Il J’accuse di Pino Mammoliti alle motivazioni della sua condanna a tre anni di reclusione

Dom, 02/02/2020 - 13:00

Pino Mammoliti, avvocato penalista e politico di lungo corso, non ci sta. Avvezzo a mille battaglie tra le aule dei tribunali, i consigli comunali e i comizi elettorali, tuona oggi contro un sistema giudiziario trita-indagati.
Per otto anni e mezzo è stato intercettato dagli investigatori: dal 2010, quando un testimone di giustizia lo ha indicato come uno dei presunti strateghi della pace di Locri tra le storiche consorterie dei Cataldo e dei Cordì, che si sono fronteggiate dalla strage di Piazza Mercato fino al 2005. Viene intercettato, l’avvocato Mammoliti, anche quando è in vacanza. La vita di un professionista e di un uomo pubblico non ha segreti. Ma a un certo punto la Procura antimafia di Reggio Calabria ne chiede l’arresto per concorso esterno alla ’ndrangheta. Il gip distrettuale del tribunale reggino ritiene che non vi siano elementi per suffragare la pesante richiesta. No alle manette perché mancano le esigenze cautelari e manca la gravità indiziaria. È quanto basta per dire, in sintesi, che non c’è alcunché contro l’avvocato Pino.
Nonostante ciò si arriva al processo, che si tiene con il rito abbreviato. La Procura chiede dodici anni di carcere. Il gup ritiene che ci sia il favoreggiamento e lo condanna a tre anni. Deposita dopo molti mesi la motivazione che per Mammoliti è ristretta in una pagina e mezza. Una vita racchiusa in quello spazio angusto. Come angusta appare la “Giustizia” a Pino Mammoliti, che si dice pronto a non depositare l’appello e farsi arrestare per protestare contro quella che ritiene essere un’ingiustizia. Amareggiato com’è, per assurdo ha detto che se fosse stato un ginecologo gli avrebbero contestato il concorso morale in tutte le paternità. La giustizia non va abusata, soprattutto da chi la rappresenta. L’indagato, innocente fino a prova contraria, vive un dramma affettivo e psicologico.
A maggior ragione quando la condanna è motivata, come in questa circostanza, da dati processuali stravolti.

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