L’allarme di Oliverio: “Vogliono farci diventare una colonia!”

Dom, 05/05/2019 - 11:40

Durante il Consiglio Regionale della Calabria svoltosi lunedì 29 aprile il governatore Mario Oliverio ha preteso di avviare le procedure utili a contestare dinanzi alla Corte Costituzionale il Decreto varato nel Consiglio dei Ministri svoltosi a Reggio Calabria lo scorso 19 aprile. L’opposizione del Presidente della Regione, che sarebbe facile bollare come un nuovo sterile capitolo dello scontro con il Ministro della Salute Giulia Grillo, deriva invece dall’indignazione che il Presidente avrebbe provato nel leggere tutti i dettagli del provvedimento varato nell’incontro istituzionale che, ha dichiarato Oliverio, avrebbe connotati “di chiaro stampo coloniale”.
«Non c’è alcuna norma che sblocca il turn over - ha spiegato il governatore - che si occupi di migliorare i servizi o stanzi risorse per le strutture ospedaliere. Ci sono solo norme che estendono i poteri dei commissari anche alle nomine dei dirigenti delle Aziende Sanitarie», adatte solo a «rappresentare la Calabria come terra di malaffare e una sanità regionale allo sbando. Nel Decreto del Governo si aumentano le indennità ai commissari straordinari di 50mila euro e, in aggiunta, si impinguano di 20mila euro le spese per la loro logistica», con buona pace del debito crescente della nostra sanità e della pressione fiscale sempre al massimale, aggiungiamo noi.
Una riflessione che, in un Consiglio Regionale che su altri argomenti fatica a trovare la quadra per governare serenamente, viene invece condivisa da tutti, tanto che l’ordine del giorno che impegna il governatore Mario Oliverio e il presidente di Palazzo Campanella Nicola Irto “ad attuare ogni iniziativa finalizzata a non rendere operativo il decreto” sarebbe stato approvato all’unanimità.
Ragione di massima indignazione per i nostri consiglieri regionali è l’esplicita affermazione, all’interno del decreto, che sia “massimamente auspicabile che la scelta [di coloro che dovranno rivestire ruoli apicali all’interno della sanità regionale, ndr.] sia fatta al di fuori del contesto ambientale calabrese”, clausola con la quale si giustifica l’aumento delle spese previste per lo spostamento dei commissari e si pretende di gettare negli occhi della cittadinanza il fumo dell’illegalità per evitare che si noti l’assenza di provvedimenti concreti per ripristinare la quota minima dei Livelli Essenziali di Assistenza tanto cari alla Ministro Grillo.
Ma, come se questa argomentazione da sola non bastasse a far “tremar le vene e i polsi”, durante l’assise di lunedì scorso Oliverio ha voluto aggiungere il carico da novanta ripercorrendo brevemente le tappe che hanno condotto alla situazione odierna. Il governatore è infatti tornato indietro nel tempo e ha raccontato di aver consigliato all’allora commissario dell’ASP di Reggio Calabria Santo Gioffrè, l’ultimo ad essere stato incaricato a livello regionale, di rivolgersi alla Procura per i casi dei doppi pagamenti, lasciando intendere un inquietante legame con quanto accaduto successivamente: «Subito dopo fui sospeso dal potere di nominare i Direttori Generali e Gioffrè fu dichiarato incompatibile». Quanto all’ex commissario Scura, che ha denunciato presunte anomalie nei dati inviati dalla Regione al tavolo interministeriale, secondo Oliverio avrebbe «perso una buona occasione per tacere». Il governatore ha ribadito, ancora una volta, di non aver «mai assunto atti sulla sanità» e di non aver mai partecipato al tavolo interministeriale, cui ha sempre preso parte «il commissario». Ma questi non sono gli unici sassolini dalle scarpe che Oliverio si è voluto togliere: «I commissariamenti sono sempre una iattura e perseguono interessi non sempre leciti. Chi in questi anni ha contrastato Oliverio in questa battaglia, ha contrastato la Calabria».
La nemica Grillo e il Movimento 5 Stelle non sono degni di essere inclusi nel discorso del governatore se non per essere accusati di aver agito come delle banderuole, cambiando repentinamente idea sui dispendiosi commissariamenti dopo averne richiesto la fine per anni. La conclusione del discorso del presidente è un appello rivolto a tutti i presenti in aula e un ammonimento al suo Partito Democratico, reo di aver tradito la sua fiducia: «Senza la consapevolezza di voler spezzare questa spirale, non si andrà da nessuna parte - ha concluso Oliverio. - Perché a fare le carte sono sempre gli stessi e i milioni della Calabria continuano ad alimentare i gruppi privati. Avevo promesso che mi sarei incatenato per dare un segnale forte, ma sono stato ingannato: [dal precedente governo, ndr.] mi avevano garantito provvedimenti per chiudere la pagina dei commissariamenti. Purtroppo c’è una serietà umana che si misura sempre alla prova dei fatti».
A cosa effettivamente la presa di posizione del Consiglio Regionale possa condurci sarà il tempo a dircelo. Certo è che l’intenzione dichiarata del governatore è di continuare a tenere alta l’attenzione sul tema senza cedere il passo ai “colonizzatori governativi”. Ne ha dato prova lo stesso Oliverio ritornando brevemente sull’argomento con un comunicato stampa sulla festa dei lavoratori diffuso giovedì mattina.
“Dal Consiglio dei Ministri, convocato straordinariamente in Calabria, - scrive il presidente - ci aspettavamo misure e provvedimenti concreti, forti e adeguati in direzione del lavoro e del sostegno alle imprese, incentivi per l'occupazione e un programma di investimenti.
Niente di tutto questo”.
E forse c’era da aspettarselo, considerato che non è stato fatto davvero nemmeno ciò che per cui i nostri Ministri si erano mobilitati.

Autore: 
Jacopo Giuca
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