Caro Matteo, la Locride piange le stesse sofferenze che hai raccontato a Palermo

Dom, 08/12/2019 - 09:00

Caro Matteo,
ho visto la scorsa settimana il tuo servizio nel programma Le Iene su alcuni imprenditori di Palermo a cui la “legalità” ha rovinato la vita. Ho visto i volti di ragazzi che cercavano solo i loro futuro distrutti da chi doveva garantire la giustizia, da uno Stato che tu nel servizio definivi “assente”. Ho pensato e ripensato a quei volti, a quegli sguardi, alla tua incredulità rispetto a una storia dove il male ha la maschera del bene. Per questo motivo ho pensato di scriverti, perché forse a voce potrei non riuscire a esprimere tutta la rabbia che mi porto dentro. A Palermo, forse questa tragedia la vivono solo alcune famiglie, mentre nella Locride quella sofferenza coinvolge tutti, dai sindaci ai medici, dagli ingegneri ai bidelli. La tragedia tocca tutti perché qui non è Palermo, qui non ci sono luci e ombre, ma solo fantasmi, qui tutta la realtà è coinvolta perché i cittadini onesti sono vittime due volte. Della ‘ndrangheta, che devi avere la fortuna di non incontrare sulla tua strada, e dello Stato, che in nome della legalità abbatte tutto, il buono e lo sbagliato.
Mi presento, sono un testone calabrese, sono tornato nella Locride nel 1995 per fare il militare a seguito dell’esperienza universitaria a Bologna e, per fortuna, ho trovato subito delle occasioni di lavoro che mi hanno permesso di realizzare un fantastico sogno professionale che è stato la “Riviera”, un giornale che dal 1998 riesce a dare informazioni e discussioni a questa terra fantastica e maledetta. In questo percorso ho avuto la fortuna di seguire da vicino la storia della Locride e dell’intera provincia di Reggio Calabria.
Una delle mie ossessioni è lo sviluppo possibile per il nostro territorio, ho scritto molti articoli in varie occasioni per cercare di capire cosa si può fare. Come giornale lamentiamo da anni che la strategia per sconfiggere la ‘ndrangheta è sbagliata, che non si può vincere solo con la repressione, del resto i risultati stanno lì a confermare che il loro fatturato aumenta. Da molti anni siamo stati condannati da un cancro che è cresciuto prima nelle nostre contrade e, mano a mano, ha preso forma anche nei nostri centri, contaminando tutto il territorio, la ‘ndrangheta. L’assenza di uno Stato che si impegnasse a far rispettare la Costituzione ha fatto il resto. La situazione è peggiorata da quando la questione meridionale si è trasformata in questione criminale, per cui per combattere la ‘ndrangheta da una parte lo Stato ha applicato la strategia militare e si limita a eseguire arresti e confische, e dall’altra, con uno Stato che, sempre in nome della legalità, tratta da criminali l’intera popolazione, come se la stessa non fosse la vittima”. Noi sosteniamo che uno dei nostri problemi è la ‘ndrangheta, ma allo stesso tempo chiediamo che si studi una strategia seria, fatta non solo di repressione ma anche è soprattutto di cultura e sviluppo.
Avrei moltissimo da scrivere, per cui cerco di sintetizzare una delle questioni più gravi che affliggono il territorio in modo quasi mortale, viste le conseguenze, che sono simili a quelle descritte nel tuo servizio. Sto parlando naturalmente della legge sullo scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose, legge che azzera la normale vita democratica di un paese da un giorno all’altro, senza possibilità di confronto, discussioni o processi. Al posto di amministratori che vengono eletti dal popolo, nei comuni vengono mandati per 2 anni, 3 professionisti delle prefetture, che però in nessun caso hanno migliorato la situazione, anzi spesso la peggiorano. Voglio ricordare a me stesso che questa legge nasce nel 1989, a seguito del racconto di un terribile omicidio a Taurianova dove venne scritto e raccontato che al termine di una sparatoria un killer tagliò la testa alla vittima e la lanciò in aria per spararla come un bersaglio. Questa è una bugia storica che condanna il meridione, perché in realtà alcuni cronisti negli anni successivi hanno riportato la verità dei fatti, cioè non ci fu nessun tiro alla testa ma semplicemente lo sfortunato fu colpito da un colpo di lupara ravvicinato che gli fece volare la testa. Verità.
Per la cronaca, riporto i dati del penultimo prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, che è stato Prefetto dal 1 settembre 2016 al 13 maggio 2019. In questo non lungo periodo ha disposto 19 commissioni d’accesso verso gli enti pubblici della provincia, uno dei quali all’Asp di Reggio Calabria. Come lui nessuno mai. Sono stati sciolti 15 enti (14 comuni più l’Asp di Reggio Calabria), uno dei quali senza accesso preventivo (Delianuova), mentre gli accessi attualmente in corso avviati dallo stesso prefetto sono 2: il Comune di San Giorgio Morgeto e il comune di Casoleto. Finora non avevo riletto in dettaglio questi numeri e non mi ero reso conto della gravità della situazione. Mi viene da esclamare che si tratta di emergenza democratica. Sicuramente questo è il prefetto che vince di gran lunga il titolo di campione del mondo degli scioglimenti dei consigli comunali.
Con quali risultati? Mi viene la rabbia, perché noi desideriamo uscire da questa situazione, noi vogliamo vivere in una terra senza ‘ndrangheta, ma questo non è successo, per cui mi chiedo perché si insista con queste scelte, perché non si cambia la legge che a dire di tutti necessita almeno di una serie di modifiche. Basta per favore.
La storia degli scioglimenti dei consigli comunali è una storia di ingiustizie e sofferenze, una storia fatta da gente che non conosce il territorio e forse non lo ama nemmeno.
Una storia che noi abbiamo raccontato, che abbiamo voluto registrare per il futuro, perché spero che un giorno qualcuno pensi che ci possa essere una Norimberga anche per noi. Ricordo alcuni casi limite, nel giugno del 2013 il caso del comune di Ardore dove dopo un’operazione di polizia fu sciolto il consiglio comunale guidato dal sindaco Giuseppe Campisi, vittima in gioventù della ‘ndrangheta che sequestrò il padre che morì durante la prigionia. Il caso di Marina di Gioiosa Ionica, il cui consiglio comunale è stato sciolto la prima volta a seguito di un’operazione di polizia, ma dopo anni sono stati assolti tutti i componenti di quell’amministrazione che aveva coniato lo slogan di “città del sorriso”; oggi si trovano tutti con la vita distrutta, senza un perché. La seconda volta ha vissuto uno scioglimento ancora più assurdo perché i consiglieri non erano stati coinvolti in nessuna operazione né prima né dopo essere stati eletti; addirittura hanno vinto il ricorso al Tar del Lazio, poi cancellato dal Consiglio di Stato. Emblematico anche il caso del comune di San Luca, sciolto a pochi giorni dal voto, che vide arrestato il sindaco uscente, assolto dopo qualche anno con formula piena. Il caso di Casignana, con il sindaco Pietro Crinò, anche lui agli arresti domiciliari e anche lui assolto già in primo grado di giudizio. Il caso di Siderno, il mio paese, già al secondo scioglimento: qui le persone per bene diventano mafiosi. Chiudo citando l’ultimo atto di questa mattanza, cioè lo scioglimento del comune di Africo, dove hanno distrutto la vita ad un giovane avvocato, Francesco Bruzzaniti. Potrei continuare e forse dimentico qualche caso anche più eclatante. Ti scrivo perché ieri sera sei stato ospite a “La Gru”, accolto da gente che ha lavorato sodo per realizzare qualcosa, e anche loro sono passati dalla gogna, perché è quasi impossibile fare politica o imprenditoria senza che qualcuno cerchi di infangare il tuo lavoro, ma credimi sono persone per bene e che tanto hanno dato a questa terra.
La nostra gente chiede disperatamente di stare bene, chiede solo lavoro, sviluppo, cerca qualcuno che inizi seriamente a risolvere i problemi, il popolo non può vivere di sola legalità.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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