Calabrese: “Non smetteremo mai di lottare per l’ospedale”

Dom, 27/10/2019 - 09:00

Dopo l’Assemblea dei Sindaci di martedì, riunitasi a Siderno per discutere dell’emergenza sanità, abbiamo incontrato il sindaco di Locri per capire come si possa salvare l’Ospedale. Al centro della nostra chiacchierata la necessità di varare leggi speciali per assumere a stretto giro almeno parte del personale che manca, ma anche i giochi di potere che viziano l’assetto interno del nosocomio e le promesse mai mantenute da parte della politica.
Qual è il suo giudizio sull’ultimo incontro dell’Assemblea dei Sindaci?
Gli incontri convocati per discutere di argomenti importanti come la sanità sono sempre positivi e l’assemblea indetta da Cesare Deleo martedì non è stata da meno. Ho assistito a un confronto in cui tutti i sindaci, che in questi anni non si sono mai sottratti al problema, hanno espresso preoccupazione e la volontà di avviare un azione sinergica, cui mi fa piacere che si sia unita l’iniziativa di una petizione popolare. Atti come questo, svincolati dalla politica, indicano che non si vuole parlare di sanità solo dinanzi alle emergenze, ma che si è compreso che il rischio di casi di malasanità in Calabria aumenta esponenzialmente a causa di carenze strutturali.
Durante il Sanità Day 2018 i sindaci avviarono una raccolta firme per l’ospedale che si fermò a circa 3mila sottoscrizioni in due settimane, un dato diverso dalle 15mila raccolte per lo Studio Radiologico nei giorni scorsi. Pensa che questo risultato indichi la scarsa efficacia dell’azione dei sindaci o sia dovuto alla maggiore consapevolezza del problema da parte dei cittadini cui faceva riferimento prima?
Credo ci sia effettivamente maggiore consapevolezza da parte dei cittadini, ma bisogna sottolineare anche che la raccolta firme per lo Studio Radiologico è stata effettuata in maniera capillare su tutto il territorio, mentre noi avevamo un solo banchetto all’ingresso dell’ospedale, che intercettava chi vi si recava per un controllo o per fare visita ai familiari. Nel 2015 scesero in piazza per la sanità 10mila persone, quindi non si può dire non ci sia stata sensibilità, in passato. Più che altro oggi c’è maggiore delusione perché sono venuti sul territorio tanti politici che hanno fatto molte promesse… ma nessuna è stata mantenuta.
Durante l’Assemblea dei Sindaci avete affermato di non ritenere imputabile questa mancanza di risultati alla poca incisività dell’azione di voi primi cittadini, eppure molti residenti ancora ritengono che non stiate facendo abbastanza. Come potreste essere risolutivi e far cambiare idea alla gente?
Io penso che la gente, in fondo, capisca e apprezzi ciò che abbiamo fatto, fermo restando il potere limitato che abbiamo. Noi sindaci non ci siamo mai risparmiati: abbiamo fatto sit-in davanti a Palazzo Chigi, incontrato i Ministri della Sanità, organizzato manifestazioni… e lo abbiamo fatto mettendo da parte le differenze ideologiche, tutti insieme (io porto la bandiera solo perché sono il sindaco della città che ospita l’ospedale). Oggi siamo dinanzi a un novo tipo di emergenza perché, come ho verificato durante l’incontro di Catanzaro la scorsa settimana, senza un intervento straordinario - che noi invochiamo da tempo - l’ospedale è destinato a chiudere per “mancanza di ossigeno”. E la cosa ancora più grave è che questo problema, che prima riguardava solo Locri, oggi riguarda anche Trebisacce, Corigliano, Polistena… tutta la Calabria. Si tratta di un caso molto serio e di non facile soluzione, perché il commissario alla Sanità Saverio Cotticelli parla di decreti straordinari, ma non ha la copertura finanziaria o le autorizzazioni del Tavolo Adduce - che gestisce il Piano di Rientro - per poterli realizzare.
Come si potrebbero varare, allora, le leggi speciali che sembra siano necessarie per salvare la nostra sanità?
Siccome questi sfasci sono stati prodotti dalla politica che ha gestito la sanità negli ultimi vent’anni, secondo me sarebbe utile partire con la costituzione di una commissione - anche bicamerale, che abbia i poteri della magistratura come le commissioni di inchiesta - che individui e punisca i responsabili. Ma, allo stesso tempo, bisogna dare risposte ai cittadini, perché il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione, eppure nel nostro territorio non è stato e non è ancora oggi garantito. Io pretendo di avere per i miei cittadini un ospedale funzionante. Come renderlo tale non è mia competenza dirlo, ma la Regione non può continuare a pagare 350 milioni l’anno per la mobilità passiva perché in loco non vengono garantiti nemmeno quei servizi che altrove sono considerati banali. Questa situazione obbliga i residenti a spostarsi anche per i controlli normali e, in casi estremi, persino a rinunciare alle cure, perché non tutti possono andare fuori o portare un familiare con una frattura a Reggio Calabria o a Catanzaro, evenienza che ha un peso enorme su un bilancio famigliare. Non dimentichiamo, poi, le bufale che ci hanno raccontato, come quella sul finanziamento di 14 milioni - noi pensavamo fossero 21 - che ritenevamo pronti a essere investiti per appaltare i lavori di riqualificazione della struttura, mentre sappiamo oggi che ancora si deve preparare il progetto con il finanziamento in scadenza il 31 dicembre. Per far sopravvivere l’ospedale di Locri servono con urgenza - e non lo dico io, ma il nuovo direttore sanitario aziendale - 5 ortopedici, 8 medici d’urgenza al Pronto Soccorso, 6 radiologi, 2 tecnici di laboratorio e un medico per il laboratorio trasfusionale… e sono solo le figure fondamentali per non far chiudere questi reparti, perché in realtà l’ospedale è sotto organico di ben 150 professionisti. Per reperirli vanno varate procedure straordinarie per l’assunzione a tempo indeterminato di medici e l’indizione di concorsi da completare in poche settimane sotto la supervisione di persone che si occupino di risolvere il problema. Servono, dunque, coperture finanziare per queste assunzioni e per quelle degli operatori sanitari, oltre che una legge straordinaria per l’appalto dei lavori, l’acquisto delle attrezzature e l’assunzione di tecnici che le facciano funzionare. Perché in passato è successo anche che sia stata acquistata una camera iperbarica chiusa per anni negli scantinati dell’ospedale e poi mandata in discarica perché nessuno sapeva come utilizzarla. Hanno sputtanato milioni e oggi siamo noi cittadini a pagare le conseguenze di questo comportamento scellerato sulla nostra pelle. E mi ci metto anche io perché, prima di essere sindaco, sono un utente di questo ospedale dato che, come dico sempre, chi vive qui potrebbe avere bisogno di questa struttura indipendentemente dal ruolo ricoperto, dal ceto sociale, dalla religione, dall’appartenenza politica e dal colore della pelle.
Che mi dice delle proposte avanzate dai suoi colleghi sindaci durante l’Assemblea di martedì?
Come ho già detto molte cose sono superate: ho emanato un ordinanza e non ho ottenuto risultati e, anche se valuteremo l’istituzione di un’unità di crisi non penso che ci darà risultati concreti. È importante, invece, riunire attorno a un tavolo tutte le personalità competenti in materia come accaduto a Catanzaro la settimana scorsa, aggiungendo magari anche il Prefetto Massimo Mariani, che si è dimostrato attento alla problematica come il suo predecessore Michele Di Bari, e il Vescovo Francesco Oliva, sempre impegnato a fare da cassa di risonanza a questa problematica. Ma al tavolo devono sedere anche i tecnici del Ministero e il Ministro della Salute o un suo rappresentante, che ci diano la possibilità di varare una legge che salvi l’ospedale.
Anche durante l’Assemblea di martedì si è tornati brevemente sul servizio de “Le Iene” dello scorso anno che, secondo alcuni, ha decretato il fallimento del Sanità Day 2018 e la “morte professionale” dell’allora Direttore Sanitario Pasquale Mesiti, che pure aveva dimostrato apertura nei confronti delle richieste dei sindaci. Cosa risponde a chi ritiene che quella denuncia si sia rivelata controproducente?
Perché non denunciare? “Le Iene” hanno detto cose non vere?
La critica non è sui contenuti, ma sui tempi. Il servizio venne mandato in onda proprio quando sembrava si stesse aprendo uno spiraglio…
Non penso ci siano dei tempi più o meno adatti di altri per denunciare. Non posso negare che ci fosse disponibilità ad ascoltarci da parte di Mesiti, ma le risposte che stavamo ricevendo non erano adeguate. In questi anni mi sono confrontato con sette Direttori Generali o facenti funzioni e nessuno ha realizzato le soluzioni che aveva proposto a parole. Di Rosanna Squillacioti ho chiesto le dimissioni dopo tre mesi, mi sono scontrato con Franco Sarica e con tutti quelli che, come loro, non hanno avuto davvero interesse per questo ospedale. Questa mancanza di interesse, inoltre, ha generato un problema interno: i concorsi, all’ospedale, non si fanno perché ognuno è interessato a difendere i propri interessi e perché bisogna favorire qualcuno adducendo la scusa perfetta che sono i medici a non voler venire a Locri. Eppure il dottore Virzì è venuto e poi è stato mandato via, così come anche i dottori Bertucci, Liguori, Macrì e Paone hanno contribuito a rendere l’ospedale migliore, e non sto parlando del paleolitico, ma di dieci anni fa. È cambiato qualcosa da allora? No. Eppure il periodo della denuncia era iniziato subito dopo l’omicidio Fortugno, elemento che mette a tacere chi sostiene che sia stato il clima pesante ingenerato da quel fatto di cronaca a convincere i medici a non accettare incarichi a Locri. Non è vero che i medici non vogliono venire. I medici vogliono trovare un ospedale funzionante, con una sala operatoria, le attrezzature, i colleghi in reparto, gli infermieri. Vogliono garantire un servizio ai cittadini e ancora oggi le eccellenze che abbiamo bene o male in tutti i reparti lo fanno in condizioni assurde e disagiate, in quanto garantiscono doppi e tripli turni con rischio per la propria salute e anche per quella dei cittadini, perché come si può lavorare per 18, 20 ore consecutive senza perdere di lucidità? Li hanno messi in queste condizioni e poi denunciano i casi di malasanità. Ma siamo sicuri che siano dovuti all’incapacità del medico e non piuttosto perché lo stesso non era stato messo nelle condizioni di lavorare? Ecco perché il Governo dovrebbe intervenire come è intervenuto sul ponte Morandi, o sul terremoto.
Resta il fatto che, purtroppo, le molte azioni intraprese da sindaci e cittadinanza hanno dato pochissimi risultati…
Più che altro non sono state ascoltate dalla politica, che sembra non ritenere rilevante il grido di allarme dei cittadini di questo comprensorio.
E lei pensa di aver individuato la causa di questo atteggiamento?
Nei confronti della Locride c’è un evidente pregiudizio che si trasforma in disattenzione da parte della politica, che ritiene meglio non avvicinarsi al nostro comprensorio se non per raccogliere voti e fare passerella prima di scomparire. Quando è stata votata la legge per la riduzione del numero dei parlamentari ho affermato che per la Calabria cambierà poco. Ad ogni legislatura abbiamo visto non più di quattro o cinque parlamentari impegnati per la nostra Regione, ma degli altri 26 o 27 nemmeno sappiamo i nomi. Sono illustri sconosciuti che stanno a Roma a bivaccare mentre la Locride viene utilizzata per criminalizzare un intero territorio senza proporre soluzioni. Noi sindaci cosa potevamo fare più di ciò che stiamo facendo? E non mi riferisco solo all’ospedale: siamo andati a tavoli tecnici, al Ministero dell’Interno, abbiamo fatto incontri sul territorio evidenziandone le problematiche, chiesto l’estensione della ZES per attirare investitori… abbiamo fatto di tutto. Eppure non abbiamo avuto risposte né da destra né da sinistra. Meritiamo tutto ciò? Ritengo di no. Siamo in Europa? In teoria sì, ma non beneficiamo di nulla.
Pensa dunque che la situazione possa cambiare?
Deve cambiare. Durante l’assemblea dei sindaci ho avvertito il desiderio di non mollare e visto i miei colleghi pronti a fare la guerra a tutti indipendentemente dall’appartenenza politica di ognuno. Dobbiamo andare avanti con la convinzione che la cosa debba essere risolta e dimostrare a chi pensava che ci saremmo stancati e che “quel folle del sindaco di Locri” sarebbe stato imbavagliato e avrebbe finito di rompere le scatole, che si sbagliava di grosso. Quando la gente dice che non abbiamo ottenuto nulla rispondo che non è vero, perché la nostra azione folle e disperata di questi anni ha impedito la chiusura dell’ospedale, al centro di un progetto politico bipartisan che ne prevedeva la chiusura per favorire centri più grandi come Reggio Calabria o Catanzaro. Ma davvero sarebbe stato fattibile recarsi a 100 km di distanza per un qualunque problema, oppure qualcuno pensava di sacrificare l’ospedale di Locri sull’altare del Grande Ospedale della Piana e darci quello come punto di riferimento? Non è una soluzione in grado di soddisfarci. Noi non pretendiamo il Policlinico Gemelli, o il Bambin Gesù, o altre strutture all’avanguardia, vogliamo solo i reparti strategici, ma funzionanti, mandati avanti da personale medico e paramedico che può fare affidamento su buone attrezzature. Su questo punto non mollerò io e non molleranno gli altri sindaci, perché se si cede la Locride muore. Possiamo fare a meno di qualche strada o di qualche infrastruttura, ma a due cose non siamo disposti a rinunciare: alla sanità e al lavoro, che sono le due principali ragioni per cui i cittadini stanno scappando da qui. È una bella sfida, ma la porteremo avanti senza stancarci, perché se fino a oggi non ci hanno ascoltato, adesso devono farlo e ben vengano le iniziative splendide come quella della raccolta firme organizzata da Bruna Filippone, che sta dando forza alla nostra azione. Noi non ci fermeremo mai.

Autore: 
Jacopo Giuca
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