Gennaro Sposato, il primo calabrese a tentare il giro del mondo in bici

Dom, 17/11/2019 - 10:30

Si chiama Gennaro Sposato, ha 31 anni, è di San Demetrio Corone, in provincia di Cosenza, e da due anni pedala in giro per il continente americano con il sogno di realizzare il giro del mondo in bicicletta.
Obiettivo mondo, mezzo bici, perché? 
Viaggiare è stata una cosa che sempre mi ha appassionato, penso che il mondo sia semplicemente fantastico e la voglia di scoprirlo è tanta. Ho scelto la bici come compagna di viaggio molti anni fa per i miei primi viaggi in Italia ed Europa. Già dieci anni fa sognavo di fare dei grandi viaggi come questo però l'università non me lo permetteva. Penso che la bici è un mezzo di trasporto molto interessante per viaggiare, la sua lentezza permette di cogliere dei dettagli che in altri modi non sarei in grado di apprezzare.
Da quanto tempo sei partito, quanti chilometri hai percorso e che paesi hai visitato? 
Sono partito con l’idea di realizzare un viaggio in solitaria nel gennaio 2018 dall'Ecuador, dove stavo vivendo da due anni; da lì, percorrendo la Cordigliera delle Ande verso l’Argentina ho capito che il viaggio era molto più ambizioso del sud America. Così, arrivato in Argentina, sono andato negli Stati Uniti per pedalarli da costa a costa e da lì sono arrivato in Messico e ora in Centro America. Sono appena giunto in Costa Rica. Quanti chilometri ho percorso finora? Ti confesso che sinceramente non li conto, è una mia filosofia di viaggio. Comunque sì... sono tanti!
Cosa facevi prima di metterti in viaggio?
Prima del viaggio vivevo in Ecuador, esattamente nella parte dell'Amazzonia. Lì ho lavorato con una fondazione italiana che si occupa dell'infanzia. Dopodiché ho collaborato a progetti di turismo comunitario, in particolare con comunità indigene Kichwa. Una grandissima esperienza che mi ha insegnato davvero tanto.
Come si organizza un giro del mondo in bici (tempi, costi, allenamento)?
Il giro del mondo in bici è un’idea che una volta nella testa è difficile toglierla. È un processo che si va costruendo poco a poco, giorno dopo giorno, sogno dopo sogno. Io ho pensato anni prima di cominciare a realizzarlo. Sono stato sempre amante dello sport però non credo che viaggiare in bici abbia bisogno di tanto allenamento. Il viaggio stesso e le pedalate giornaliere ti daranno delle soddisfazioni incredibili. Provare per credere. Per i costi credo che il segreto sia portare a zero le spese per l’alloggio. La tenda da campeggio è praticamente diventata la mia casa e poi nel mondo c'è gente fantastica che non esita a offrirti un divano o un posto dove passare la notte. 
Cosa ti porti dietro? 
Praticamente partito dall'Ecuador, dove ho vissuto per due anni, ho venduto tutto quello che non mi serviva. È stato un bel processo, ossia quello di liberarsi di tante cose inutili a cui ero legato. Ora viaggio con tutto quello di cui ho bisogno e tutto entra nelle borse della mia bici. Questa è stata una delle prove più interessanti di quest’avventura.
Hai un programma giornaliero serrato o ti lasci trasportare dalla curiosità? 
Mi organizzo per tappe di una settimana o 10 giorni, a piccoli passi. Vado creando il cammino man mano che le mie ruote macinano chilometri. Lasciarmi trasportare da quello che il viaggio mi regala e i suoi imprevisti è uno degli aspetti fondamentali di questo progetto.
Quanti chilometri fai in un giorno? 
Dipende da moltissimi fattori: vento, salite, asfalto, energia... insomma davvero tante cose. Posso dirti che non pedalo meno di 60 km al giorno, anche se mantengo una media di 100 km al giorno, perché una volta sulla bici non mi stanco di pedalare e ci si diverte un sacco.
Quanto spendi al mese e come ti guadagni da vivere?
Cerco di spendere il minimo necessario per il cibo che mi cucino il più delle volte io con il fornello da campeggio o in una casa dove mi ospitano. Questo progetto porta il nome di Nomad 3.0: è la mia idea di nomadismo contemporaneo per sperimentare un periodo della mia vita in cui rinuncio all'idea di un lavoro fisso e a viaggiare connesso con il mondo del digitale. Grazie ai miei studi nel campo del turismo presso le università "La Sapienza" e "TorVergata" di Roma, realizzo lavori online per aziende che lavorano nel campo del turismo e offro consulenza viaggi online per tutti coloro che vogliono realizzare un viaggio in America Latina o avvicinarsi al fantastico mondo del cicloturismo.
Da quando hai iniziato il tuo viaggio in bici i tuoi genitori sono diventati parte integrante di questo progetto, in che modo?
Potete immaginare le facce dei miei genitori quando gli ho detto che volevo realizzare un viaggio così lungo. È stata una sorpresa e lo capisco benissimo! Però volevo coinvolgerli in maniera attiva e quindi abbiamo deciso di offrire ospitalità a tutti i cicloviaggiatori che passano per la nostra bella Calabria. Tutto questo grazie a un'app che si chiama WARMSHOWERS, da cui è possibile chiedere e offrire ospitalità in diversi posti del mondo, così da poter conoscere le persone del luogo ed entrare in contatto con le realtà locali. Sono passate tante belle persone da casa mia e ogni volta è un'emozione per i miei genitori. Loro non hanno avuto la possibilità di vedere il mondo, e quindi io porto il mondo a casa loro così che lo possano conoscere. 
La Calabria come tappa di molti cicloturisti, cosa ti raccontano i tuoi amici bikers?
Tutti, ma proprio tutti, rimangono sorpresi dalla Calabria e dalla bellezza della nostra terra. La cultura, il cibo e i paesaggi fanno vivere un viaggio unico. Consiglio a tutti i calabresi, amanti della bici e non, di realizzare un viaggio in bici nelle nostre zone anche solo un fine settimana.
Procedendo in bicicletta si trascorre molto più tempo da soli, come gestisci la solitudine?
Beh, gran bella domanda. Trascorro molto tempo in solitudine e ti confesso che a volte vorrei condividere gioie e dolori con qualcuno, magari quando scalo una montagna o attraverso zone aride. La solitudine è, però, anche un'occasione per conoscere se stessi e accettarsi, perché alla fine sei il tuo compagno di viaggio e ti devi far andare bene molte cose. Non dobbiamo pensare alla solitudine come qualcosa di negativo, ha molti aspetti positivi. E poi, ti dirò, sono sempre circondato da tante persone.
La prova più difficile? 
Sicuramente passare delle zone con una bassa densità abitativa e con un clima ostile ti mette alla dura prova. In Argentina ho avuto un principio di ipotermia e negli Stati Uniti un signore mi ha salvato da un tornado che stava arrivando giusto sulla mia testa... Insomma la vita in bici di mette davanti a tante prove.
Pensi mai alla tua terra? Cosa ti manca di più?
Sì molto, ho lasciato la Calabria 12 anni fa per studio e poi la passione dei viaggi. Cosa mi manca di più? La mia famiglia e la tarantella calabrese.
Cosa ti ha insegnato finora questa avventura?
Che il mondo è un posto bellissimo, abitato da gente adorabile. Non si può neanche immaginare l'ospitalità che ho trovato dappertutto. È incredibile: perfetti sconosciuti che aprono le porte della loro casa e mi offrono quello che hanno. Sono cose che rimangono nella mente e nel cuore. Quest’avventura mi ha insegnato tanto ma ancora non ho finito di imparare... e neanche di pedalare!

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
Rubrica: 

Notizie correlate