Calabria litigiosa: Locri e Lamezia capitali dell’arretrato giudiziario

Sab, 15/08/2015 - 17:18

Gli italiani, si sa, sono un popolo litigioso. Sarà il corredo genetico latino, lo sfrenato desiderio di una sentenza che ha portato a un inevitabile accumularsi di processi, soprattutto in Calabria. Le stime ministeriali non sono delle più incoraggianti, in quanto ad arretrato. A Locri, ad esempio, ci sono più di 100 cause pendenti ogni mille abitanti: una ogni dieci persone, bambini inclusi. Poco meno di Lamezia Terme. Nonostante ciò la tendenza generale dimostra un calo discreto delle pendenze di fronte alle nostre corti, sebbene la situazione non sia ancora delle più incoraggianti. Sempre a Locri, ad esempio, c’è il record delle cause di lavoro e previdenza in rapporto alla popolazione; a Cagliari quello delle separazioni e dei divorzi giudiziali; a Vallo della Lucania, invece, va il primato per durata dei processi, in media lunghi oltre quattro anni e mezzo. I dati del Ministero della Giustizia, quindi, nel contesto di un lieve miglioramento, attestano una durata media dei processi civili intorno ai 796 giorni. Un’eternità.
Il 2014 ha però registrato un saldo positivo notevole e da non sottovalutare. I tribunali civili di primo grado hanno pronunciato 330mila sentenze in più rispetto alle liti che sono state iniziate da cittadini e imprese e ciò a causa di un significativo calo di nuovi contenziosi, ben -4,2% rispetto al 2013, e di un aumento delle decisioni dei giudici, +3,9%. Non esiste ancora un quadro certo sull’eziologia della diminuzione delle iscrizioni a ruolo nei nostri tribunali ma è plausibile che la crisi economica, il riservare cospicui investimenti per altre ragioni, costringa il cittadino a rivolgersi sempre meno ai tribunali, favorendo una tendenza deflattiva delle nostre corti e aumentando l’indice di efficacia, almeno burocratica, della nostra giustizia. Ma non solo la crisi. Nel 2014 sono stati introdotti strumenti di risoluzione alternativa delle controversie, come arbitrato, negoziazione assistita e mediazione, che certamente hanno favorito la diminuzione del peso dei fascicoli civili in Italia. Certo, non possiamo ancora definire “anglosassone” la tendenza alla risoluzione in mediazione in Italia, tuttavia certe cifre non possono che far sperare. Basterebbe un po’ di semplice informativa da parte delle pp.aa. Quello dell’anno scorso è comunque un gran risultato che ha portato ad avere un arretrato “solo” di tre milioni di cause. Un numero di fascicoli ancora imponente, certo, ma che procedendo di questo passo potrebbe essere azzerato in nove anni. Questa è una necessità di una certa urgenza e che riguarda, tra i tanti, i tribunali che ancora hanno un numero titanico di fascicoli pendenti: Roma (115mila) e Napoli (100mila), ai quali si aggiungono alcuni grandi tribunali del Sud - Foggia, Bari e Catania - e il palazzo di giustizia di Milano, con un indice di quasi 50mila cause arretrate.

Autore: 
Antonio Cormaci
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