Ci ha lasciati Salvatore Futia, persona perbene di raffinata cultura

Dom, 15/11/2020 - 17:00

Poche persone conoscevano bene Turi, tutti conoscevano benissimo il Professore Salvatore Futia. Si era formato al Liceo Classico “Ivo Oliveti” di Locri, distinguendosi subito come uno dei più brillanti studenti, tanto che il Vescovo Perantoni (cui Futia nel 2011 dedicò il libro “Un vescovo al rogo - Il ritorno di Perantoni, il vescovo del dire e del fare”, Grafiche Spataro Edizioni) lo chiamò per proporgli gli studi in seminario fino alla laurea, prospettandogli la carriera ecclesiastica. Futia, declinando l’offerta, rispose che voleva essere un uomo libero e il Vescovo, di rimando «proprio per questo devi venire da noi». L’aneddoto, più volte citato negli anni a venire, lo faceva sorridere ma anche riflettere su come sarebbe cambiata la sua vita. Laureatosi in Lettere, si dedicò all’insegnamento e diffuse il sapere a piene mani. Cultore della tradizione locale, specie quella contadina, mantenne sempre un forte legame con la sua terra, pur con occhio critico e spesso controcorrente. Si impegnò in politica, ma solo a livello di Amministrazione Locale, concludendo il suo impegno con la carica di Vice Sindaco nella Giunta Lombardo. Il suo rigore morale, spinto fino all’estremo, non gli consentì mai di scendere a compromessi, portandolo a percorrere sempre la strada più difficile. Amava Locri più di quanto non volesse ammettere, pur stigmatizzando certe prassi proprie dei paesi di provincia. Non tollerava, soprattutto, il pettegolezzo quando si trasforma in maldicenza o, peggio, in calunnia. La sua caratteristica di uomo pubblico era che diceva sempre quello che pensava e pensava sempre quello che diceva. Per questo la sua vita fu per niente comoda, pagando sempre di persona le scelte compiute. I suoi princìpi venivano prima di tutto, persino prima degli affetti famigliari o amicali. Aveva la capacità di analizzare i fatti come fosse un osservatore distaccato, quasi fuori dal suo tempo ma, al contempo, immerso nella viva e cruda realtà. Tutti lo conoscevano così, un uomo tutto di un pezzo, rispettato per la sua integrità morale e per la sua cultura, di cui peraltro non si vantava mai, che traspariva da ogni argomento o racconto svolto. Scrisse nel 2009 un libro importante per Locri e non solo, “Lo scandalo delle Officine Meccaniche Calabresi”, edito da Franco Pancallo Editore, che testimonia il suo bisogno di studiare il passato per capire il presente. E, sempre nel 2009, con lo stesso editore, pubblica “I frammenti della legislatura di Zaleuco da Locri”. Infine, nel 2011, il già citato libro sul Vescovo Perantoni.
Poi c’era Turi, con la sua intima malinconia, che negli ultimi tempi era divenuta mal di vivere. Il periodo in cui animava con la sua presenza e con il suo modo di essere era ormai alle spalle. Troppe delusioni e anche quello che lui chiamava “tradimento intellettuale” lo aveva piegato ed era finito col ritirarsi in un guscio che diventava sempre più piccolo. Chi lo ha conosciuto negli ultimi anni della sua vita non può immaginare quanta voglia di vivere lui avesse e come godesse nello stare assieme agli amici che ne apprezzavano le doti umane, ben felici di tollerare alcuni aspetti caratteriali. Gli piaceva molto la definizione, trovandola calzante, che scherzando (ma non poi così tanto) gli dissi doveva essere il suo epitaffio: “gli piaceva tutto ma poteva fare a meno di tutto”.
I suoi ultimi sorrisi li ha riservati alla sorella Ornella, che lo ha accompagnato fino agli ultimi istanti con tutto l’amore possibile. Locri perde una persona che ha tutti i titoli per entrare a far parte della sua Storia, gli amici perdono una bussola importante. E sicuramente ognuno custodirà i propri preziosissimi ricordi e di Turi e del Professore, facendolo rivivere ogni qualvolta li racconterà.

Autore: 
Francesco Femia
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