Idoneità allo Sport e Medicina dello sport

Lun, 18/04/2016 - 12:53

La Ginnastica Medica attraverso l’esercizio fisico fu la prima ricetta utilizzata nel periodo ellenico del VI secolo a.C. dai medici filosofi della scuola crotonese di Alcameone e Pitagora, per mantenere o riequilibrare l’armonia dei vari organi e degli umori interni del corpo in cui veniva identificato il concetto dello stato di salute.
Sostenitori di questa teoria furono Erodoco da Lentini maestro d’Ippocrate e Icco da Taranto; quest’ultimo, più raffinato e completo come medico sportivo, vide nell’esercizio fisico un’educazione del corpo che doveva riallacciarsi e completarsi nell’intera personalità dell’individuo.
Egli esaminava gli allievi ginnasti dalla testa ai piedi, snidiandone le attitudini, valorizzando e mettendo in evidenza le nascoste energie, anticipando così i principi fondamentali della medicina sportiva moderna successivamente modificate  per valutare l’idoneità dell’atleta.
Profondo esteta, egli condannò tutti  gli esercizi brutali che deformavano le linee del corpo con l’esagerato sviluppo di una sola parte di esso.
La sua ginnastica consisteva nel Phentatlon (corsa, salti, lotta, lancio del disco e del giavellotto), tutti esercizi atti a forgiare l’armonia psicofisica delle parti che più tardi il Giovenale condensò nel famoso detto “Mens Sana in Corpore Sano”.
E sul contenuto di questo detto che si basano ancora oggi i principi, gli scopi dell’educazione fisica e dell’esercizio fisico inteso nel senso ludico, a cui in questi ultimi anni l’uomo moderno è  ritornato per combattere la cosiddetta malattia ipocinetica causata dall’automazione, dall’uso del telefono, dell’automobile, degli elettrodomestici, del computer che gli hanno permesso di operare e muoversi, stando fermo.
Questo modo di praticare l’esercizio fisico in un ambito fisiologico contenuto si discosta molto dall’attività fisica agonista conosciuta e praticata anche nell’antica Grecia come testimoniano i poemi omerici e i giuochi olimpici, dove la macchina umana viene spinta al massimo del suo potenziale fisiologico rendimento per sconfiggere l’avversario o per la conquista del record.
In questo contesto, fra le discipline mediche applicate, la medicina dello sport rappresenta quella che senza dubbio negli ultimi cinquanta anni ha marcato una costante ascesa nell’interesse sia dei medici che del pubblico.
Tale interesse e tale successo in parte non è derivato dal progresso tecnico che si è avuto nello sport in campo agonistico o dall’interesse anche sanitario che è  lo sport per tutti “ma nel suo sviluppo dottrinale e pratico”.
Questa disciplina, infatti, non abbraccia soltanto alcune branche cliniche tradizionali come la Cardiologia, la Pneumologia, l’Ortopedia, la Traumatologia ecc. nei loro aspetti applicati nell’uomo atleta, ma si  estende al versante fisiologico, riguardando soggetti sani che si allenano per conseguire la massima prestazione agonistica.
Il Dr. Roger Banister primatista mondiale del miglio ebbe a dire nell’Assemblea Generale del Consiglio Internazionale per l’Educazione Fisica e lo Sport all’UNESCO, che “la performance sportiva permette a ciascuno di noi di ritrovarsi e  di fare conoscenza con se stessi. Grazie a questo controllo, lo sportivo ha il raro privilegio di conoscere i suoi limiti e ogni volta che tenta di superarsi e raggiungere il proprio obbiettivo prova una gioia che solo il vero sportivo può conoscere, avendo accettato e superato tutti i rischi”.
Questo concetto di sorpasso delle proprie possibilità e di rischio che caratterizza l’attività sportiva richiama immediatamente alla necessità di una sorveglianza medica. Da qui la fondamentale finalità della Medicina Sportiva come medicina preventiva riguardante il controllo della salute degli atleti e la verifica delle loro attitudini fisiche e psicologiche. Inoltre la possibilità che le moderne tecnologie offrono per la valutazione della macchina  corporea, amplifica  il campo della fisiologia applicata allo sport e quello della investigazione biomeccanica attraverso l’analisi dei movimenti che costituiscono la base tecnica dei vari esercizi sportivi; come per esempio lo studio dei movimenti del corpo nell’acqua può dare origine a una perfezionata tecnica del nuoto o lo studio anatomo-funzionale del pugno può dare regole per colpire efficacemente senza danno per la mano; l’analisi dei movimenti della spalla nel lancio del disco può indicare il grado di  abduzione ottimale per il lancio stesso, l’esame morfologico funzionale dei muscoli del tronco e dei segmenti degli arti inferiori può dare ai ciclisti preziosi indicazioni per la scelta di posizione, per la scelta dei rapporti, per la posizione del sellino e del manubrio; tutte queste cose hanno consentito lo sviluppo pratico di una più corretta e specifica valutazione funzionale degli atleti.
Nelle varie discipline agonistiche viene infatti messo a cimento da parte degli atleti, la capacità di muovere se stesso il più velocemente possibile come si ha nella corsa, di scagliare un attrezzo alla massima distanza come si verifica nei lanci, di sconfiggere con la propria massa, forza e destrezza un avversario come si attua negli sport da combattimento, di descrivere acrobatiche figure nell’aria come nella ginnastica artistica e nei tuffi e, infine, nel mantenere più immobile possibile la massa corporea perfezionando però al massimo il movimento di una sola falange di un dito, unica attività motoria che si verifica nel tiro a segno.
Appare perciò chiaro che la massima performance possibile consiste appunto da parte dell’atleta nel muovere se stesso o cose esterne alla propria entità corporea nella massima prestazione quantitativa o nella migliore espressione di destrezza in aderenza ai regolamenti per ciascun sport, per la quale la sua macchina corporea e già sotto l’aspetto genetico predisposta.
Da qui la considerazione dello scienziato svedese Astrand che “chiunque voglia vincere una medaglia olimpica deve sapersi scegliere bene i genitori”.
Nella valutazione dell’idoneità dell’atleta sotto l’aspetto medico, il metro di giudizio deve sempre tener presente la struttura che l’atleta deve possedere, gli adattamenti che devono o possono essere prodotti in rapporto alla sua struttura e alle esigenze richieste da un determinato tipo di sport; tutto ciò è possibile sottoponendo l’atleta a determinati test di tipo generale come Elettrocardiogramma da Sforzo, Spirometria a riposo e sotto sforzo, Esami di laboratorio ed Ergometria e di tipo specifico, nel rispetto della soglia fisiologica che spesso l’atleta di competizione tende a superare per la conquista del record, virando nel versante patologico che dovrebbe necessariamente  essere evitato.
In questo contesto quindi la Medicina del Sport e il Medico Sportivo hanno il compito di:
- stabilire i livelli normali di efficienza fisica dell’uomo confrontandoli con i livelli del singolo soggetto, tenuto conto del sesso e dell’età’; intendendosi per efficienza fisica non solo la capacità di produrre lavoro ma anche la capacita di tollerare condizioni ambientali e operative avverse;
- stabilire le metodiche e le tecniche da seguire per migliorare questo livello di efficienza e applicarle al singolo individuo dosandole opportunamente;
- escludere eventuali patologie che possono compromettere integrità fisica del soggetto che voglia praticare attività sportiva e stabilire i limiti entro cui soggetti portatori di determinate patologie  o handicap possono svolgere attività fisica senza averne danno o addirittura migliorare  la qualità di  vita;
- curare la patologia derivante dalla pratica della attività sportiva.

Autore: 
Michele Iannopollo
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