Il Maestro che trasformò la poesia in romanzo

Dom, 15/03/2020 - 12:30

Vincenzo Guerrisi Parlà è stato un personaggio indimenticabile per quanti lo hanno conosciuto.
Giovanni Carteri lo definì “alta cattedra di moralità nella vita e nella parola poetica”. Narratore di favole che, per dirla con Pasquino Crupi, era in grado di trasformare in romanzo, la scelta della rima nei suoi versi non è mai fine a se stessa ma è unità tra dire e sentire. “Il professore Vincenzo Guerrisi Parlà - afferma Franco Giordano - ha dato lustro al nostro paese e al Sud. ‘U professuri’, così lo si nominava ovunque. Quel nome non era semplice dettaglio, ma qualcosa di realmente ‘sentito’, perché egli era divenuto il simbolo della scuola, l’emblema dell’insegnamento, l’anima del vero intellettuale e… ‘il Maestro’ per eccellenza”. Anna Costa ha celebrato il poeta dichiarando di avere posto alla base del proprio insegnamento la favola “U vermu e u surici”, ove il verme ingiuriato e vilipeso dal topo si trasforma in una meravigliosa farfalla.
Guerrisi Parlà è stato apprezzato dalla critica e dalla gente che si riconosceva nelle situazioni e nei personaggi descritti. Del suo patrimonio letterario sono già edite opere che lo pongono ai vertici della letteratura calabrese, ma ciò potrebbe rappresentare un minus rispetto alla caratura di altri scritti inediti che stanno venendo alla luce con la loro pubblicazione a cura e spese della figlia Marinella.
La poetica del professore, dice la stessa Marinella, si sviluppa in una visione d’insieme delle sue opere, che aprono e chiudono un cerchio sull’umanità, sulla Calabria e sul mondo, nonostante le date di composizione e di pubblicazione siano diverse. Ta impostazione è visibile partendo da “La leggenda del Calabrese” (ed. Litografia Diaco, 1995) ove racconta la colonizzazione greca in Calabria attraverso la trasfigurazione poetica di una grande storia d’amore che affonda le sue radici nel mito. La Calabria raccontata dall’autore non può non comprendere questo primigenio evento, che sa di grandezza, di bellezza e civiltà del suo popolo che ha tuttavia pagato, nel tempo, il caro prezzo dell’isolamento geografico che ha visto la Calabria degli anni ’50 ancora devastata dall’analfabetismo.
In quel contesto storico Guerrisi Parlà compone “La Grammatica espressa in versi dialettali ad uso delle scuole elementari” (ed. Pellegrini, 2019) pensata e scritta dall’autore su ispirazione della propria esperienza di insegnante, portata a termine con i bambini delle scuole elementari che non conoscevano l’italiano, considerato quasi una lingua straniera. Nella Grammatica italiana il professore ha dimostrato attenzione e impegno per la rinascita “sociale” e “educativa” delle generazioni del dopo guerra italiano, consegnando alla storia un’opera unica e geniale nel suo genere, che continuerà a essere viva nel tempo.
I fanciulli che Guerrisi si ritrovava in classe erano i figli di quella gente di Calabria che noi riconosciamo nei personaggi di “Caratteri - I Tipi” (ed. Pellegrini, 2016) ove l’autore immortala i personaggi di un intero paese nel periodo bellico e post bellico. Un paese, una società, ove l’autore in una sorta di anagrafe ha individuato 106 uomini e donne che con il proprio lavoro, il proprio vissuto, le tradizioni, le superstizioni… hanno caratterizzato la vita della Calabria. La stessa umanità la vediamo raccontata in “Brasi” (ed. Arti Grafiche, 1998).
Nelle favole di “Sutta Sutta” (volume I ed. Diaco, 1985; volume II ed. Pellegrini, 2006) alla maniera di Fedro ed Esopo ci sono gli animali che dialogano impersonando i vari comportamenti umani tra vizi e pregi che vedono primeggiare, in un alone di sottile ironia, l’asino, che sentenzia con moralità il comportamento scorretto e indica quello giusto in nome dei valori dell’onestà, della giustizia e dell’amicizia.
Queste raccolte sortiscono fortuna di critica culminata con la consegna di una targa, da parte di Pasquino Crupi, del Premio Micu Pelle alla memoria del professore, che recita: “Al poeta Vincenzo Guerrisi Parlà oltre Esopo nella Favola”. Sempre Pasquino Crupi gli conferirà anche Premio Nicola Giunta alla carriera per aver “dato alla letteratura italiana ciò che le mancava; la favola mutata in romanzo”.
Vincenzo Guerrisi Parlà sfuggì sempre alla vanità dell’autocelebrazione al fine di inseguire ambiziosi disegni di gloria letteraria. Non si vantò mai dei suoi componimenti o delle proprie capacità poetiche per quel senso di riservatezza intellettuale che lo caratterizzava e che gli imponeva di vivere con umiltà e in coerenza con i propri scritti.
Altri meravigliosi inediti pronti per la pubblicazione ci faranno conoscere meglio il suo fantastico mondo.

Rubrica: 

Notizie correlate