Denuncia il compagno per maltrattamenti: scatta la “Rete Antiviolenza”

Sab, 25/01/2020 - 13:00

Martedì mattina, i Carabinieri della Stazione di Catona, hanno dato esecuzione ad un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 43enne, già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari presso la propria abitazione, poiché è stato accusato di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e minacce ai danni della propria compagna convivente.
Il provvedimento in questione è scaturito a seguito della denuncia sporta dalla compagna dell’uomo, la quale, presentatasi presso i Carabinieri di Catona, denunciava di essere vittima dei maltrattamenti del proprio compagno geloso ed ossessivo, ricevendo da diverso tempo  abusi sessuali, percosse e minacce.
In particolare, la donna, nella mattinata del 15 gennaio è stata aggredita per l’ennesima volta dall’uomo, le cui percosse l’hanno costretta a recarsi presso il pronto soccorso dell’Ospedale di Reggio Calabria. 
La donna si è rivolta ai Carabinieri di Catona, ai quali ha denunciato di essere stata picchiata per l’ennesima volta dal proprio convivente, con pugni e schiaffi, riportando ematomi su varie parti del corpo ed alla testa.
I Carabinieri di Catona, quindi, applicano a pieno il protocollo operativo per i reati connessi alla violenza di genere  attivando la “rete di supporto antiviolenza” predisposta dall’Arma dei Carabinieri in questa Provincia in esecuzione delle Linee guida in materia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria. I militari dell’Arma, infatti, hanno informato dei fatti il Pubblico Ministero, il quale, nell’immediatezza ha assunto il coordinamento delle indagini, al termine delle quali, sulla scorta dell’esito degli accertamenti svolti, ha avanzato la richiesta di emissione di provvedimento cautelare nei confronti dell’uomo. Provvedimento emesso tempestivamente dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria che ha validato gli esiti investigativi svolti dalla Procura della Repubblica reggina.
L’autore delle violenze, al termine delle formalità di rito, è stato tradotto presso il Carcere di Arghillà a disposizione dell’Autorità giudiziaria reggina.

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