Greco di Bianco: un vino dalle proprietà quasi magiche

Dom, 23/08/2020 - 12:00

La Locride, terra di profumi e di infiniti sapori, è il luogo custode di uno dei vini più pregiati e antichi (insieme al Moscato di Siracusa) di tutta Italia. Il vino Greco di Bianco, le cui radici affondano in un misterioso e al contempo affascinante passato della Locride. Il Greco, è un vino dolce, dal colore giallo dorato, con profumi delicati che richiamano frutta, mandorla e bergamotto. Un vino della Calabria o, come rinominata dagli antichi Greci, Enotria, la “Terra del Vino”. Tra storia e letteratura di questo luogo, è pervenuta infatti sino a oggi l’origine del vino Greco di Bianco DOC. Un vigneto unico e raro nella sua particolarità, con produzione consentita e applicata solo nel territorio di Bianco e nel comune limitrofo di Casignana, sulla Riviera dei Gelsomini. Dai documenti tramandati, si ritiene che il primo tralcio sia stato portato sulla sponda ionica calabrese dai greci nel VII secolo a.C.
Sembrerebbe, infatti, che un colono Greco, nostalgico della sua amata terra, avrebbe deciso di trapiantare una loro vite a Zefirio – oggi chiamato Capo Bruzzano – sito nel territorio di Bianco. Da un gesto d’amore e pieno di sentimento, che dava l’abbrivio alla scoperta della terra Locridea, fertile e adatta alla coltivazione del vino Greco. Originario della Tessaglia, il vino Greco passito è il vino più pregiato e prestigioso, cantato da tanti poeti. Nel lontano ‘700 veniva persino considerato come “nettare degli Dei”. Questo curioso appellativo risale al 560 a.C., con la vittoria dei Locresi sull’esercito di Crotone. La leggenda racconta di un antichissimo vino, il Greco di Bianco, che alimentò i locresi con un coraggio e una determinazione sovrumana, consentendo dunque a 10mila locresi di vincere la battaglia contro 130mila crotoniati. Da mito e leggenda deriva l’idea che il vino avesse delle proprietà speciali, quasi magiche. Il Greco di Bianco non solo infatti, veniva degustato e gradito particolarmente dagli imperatori romani, bensì era prescritto dai medici come bevanda ricostituente nelle convalescenze. Il metodo di lavorazione, utilizzato ancor oggi dalle varie aziende agricole presenti sul territorio locrese, è stato tramandato da un estratto di Esiodo ne “Le Opere e i giorni” scritto nel VII secolo a.C.: “Quando Orione e Sirio siano giunti nel mezzo del cielo, ed Aurora dalle rosee dita avvisti Arturo, cogli allora tutti i grappoli, o Perse, e portali in casa; per dieci giorni e per dieci notti esponili al sole, per cinque mettili all’ombra, e al sesto stiva nei vasi i doni di Dioniso molto felice”. Da qui, la descrizione dettagliata dell’antica modalità di lavorazione delle uve. Un’importante testimonianza che ha permesso negli anni di continuare la produzione di questo delizioso vino. Questa tecnica consiste nel raccogliere le uve ed essiccarle su graticci di canna al sole, un appassimento che può determinare una riduzione di peso fino al 35%. Al termine di questa operazione avvengono pigiatura e torchiatura e i produttori ne consigliano il consumo almeno tre anni dopo l’imbottigliamento. Il vino Greco di Bianco può essere abbinato alla pasticceria, ai formaggi e può inoltre “trasformarsi” in vino di meditazione. Il Greco di Bianco DOC delizia palati con un gusto fresco, dolce e morbido. Fine ed elegante, è un patrimonio da conservare e custodire. Un sapore eccellente, vellutato e delicato, che rimanda indietro nell’antichità. Quasi fosse possibile cogliere gli antichi profumi e odori della Magna Grecia.

Autore: 
Carmelina Nicita
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