I Programmi? Una richiesta ragionevole cui nessuno risponderà

Mar, 12/11/2019 - 11:20
Calabrese per caso

Spesso leggendo qualche articolo che racconta la mia piccola terra associo le dichiarazioni che vedo giungere da molte direzioni a letture del passato. Certo, per molti sembrerà difficile associare riflessioni di più ampio respiro ad un’esperienza quotidiana apparentemente limitata. Ma in verità, non credo che il confine di un territorio sia così definibile o definito al punto da creare impermeabili riserve di principio. Insomma, al di là della complessità del mio pensiero, retaggio di una volontà di provare ad essere completo in poche righe, sono convinto che ogni piccolo problema quotidiano possa essere guardato con occhi anche più grandi senza per questo perdere di aderenza. Mi spiego. Leggendo tra le pagine virtuali e più immediate di un webzine della locride ho trovato la richiesta ai prossimi candidati di indicare i programmi sui quali vorrebbero impegnarsi, in caso di vittoria, nei prossimi anni. C’è tutto ciò che il cittadino calabrese, in fondo, chiederebbe da tempo. Tuttavia, proprio per tale immediatezza di indicazioni e di contenuti mi interrogo su cosa ci sia di nuovo da chiedere oggi che non sia stato chiesto ieri, ieri l’altro e ancora prima. Ora credo che dovremmo pensare che programmare significa avere le idee chiare ma, soprattutto, vuol dire avere ben presente che modello di governance regionale si vorrà esprimere e ciò, mi sembra, non appartenere alla nostra cultura politica molto orientata alla semplice filosofia del giorno per giorno. Chiedere una sanità uguale e con le stesse opportunità di altre regioni mi sembra di un’ovvietà disarmante, così come altre sottolineature che sono così evidenti alla luce di un sole anche se non più estivo. Io chiederei, e partirei, dal perché il governo di una regione non ha funzionato su molti fronti di cui aveva già dichiarato la propria volontà di intervento qualche anno fa. Mi chiederei dove dovremmo rimediare riconoscendo, da cittadini/elettori, le nostre non recenti colpe. Sul fenomeno migratorio direi che siamo tutti d’accordo sul progressivo depauperamento delle nostre migliori gioventù. Tuttavia, dovremmo anche considerare che evitarne la fuga dipende non solo dalle opportunità offerte, ma da come essi intendono vivere il futuro visto che il mito della fuga verso la città…romana o milanese in senso metaforico, ha rappresentato l’obiettivo delle migliori espressioni di una borghesia post-aristocratica, pseudo-imprenditoriale, professionistica o politica, che da sempre ha cercato di legittimare la propria diversità di censo attraverso la sua seconda vita nel più blasonato altrove italiano. Io credo che, per quanto distante come profondità di pensiero e come esperienza storica, che ha riguardato ben altre complessità, si potrebbe adattare alla Calabria l’osservazione di Gandhi per il quale  …l'uomo si distrugge con la politica senza princìpi, col piacere senza la coscienza, con la ricchezza senza lavoro, con la conoscenza senza carattere, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la fede senza sacrifici… Forse dovremmo riflettere su queste parole e con un semplice esercizio di astrazione di pensiero e sostituzione di parola - al posto di uomo sostituire calabrese - e verificare se questo nuovo soggetto non credo noto al grande Mahatma, si sia fatto distruggere in questo modo. O se, per caso, programmi o meno, non sia stato nella sua subalternità al signore politico di turno, anch’esso responsabile di un disastro nella speranza che l’utilità personale di una promessa potesse comunque affrancarlo dal bisogno. Chiedere programmi ai politici è come pretendere la sottoscrizione di un contratto preliminare di vendita cui nessuno di questi si sottoporrà, perché i rischi nei quali potrebbero incorrere non sarebbero pochi. In fondo, ancorché pagata una caparra confirmatoria, essi dovrebbero poi rendere conto in caso di inadempimento al promissario/elettore la mancata realizzazione di quanto stipulato senza avere poi la certezza che quanto versato in termini di voto sarà poi restituito non essendo prevista una caparra penitenziale. Se questo è, come esperienza insegna, credo che oltre a chiedere programmi definiti, articolati e misurabili (soprattutto misurabili) dovremmo chiarirci che cosa vogliamo noi, singoli cittadini/elettori, e come operare per ottenerlo e, soprattutto, guardare a chi affidare una fiducia che non potrà essere costruita pensando che il giorno dopo tutto sarà in mano al Salvatore eletto. Cadremmo nuovamente nella comoda apatia della delega ad altri, dimenticando che ogni conquista si raggiunge con partecipazione costante, con una chiara visione del nostro mondo, per quanto piccolo esso sia. Un piccolo mondo, nel quale sperimentiamo la nostra esistenza – e le nostre capacità - e che dovrebbe restituire a chi ci sta accanto, in ogni piccolo gesto, la voglia e i motivi per viverci dignitosamente.

Autore: 
Giuseppe Romeo
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