Il canile di Sant'Ilario non è un lager

Dom, 01/07/2018 - 12:20

Il caso del canile Dog Center di Sant’Ilario dello Ionio finì addirittura in Parlamento. L’onorevole pentastellato Paolo Bernini presentò un’interrogazione all’allora Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. A seguito di un sopralluogo avvenuto nel settembre 2015, l’onorevole aveva richiesto il sequestro immediato del canile, nella cui gestione, aveva intravisto “una generale violazione delle norme in materia di randagismo con grave compromissione del benessere animale”. Paolo Bernini, bolognese, si era scomodato fino a Sant’Ilario per via delle proteste di alcune associazioni animaliste che avevano preso di mira il Dog Center indicandolo come “il canile degli orrori” o anche “il canile lager”. Accuse da cui il proprietario, Leonzio Tedesco, si difese prontamente con carte alla mano, rilasciate da NAS, Servizio Veterinario e ASP. Da subito, l’imprenditore di Sant’Ilario comprese che dietro i polveroni sollevati da più parti, ci fosse lo zampino della ‘ndrangheta. Si era, infatti, aggiudicato un appalto indetto dal comune di Taurianova per la custodia e l’assistenza dei cani randagi, appalto che, secondo quanto è emerso dall’inchiesta “Happy Dog”, Tedesco avrebbe dovuto rifiutare perché Taurianova non era “zona” sua ma dei Fava. I Fava sono i proprietari dell’impresa “Happy Dog” e del canile “Il Parco” di Taurianova, estromessi dalla gara d’appalto perché non in possesso della certificazione antimafia. Per screditare Tedesco si sarebbero fatti aiutare da alcuni esponenti della famiglia di ‘ndrangheta Zagari-Fazzalari-Viola di Taurianova mettendo su una campagna di stampa attraverso tv locali e nazionali, realizzate con la complicità di funzionari pubblici. Una campagna mediatica che coinvolse anche Striscia la Notizia: nell'aprile 2014 mandò in onda un servizio focalizzando l’attenzione esclusivamente sui cani affetti da leishmaniosi e lasciando intendere che l’attività svolta dal canile di Tedesco fosse in contrasto con la salute degli animali. Del servizio parla con una socia, in una conversazione intercettata, Maria Antonia Catania, rappresentante di Animalisti onlus di Gioia Tauro, oggi ai domiciliari. Dall’intercettazione si comprende che quanto dichiarato nel servizio di Striscia non corrisponde al vero.
Benché le indagini siano ancora in corso, abbiamo voluto fare luce sul canile di Sant’Ilario recandoci personalmente per renderci conto da vicino della realtà in cui vivono i nostri amici a quattro zampe.
Le condizioni igienico sanitarie sono tutt'altro che pessime come evidenziato nella relazione di Bernini e ribadito più volte da associazioni animaliste. Sono presenti le ciotole del cibo e dell'acqua, nessuno degli oltre 400 cani è denutrito o con lacerazioni che facciano pensare a un mancato intervento medico veterinario. I croccantini sono ben riposti nelle ciotole e non misti a feci e urine come riportato in passato da alcuni organi di stampa. Inoltre, dall'aprile dello scorso anno il canile è stato adeguato alla normativa regionale. In particolare, sono stati costruiti 13 nuovi box spaziosi e dotati di abbeveratoi e mangiatoie, attualmente vuoti perchè al canile si continua a vietare di accogliere nuovi randagi, preferendo lasciarli liberi per le strade della Locride. È stata, poi, realizzata una zona di sgambamento di 600 metri quadri, in cui i cani, a gruppi, rimangono liberi per un’intera giornata, e costruito il canile sanitario, in cui i nuovi ospiti devono rimanere per i primi 60 giorni. Da un anno il canile sanitario, insieme al nuovo ambulatorio veterinario, è stato messo a disposizione di tutti i comuni senza richiedere alcun contributo economico, ma ancora nessuno si è fatto avanti. Non abbiamo, dunque, visitato un canile degli orrori nè tanto meno abbiamo avuto l'impressione di trovarci all'interno di un lager. È chiaro che nessun cane è felice di trascorrere le proprie giornate rinchiuso in un canile, ma questa non è colpa di Leonzio Tedesco, che almeno una "casa" ha provato a dargliela rinunciando persino alla sua. Oggi, infatti, l'imprenditore di Sant'Ilario non vive più con la sua famiglia ma da solo in una casetta al mare a Riace. Ha scelto di non togliere la serenità anche ai figli e ai nipoti. Da quattro anni vive sotto scorta per aver denunciato, nel 2o13, la 'ndrangheta locale che aveva allungato le sue mire sul Dog Center, esasperandolo con continue richieste estorsive. Cinque dei sei soggetti denunciati sono stati condannati in primo e secondo grado nell'ambito dell'operazione "Dogville". Con l'operazione "Happy Dog", Leonzio Tedesco ha dimostrato ancora una volta di non essere disposto ad abbassare più la testa di fronte alle prevaricazioni dei clan. Quanto a noi, invece, non abbassiamo gli occhi di fronte a un cane che chiede di far parte della nostra vita e scegliamo di adottarlo. I randagi del Dog Center hanno bisogno solo di questo, non di proteste orchestrate da presunte associazioni animaliste al soldo della 'ndrangheta.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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