda che la politica sia una cosa sporca, da cui tenersi lontani, anzi, da cristiano, ritengo che la strada politica sia una strada di servizio. Tuttavia, credo che oggi in Calabria non ci siano le condizioni per poter realizzare qualcosa di efficace e produttivo insieme alla politica. Sono convinto che creare dal basso, come stiamo facendo noi, produca di più in termini di cambiamento. È chiaro, però, che qualunque forza politica fosse interessata a esportare il nostro modello, noi non ci sottrarremo dal fornire ogni eventuale chiarimento. Il metodo Goel deve essere imitato, il nostro massimo successo è se veniamo copiati negli approcci.
Nascerà a Siderno un Villaggio Goel, di che si tratta?
Il progetto Villaggio GOEL sarà un polo dedicato al mondo imprenditoriale e sociale creato in questi 15 anni. A Siderno, GOEL farà divenire sua dimora una struttura simbolo della produttività etica ed efficace, un luogo che vuole diventare una rappresentazione del modello di impresa che sta innescando sviluppo e occupazione in Calabria.
Sotto la gestione del Goel anche l’Ostello della Gioventù di Locri, quando entrerà in funzione?
La struttura ci è stata consegnata perfettamente arredata; c’erano, però, dei problemi di sicurezza quindi abbiamo chiesto al comune di provvedere alle modifiche. Il comune si è attivato e qualche settimana fa abbiamo presentato la documentazione di legge per consentire la piena operatività su 45-50 posti letto. Parallelamente abbiamo voluto caratterizzare l’ostello: da un lato, abbiamo chiesto al comune di Locri di cambiare il nome, non semplicemente Ostello ma Ostello Locride, così da utilizzare il brand “Locride”; dall’altro, grazie a una collaborazione con “Fondazione con il Sud”, abbiamo deciso di trasformare l’ostello in una perfetta eco-residenza. Tutti gli allestimenti saranno biologici: la biancheria, gli asciugamani, i saponi, i detersivi, la colazione. Ogni camera avrà una tv in cui sarà possibile consultare il materiale informativo così da ridurre lo spreco di carta. Dovrà essere tutto perfettamente ecologico.
L’Ostello sarà, dunque, veicolo del brand “Locride”. Quanto è importante per un territorio la creazione di un’identità?
L’identità è fondamentale per creare sviluppo: un popolo che non è fiero della propria identità non potrà mai svilupparsi. Da tempo circolano due tesi: da un lato, c’è chi sostiene che se si parla sempre di ‘ndrangheta, si danneggia l’immagine della Calabria con ricadute negative sul turismo; dall’altro, c’è chi è convinto che qui sia tutto mafia e non funzioni nulla. Io credo che siano sbagliate entrambe le posizioni. Nel primo caso non si può nascondere il sole con un dito e i problemi, quando ci sono, vanno chiamati con il loro nome. Nel secondo caso, si rischia di diventare una sorta di spot pubblicitario per la ‘ndrangheta: la si descrive così forte, crudele e potente da convincere tutti che non ci sia speranza di abbatterla e di cambiare. E questo è l’errore in cui cade certa antimafia. Io ho sempre pensato che la posizione giusta è quella in cui viene detto chiaramente tutto quello che non va; parallelamente, però, si deve mettere in evidenza tutto quello che va. La Sicilia nell’immaginario collettivo non ne è uscita male e non ha sofferto per colpa di Cosa Nostra una crisi del turismo; questo perché la Sicilia è, sì, la terra di Cosa Nostra ma è anche la terra della Primavera di Palermo. La drammaticità dei problemi deve essere il trampolino di lancio per rafforzare le positività di questa terra. Su questa strategia si costruisce un’identità positiva dei calabresi. I calabresi non sono gli omertosi ma sono quelli che, malgrado la ‘ndrangheta, stanno a testa alta.
Dopo l’ultimo attentato alla Lanterna di Monasterace avete inaugurato una nuova strategia: quando la ‘ndrangheta vi aggredisce, montate su una forte reazione con “le feste della ripartenza”…
Esattamente, con gli anni ci siamo resi conto che Goel gode di un forte consenso sia in Calabria che nel resto d’Italia e tutte le volte che siamo stati aggrediti si è innescato un meccanismo di vicinanza che ci ha aiutati a superare quanto ci è capitato, consentendo il fiorire di opportunità che prima non c’erano. Questo, però, è stato chiaro a noi ma non alla ‘ndrangheta e così ci siamo inventati le “feste della ripartenza”. In questo modo abbiamo reso pubblici la solidarietà e il consenso che scaturiva dagli attentati. Dopo l’attentato di Monasterace e la conseguente festa della ripartenza ci siamo rivolti ai mafiosi e gli abbiamo detto: “Facciamo un bilancio dell’attentato? Prima avevamo un capannone vecchio e adesso ne abbiamo uno nuovo, avevamo un trattore usato e ora ne abbiamo uno nuovo, la precedente stagione abbiamo venduto pochi agrumi mentre adesso ne abbiamo venduti molti di più. Se questo è il risultato che volevate ottenere, complimenti! Anzi continuate, perché più ci colpite, più ci aiutate!”. Stessa cosa dopo il sabotaggio dell’impianto idrico dell’ostello di Locri. In quel caso, dopo la festa della consegna delle chiavi, scese Presa Diretta, scese Pif, e anche in quell’occasione ci rivolgemmo ai mafiosi: “I 15 mila euro di sabotaggio non valgono la campagna di lancio nazionale che avete permesso”. Questa strategia ci ha permesso di frenare l’assedio.
Una delle attività principali su cui ha puntato Goel è l’agricoltura. Quale politica agricola bisognerebbe adottare per rendere la Calabria competitiva sui mercati mondiali?
Goel crede che l’agricoltura, così come l’imprenditoria in generale, per essere competitiva deve essere etica. La scelta del biologico non è una scelta opzionale: oggi costruire una politica di sviluppo agricolo in Calabria fondata sul biologico, facendo della nostra regione il “distretto bio” più importante d’Italia è una delle scelte più intelligenti che possano essere fatte. Biologico non vuol dire solo salute per i consumatori finali ma anche rispetto dell’ecosistema. E il rispetto dell’ecosistema per noi si traduce in turismo ecosostenibile. Questo, a sua volta, va collegato con un altro tema molto caro a Goel: l’economia circolare. Quest’ultima è fortemente radicata nella nostra cultura: quando facevamo il maiale e non buttavamo nulla sperimentavamo già l’economia circolare. Economia circolare vuol dire valorizzazione economica degli scarti e quindi massimizzazione del ritorno economico di una produzione. Goel produce agrumi: il 50% hanno i requisiti per essere agrumi da tavola, la rimanente parte viene trasformata in marmellate, di cui però non c’è una richiesta enorme. Per questo abbiamo costruito un centro di spremitura di agrumi esclusivamente bio. Dalla spremitura degli agrumi si ottiene il 35% di succo, il 65% è pastazzo, uno scarto inquinante da cui però è possibile estrarre chimicamente gli oli essenziali, riducendolo a compost da utilizzare nei campi. Con gli oli essenziali miscelati all’olio vergine della Piana, invece, GOEL sta sviluppando una linea di bio-eco-dermocosmesi, grazie a un impianto di biocosmesi che abbiamo costruito a Polistena, in cui da questo autunno lavoreranno i ragazzi svantaggiati delle comunità di accoglienza per minori. Inoltre, dal momento che non buttiamo via niente, anche le foglie della potatura vengono lavorate in un laboratorio di distillazione a corrente di vapore per estrarne gli oli essenziali.
La Calabria ha sbagliato politica dei prodotti agricoli: abbiamo due grandi colture, quella dell’olivo e quella degli agrumi, colture in cui siamo in grandissimo affanno perché subiamo una concorrenza che diventerà sempre più qualificata e sempre più aggressiva. Invece, dovremmo considerare che la Calabria ha una caratteristica unica: ha acqua in abbondanza, tutte le altitudini possibili e a parità di altitudine diverse distanze lineari dal mare. Se si incrociano le variabili oro geografiche, latitudine, altitudine e distanza lineare dal mare vengono fuori centinaia di microclimi diversi nella stessa regione. Tradotto vuol dire cha la Calabria è un mega giardino botanico a cielo aperto, dove non è un caso che cresca il bergamotto, tipico delle nostre zone, e decine e decine di specie botaniche che hanno vantaggi di produzione esclusivi. Se la Calabria è un giardino botanico, noi dobbiamo usare la biodiversità per ripensare a nuove strategie di sviluppo agricolo. Dobbiamo lavorare su sperimentazioni botaniche, ricerca nutraceutica, ricerca cosmetica e ricerca terapeutica delle specie botaniche. Abbiamo davanti un grande capitolo da scrivere.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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