Cortei in (dis)evoluzione nel tempo

Lun, 09/12/2019 - 12:20
I briganti

Sì, lo so che “disevolutivo” non si può usare, ma faceva proprio al caso mio, diciamo che me lo concedo come “licenza poetica” anche se non sono poetessa. In questo caso canto, e preferisco di gran lunga cantare, le gesta di quella parte del mondo che resta ancora sospesa nel tempo, e non trova pace: la parte femminile. Siccome mi diletto nell’andare in cerca di riferimenti storici che hanno lasciato un segno nel tempo, la data del 6 dicembre 1975 mi è saltata all’occhio, poiché ora, come allora la lotta continua. Attenzione a non confonderci con “lotta continua” poiché qui non c’entra. O meglio, non ce l’hanno fatta entrare di proposito quel sabato del 6 dicembre 1975 a Roma, quando nel bel mezzo della manifestazione femminista, la prima in Italia, una rappresentanza politica sopra citata voleva partecipare al corteo. Le manifestanti hanno fatto abbassare ogni striscione che avesse riferimenti politici per non snaturare la protesta. Ed hanno fatto assai bene. Le questioni di genere femminile sono state usate, e lo sono tutt’ora, a piacimento della politica, per attuare i comodi dei governi di turno, quando invece sono temi delicati ed eterni, che nessun uomo di genere maschile, aggiungo io, dovrebbe sognarsi di toccare. La cosa sbalorditiva è essere costretti a riprendere l’argomento “femminismo”, e mi risulta assai imbarazzante, nel 2019. Sono passati 44 anni da allora, mica secoli, solo 4 decenni, e ci tocca assistere nel corrente anno, il giorno 19 ottobre (violando la piazza S. Giovanni di Roma, aggiungo sempre io) al corteo di destra in cui primeggiano le grida di una donna, ahimè, che decide di portare avanti idee che vorrebbero ripiombarci nel medioevo (come d’altronde i suoi compari di corteo). Le sue parole urlate al vento sono addirittura diventate una Hit di successo nel mondo discotecaro: almeno un modo per sdrammatizzare, i giovani lo hanno trovato. Ma che ci avranno poi da urlare? Che siamo sordi? Ma parla piano, ecchecavolo. Tanto, urlate o no, quelle parole hanno solo un unico significato: involuzione. Ancora oggi, nel 2019 le donne devono giustificarsi, coprirsi, lottare per ottenere qualcosa al pari dell’uomo. Eppure portano la vita. Invece l’uomo continua a ucciderle: fino a novembre in Italia sono state uccise 95 donne per mano di un uomo (meglio del 2018, che chiude l’anno con 142 femminicidi!). E i politicanti starnazzano, ma non trovano soluzioni, aumentano solo le disparità. Che umiliazione, nel 2019, doversi difendere da una politica contro le donne, fatta da donne.

Autore: 
Brigantessa Serena Iannopollo
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