Ci rincontreremo sui libri di storia

Gio, 31/12/2020 - 12:00

Addio 2020 ci rincontreremo,ma fortunatamente solo sui libri di storia .Per i prossimi tre anni ti metteremo in quarantena. Il fatidico bis sexsto die ante kalendas Martis che Giulio Cesare volle aggiungere al calendario, che non corrispondeva alla cascata dei giorni  solari convenzionali  e la riforma del calendario ancora più precisa voluta dal papa Gregorio  XIII nel 1582, hanno lasciato in mano ai posteri la precisione scientifica e la sospettosa incredulità del popolo fin dai tempi dei romani ,che consideravano febbraio il mese più compromesso con  le potenze delle tenebre.
Facile elencare che  il terremoto di Messina (1908) ,del Belice ( 1968) del Friuli (1976) e quello dell’Irpinia(1980), l’attentato alla stazione di Bologna (1980) gli attentati del lungomare di Nizza( 2016)  e le stragi di Capaci  e di via D’ Amelio (1992), la morte di Robert Kennedy e di Martin Luther King (1968) lo tsunami dell’Indonesia( 2004) avvennero tutte in anni bisestili.
 Ma lo scoppio delle prima bomba atomica accadde nel 1945, l’8 settembre ’43 tragico giorno della storia italiana,la morte di John Kennedy(1963) la bomba in piazza Fontana nel 1969: anni non bisestili. Forse ha ragione il bravo filosofo Altan cittadino di Aquileia, che ci fa meditare con le sue vignette sulle recondite vicende della nostra esistenza e che ha commentato con il suo nasuto personaggio, comodamente seduto in poltrona, con un calice di vino (traminer?) in mano “Anno bisestile:una giornataccia in più del solito”.
  Potrebbe sembrare che con il nuovo anno gli uomini che abitano il mondo della pandemia ambiscano solo a ritrovare oltre che la salute, un’originale  problematizzazione  non emotiva e superficiale, lontana da una umanità stereotipata. Allevati in una dimensione sociale “nella quale – scrive il filosofo spagnolo Ortegay Gasset -le città sono piene di gente,le case piene di inquilini ,i treni pieni di viaggiatori , caffè pieni di consumatori,gli ospedali pieni di malati ,le spiagge piene di bagnanti :il problema è sempre più quello di trovare Posto”.Si era vissuti con l’illusione che l’organizzazione tecnica e politica potesse da sola risolvere i tanti problemi che assillano l’uomo. Ci si era illusi che l’uomo del “mio tempo” ( come cesellava il poeta Salvatore Quasimodo) imbottito da luoghi comuni travasati nella sua testa  dalla propaganda giornalistica ,televisiva,cinematografica, fosse incapace di  scambiare l’aumento dei vantaggi tecnologici  con un incremento di valore personale. Ma il godimento di tutte le scoperte e di tutte le risorse della civiltà industriale  non sono garanzia di un armonico e intelligente sviluppo della personalità. Le macchine divengono nuovi tiranni quando  incoraggiano la pigrizia dei loro utenti e non inducono a trasformare questi vantaggi  in occasioni  di progresso intellettuale e morale. Appare incontrollabile il dissidio tra la scienza e i pregiudizi sociali. Medici che negano la presenta del Covid e l’utilità del vaccino. Ma l’uomo spiritualmente formato  accetta il mondo umano imperfetto  e si sforza di renderlo meno imperfetto. Non ha certezze,richieste perentorie. Ha speranze per le quali lavora. E’ sempre possibile  ampliare l’origine della propria libertà,rendere più umano e razionale  il proprio vivere ,affrontare  quelle contraddizioni che rendono  la nostra vita ,spesso difficile ,inutilmente umiliante e disumana. Quell’equilibrio, che pensavamo  fosse un diritto, è piuttosto  un impegno che si assume verso sé  e verso gli altri. Abbiamo abitato un anno di drammatiche tensioni,più spostati sul versante terribile della morte e con ansiogene, incerte speranze
Se una prerogativa autentica si può trovare nell’uomo  questa è proprio la capacità di rinnovar le idee,convincimenti, valori. Irrequieto, inventivo  l’uomo è stato capace di trasformare l’ambiente in cui vive escogitando nuove condizioni di vita, moltiplicando le proprie possibilità. In questo mutamento globale proprio l’uomo artefice  può rimanere stoltamente immobile?.Non è l’uomo condannato ad una eterna ripetizione del suo passato. Nulla più pericoloso e incivile  che avere sempre le stesse abitudini mentali. Un anno nuovo ,per potere apprezzare che forse anche il libro dell’Ecclesiaste “non c’è nulla di nuovo sotto il sole” può spiegarci che inerzia,  presunzione  stanno a proporre un’impossibile iniziativa umana. Ma forse sarà meglio pensare che nel 2021 ogni cosa sarà  originaria e insostituibile,esistenze preziose  degne del nostro interesse,della nostra curiosità, del nostro amore, della nostra  speranza. Per non abdicare alla nostra libertà.

Matteo Lopresti

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