Giuseppe Nucera: “La Calabria deve imparare a sognare”

Dom, 01/12/2019 - 12:30

L’ex presidente di Confindustria Reggio Calabria Giuseppe Nucera ha lanciato qualche mese fa la sua candidatura alla presidenza della Regione con il movimento “La Calabria che vogliamo” con cui annuncia un vero cambiamento per la nostra terra.
Ha deciso di scendere in campo alla guida della lista "La Calabria che vogliamo", un nome altisonante. Cosa avete in mente?
La domanda è intrigante. Noi parliamo di una Calabria che vogliamo oggi, non che vorremmo domani, una Calabria pura, forte, nuova. Noi siamo uomini del fare, siamo professionisti, giovani, pensionati che in 50 anni di regionalismo abbiamo assistito al degrado, alla violenza su questa regione, sulle sue contrade, sui suoi borghi. Una violenza e una rapina che non hanno guardato in faccia nessuno. Andando in giro vedo tanti capannoni vuoti nelle zone industriali. L’aria industriale non è solo Gioia Tauro, c’è quella di Crotone, di Corigliano, di Rogliano, di Lamezia e di Vibo Valentia. C’è una Calabria sventrata perché la nostra terra è stata presa d’assalto dai prenditori, non dagli imprenditori, che hanno fatto terra bruciata. La rapina è avvenuta con la penna, con la mafia dal colletto bianco, ma c’è stata la complicità dei cosiddetti basisti che hanno consentito, dall’interno delle istituzioni, che queste rapine si potessero concretizzare. Io guardo alla Calabria con gli occhi dell’imprenditore, dell’uomo del fare. Conosco profondamente questa terra perché l’ho girata in lungo e in largo e sono consapevole delle sue enormi potenzialità, prime tra tutte le risorse turistiche che hanno una valenza straordinaria se ben utilizzate, e possono creare tanto lavoro. Così come l’agricoltura, che in Calabria può essere naturalmente biologica. Ecco, questo binomio turismo-agricoltura abbinato alla cultura, ai beni archeologici, alle tradizioni, al grande valore dei nostri borghi può far decollare la Calabria.
Qual è, invece, la Calabria a cui dire basta?
Giuseppe Nucera Presidente della Calabria dirà basta agli abusi, alle prepotenze, alle clientele, alla violenza di genere, a tutto ciò che non rispetta la legalità. Sarà per il rispetto di tutti i calabresi, soprattutto delle fasce più deboli che saranno tutelate. Ma non si può solo vivere di tutela, bisogna a questa tutela dare un contenuto, un valore, e il valore è il lavoro. Il mio motto è sempre stato: senza legalità non c’è sviluppo, senza sviluppo non c’è legalità. Dopo l’esperienza come presidente di Confindustria, ho aggiunto una terza parola: reputazione. Cos’è la reputazione? È quel valore che consente a soggetti diversi di stare insieme, di rispettarsi, di fare squadra. La nostra regione ha perso la reputazione, vuoi per la ‘ndrangheta, vuoi anche per la cattiva amministrazione, per il cattivo esempio. I governanti che in 50 anni hanno retto le sorti di questa regione non sono stati adeguati e all’altezza della sfida e dei bisogni della nostra regione. E allora dobbiamo recuperare questo grande valore perché con la reputazione daremo alla nostra gente l’orgoglio di dire “siamo calabresi e siamo portatori di valori che i nostri nonni ci hanno consegnato”. Questi valori si devono trasformare in solidarietà ma anche in investimenti economici per risollevare il tessuto produttivo. Faremo un’alleanza forte con i calabresi che sono all’estero perché ritornino o investano insieme ai calabresi, uomini del fare, qui residenti. Una santa alleanza che può nascere solo da chi ha la stessa identità, io non mi aspetto che verranno tedeschi o altri a investire nelle nostre aree industriali. Bisogna, poi, recuperare l’immagine positiva della Calabria e bisogna farlo con la comunicazione, i giornalisti, gli operatori culturali, gli opinion leader. Ci vuole chi dalla Regione, dal cuore amministrativo e politico della Calabria, tenga la regia di un progetto di comunicazione positiva, di esaltazione della nostra identità, fondamentale per un popolo che vuole ripartire ed essere protagonista del suo futuro. 
Gli errori più clamorosi commessi dai precedenti governatori? 
Ci sono errori gravi che incidono profondamente sul destino di una regione, di un popolo, ed errori che possono essere giustificati. Ebbene, l’errore più grande di chi ha amministrato la nostra regione è stato quello di non avere avuto una visione, di non avere dato una prospettiva, di non aver fatto sognare i calabresi. Certo, non è facile ma la Calabria per le sue caratteristiche offre tante opportunità: abbiamo tre parchi nazionali, 800 chilometri di coste! E non sono stati sfruttati a dovere. Ma gli errori più gravi sono stati commessi nel settore della sanità. Qui la politica è entrata con mani e piedi ed è stato creato un mondo di clientele, di abusi e di affari che hanno rapinato il futuro, la possibilità di curarsi qui. La sanità è un bene prezioso, fondamentale per i cittadini. Poche strutture sono degne di essere definite ospedali. Oliverio aveva detto che si sarebbe incatenato a Palazzo Chigi se non l’avessero nominato commissario per la sanità. È stata la follia di un uomo che non ha dato deleghe e pretendeva per sé anche quella alla sanità. Oltre a mancare un assessore alla Sanità, da 10 anni anche l’assessorato al turismo non ha un responsabile, un programmatore che possa accompagnare, aiutare gli operatori verso l’acquisizione di nuovi mercati del turismo internazionale. Manca anche un assessore all’agricoltura, un assessore alla programmazione dei fondi comunitari. Dovremo rimediare a tutte queste mancanze ed è chiaro che ci vorrà del tempo.
Quali sono i problemi da affrontare nell'immediatezza qualora venisse eletto?
In ogni azione potrò contare su una squadra di esperti, di uomini del fare, una squadra capace di ridare alla Calabria un futuro. Indicherò un assessore ai rapporti esterni europei che curi i rapporti con Bruxelles e con i calabresi nel mondo. Ogni euro che arriva dall’Europa va speso e vanno curati i rapporti con i calabresi all’estero che rappresentano una grande risorsa per noi. Ci sono calabresi che occupano ruoli strategici in vari posti del mondo, dove si fanno grandi scelte. A ciascuno di loro diremo: “Tu che hai avuto successo e che sei figlio di una terra antica, dai uno sguardo, dai una mano a quei calabresi che sono rimasti lì e che amano come te la Calabria e la vogliono far rinascere e ripartire”.
Guarderemo alle aree produttive, alle aree industriali. Cercheremo di far ripartire i capannoni vuoti creando le condizioni giuste. Da presidente di Confindustria ho visto e ho sofferto perché le nostre aree industriali sono state derubate. Il Corap, l’organismo preposto alla gestione delle aree industriali, è stato ridotto al solito carrozzone: una fonte di ricchezza e di speculazione per pochi intimi che ruotano intorno al potere regionale. Oliverio ha delle gravissime responsabilità sotto tutti i punti di vista nella gestione del Corap; ha nominato commissario un funzionario regionale senza esperienza nel settore.
Apriremo una vertenza col Governo centrale sulle Infrastrutture; non consentiremo che le risorse destinate al sud e alla Calabria vengano spese e dirottate al nord. Le infrastrutture calabresi si devono realizzare, bisogna mettere mano da subito all’alta velocità che deve arrivare fino a Palermo. Bisogna ripensare alla realizzazione del ponte sullo Stretto, puntare all’ammodernamento della statale 106. La fascia Ionica che parte da Melito fino a Locri è una terra abbandonata che giorno per giorno si impoverisce. E allora diventa una priorità il collegamento del Tirreno reggino, che ha una vocazione per lo più industriale, con lo Ionio reggino, che ha una vocazione turistica, di accoglienza, grazie ai suoi borghi. L’area dello Stretto non può essere solo enunciazione verbale, va riempita di contenuti e il contenuto fondamentale di quest’area strategica è l’aeroporto. Ci sono stati errori gravissimi da parte della Camera di Commercio e della Città Metropolitana che non hanno sottoscritto e investito sulla nuova società di gestione.
È necessario recuperare questo aeroporto: non deve fare solo da collegamento con le città del nord ma deve diventare volano di sviluppo e coinvolgere anche il territorio messinese così da riservare all’area dello Stretto un ruolo strategico nell’ambito dei trasporti. Un luogo di vacanze, di soggiorni, di un turismo che vada oltre i tre mesi estivi, che duri tutto l’anno. Stesso discorso vale per l’aeroporto di Crotone che oltre ai collegamenti nazionali, miri a esercitare traffico charteristico per le aree turistiche ad alta concentrazione di strutture alberghiere da Simeri a Sibari. Andranno sviluppati dei servizi che garantiscano agli anziani d’Europa, che intendono stare qui da noi nel periodo invernale, un soggiorno piacevole. Faremo della portualità turistica lungo le nostre coste un’occasione di sviluppo creando le attività e collegando i porti, come quello eccellente di Roccella, così da dare nuovo input ai borghi, ai siti archeologici, dove sono custodite le nostre identità, il nostro patrimonio culturale. Attorno a queste iniziative bisogna creare delle microimprese, quindi puntare a una visione completa della Calabria che ha bisogno di sogni, di inventiva, di volare alto.
Cosa fare per porre un freno all’emorragia di giovani che in questi ultimi anni sta interessando la Calabria?
Il problema dell’emigrazione dei giovani ma anche di intere famiglie, il problema della desertificazione dei nostri paesi è la più grande sfida. Una terra senza giovani non ha futuro e allora dobbiamo capire, colpire, aggredire le cause che determinano la fuga.
La fuga è determinata dai bisogni che non vengono soddisfatti in loco, e quello preminente è il lavoro, seguito dalla sanità, dai collegamenti, dai trasporti, da servizi a misura d’uomo. Noi abbiamo delle idee, abbiamo presentato a San Luca, ad Antonimina, a Santa Cristina 110 iniziative di aziende che possono nascere sfruttando le risorse del territorio. 110 idee che possono trasformarsi in sviluppo, in crescita economica. Questo è uno degli strumenti per far rimanere i giovani qui in Calabria, nelle nostre contrade, nei nostri borghi, che rischiano di diventare solo strade e mura deserte. Trattenere i giovani in Calabria è una nostra missione, una sfida. Nucera Presidente ama le sfide, le missioni difficili perché è lì che si misurano le capacità di ognuno di noi.
È necessario avviare tante iniziative con una visione programmatica dell’insieme; una volta si parlava di cinghie di trasmissione, quindi tanti piccoli ingranaggi che messi assieme creino una massa forte e incisiva che trasformi il nostro territorio. Io immagino squadre di esperti mandati dalla Regione, di funzionari di Fin Calabria, di esperti nel settore delle imprese che possono dare consigli, che si recano nell’entroterra della Calabria a parlare, a educare, a insegnare come sviluppare le risorse del territorio. 110 idee che diventano 110 cannoni contro la disoccupazione, contro la desertificazione. Il più grande risultato sarebbe quello di scrivere all’uscita dei nostri paesi “stop alle migrazioni, stop alla desertificazione”. Ed è possibile. Facciamo un calcolo insieme: 110 idee moltiplicate per i 404 comuni calabresi, per una media di 3 unità lavorative, sono 133.320  posti di lavoro, un esercito di nuovi occupati per un progetto di lungo periodo. Ma va affrontato è portato avanti con l’aiuto del microcredito italiano, con l’aiuto di tante altre misure come quelle messe in atto da Invitalia, con la cosiddetta misura Resto al Sud. Dichiareremo guerra alla disoccupazione e apriremo la strada della valorizzazione delle nostre risorse.
Un altro punto che va toccato sono i porti turistici. La Calabria può contare su 800 km di coste, in alcuni punti naturalmente adatte a realizzare porti turistici. Come accennavo prima, il porto turistico non deve essere solo un punto di arrivo di chi attraversa il Mediterraneo per andare verso la Grecia, verso Oriente, ma il punto di partenza verso il nostro territorio, verso le nostre zone interne, verso i nostri borghi, verso Stilo, Serra San Bruno, Bivongi, Gerace, Mammola, scavi di Locri, Villa Romana, Vallata dell’Amendolea, Bova. Una rete di piccoli collegamenti con l’entroterra. Al viaggiatore che arriva da fuori dobbiamo dare la possibilità, non appena giunto al porto, di trovare i mezzi pubblici di collegamento. Questo creerebbe nuova ricchezza, nuovo lavoro per i giovani.
A rivelarsi in più occasioni nemica della Calabria, la burocrazia, che non ha esitato a mettere i bastoni tra le ruote alla realizzazione di progetti…
Il ruolo della burocrazia è fondamentale perché questo progetto di crescita possa essere realizzato. Guarderemo negli occhi i cosiddetti burocrati, direttori dei vari dipartimenti e diremo in modo chiaro: “Qui siamo in guerra, una guerra contro la disoccupazione, contro la desertificazione, contro la denigrazione, per una Calabria pura, forte, nuova. E voi dirigenti dovete fare la vostra parte; siete parte integrante di questo progetto e sarete premiati per i risultati”. Basta ai funzionari che mettono paletti, che buttano la palla fuori per prendere tempo e rimandare l’attuazione di un progetto. L’imprenditore che ha un’idea, la vuole realizzare subito non dopo anni perché quell’idea dopo anni non è più valida. Servirà quindi un confronto leale con la burocrazia e con i dirigenti della Regione Calabria. Ci saranno strumenti contrattuali e di legge che ci consentiranno di togliere le mele marce che ostacolano lo sviluppo della nostra regione.
Qual è il suo più grande sogno per la Calabria?
Quando ho deciso di candidarmi un collega imprenditore mi ha detto: “Conosciamo la tua determinazione, il tuo coraggio, la tua onestà. Ti do solo un consiglio: facci sognare”. Non è facile prendere in mano una realtà così disastrata. Ma per fortuna la nostra terra è ricca di tante energie positive, di tante risorse e potenzialità che si possono trasformare in ricchezza. È una sfida, è una missione, ho l’esperienza, ho le conoscenze in Italia e fuori dall’Italia per creare un circuito virtuoso positivo di uomini del fare, anche di origine calabrese. Anni fa ho conosciuto presso l’Istituto Italiano di Cultura a New York un italo americano, i cui genitori sono originari di Gioiosa. Era il nipote del sindaco Logozzo, sindaco degli anni settanta, socialista. Bene, quest’uomo era allora, ma credo lo sia tutt’oggi, il CEO, l’amministratore delegato di uno dei più grandi fondi di investimenti che operano in tutto il mondo e anche in Italia. Uomini di quella portata di origini calabresi ce ne stanno tanti, quindi il mio sogno è quello di unire i calabresi di successo che vivono e operano all’estero, in tutti i campi – dalla scienza alla finanza, delle imprese alle discipline filosofiche – ai calabresi uomini del fare che sono in Calabria. Il mio sogno è creare un grande club di questi uomini, un club dove si progettano e si realizzano i nostri sogni qui in Calabria.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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