Grazie, Zoro. Ci hai raccontato una Calabria di persone eroiche

Dom, 19/01/2020 - 11:30

Guardatelo con attenzione e pazienza, questo filmato di #PropagandaCalabria, andato in onda nell’ambito della trasmissione condotta da “Zoro” su La7, venerdì 10 gennaio. Mi sembra tra i racconti più veri, incisivi, profondi fatti sulla Calabria. Con immagini indimenticabili, con garbata ironia, anche con una comicità rispettosa e alta, vediamo tutta la devastazione, il degrado, le macerie, lo squallore morale che la 'ndrangheta e tanta politica compiacente hanno inflitto a una terra generosa e fragile. Le immagini delle orrende costruzioni, dei pilastri scarni al cielo (viene in mente un film di Gianni Amelio, o un corto di Jonny Costantino e Fabio Badolato) le macerie di Saline, il Centro Commerciale, hanno una loro drammatica potenza e dovrebbero servire a fare i conti con le nostre ombre e la nostre responsabilità, la nostra maldestra vocazione di dare sempre la colpa agli altri. Il servizio, mi scrive Isabella Checchi, ha avuto momenti "alti", rivelatori: l'apertura della finestra a Reggio, i vecchi "comunisti", il montaggio di alcune riprese nel Centro Commerciale e sicuramente i fotogrammi del non finito.
Immagino già le critiche dei retori dell'identità calabrese, quelli che subito intentano processi per "lesa calabresità", quelli che anche per ogni nostro starnuto considerano responsabili sempre gli altri, quelli di fuori. Non verrebbe mostrata, secondo questi giustificazionisti del degrado paesaggistico e morale della Calabria, la parte bella, positiva, delle persone perbene. C'è eccome questa Calabria. E per questo la amiamo. E Diego Bianchi, Zoro, ha il merito di mostrarla e di scovarla. Senza puntare il dito contro qualcuno, con sguardo realistico, crudo, ma rispettoso e non pregiudiziale. Non vado a controllare i nomi, ma l'incontro bellissimo con il gestore del locale "Ultima spiaggia", quello con il "comunista" (anche senza virgolette) che abita, con quattro persone, a Ferruzzano, con la dipendente dell'Ospedale di Locri il cui padre è stato ucciso perché si è ribellato alla 'ndrangheta e, adesso, anche grazie a "Libera", resiste e non va via, attende la Giustizia come risarcimento, ci consegna una Calabria di persone eroiche (senza volerlo) che resistono, non si rassegnano, ci provano. Restare, tornare, partire, sono scelte o necessità non separabili. Il problema è come riusciamo a vivere e ad abitare i luoghi, indicando piccole tracce, piste possibili, per un'altra Calabria che non sia soffocata dal malaffare, dalla malapolitica, dalle élites compiacenti e asservite, locali e nazionali. Grazie, Zoro. Grazie a chi, da posizione difficile, ci ha consegnato una narrazione vera, realistica, bella, sofferta, pacata del loro essere calabresi.

Autore: 
Vito Teti
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