Amalia Bruni scrive al Presidente Mattarella per non far chiudere il Centro di Neurogenetica

Dom, 12/01/2020 - 19:00

Alcuni mesi fa abbiamo scritto la storia della scienziata calabrese di fama mondiale Amalia Bruni che, grazie al suo impegno e alle sue ricerche, si trova ad un passo dallo scoprire la cura dell’Alzheimer. È stata sempre lei a fondare il Centro di Neurogenetica a Lamezia, che rappresenta un sollievo per i malati e le loro famiglie. Ma in questi mesi si sono rincorse voci sempre più insistenti circa il rischio di una chiusura del Centro, voci che purtroppo hanno trovato conferma. Per tale motivo, la dottoressa, in questi giorni, ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Ministro della Salute Roberto Speranza.
Ecco ciò che scrive:
“Ho l’onore e l’onere di dirigere il Centro Regionale di Neurogenetica in Calabria da oltre vent’anni, da quando cioè la Regione decise di istituire con una legge apposita questa struttura, per permettere alla sottoscritta e al suo piccolo gruppo di ricerca la prosecuzione del lavoro sulla malattia dell’Alzheimer ereditaria, che nel 1995 aveva dato uno dei risultati più importanti della storia della neurologia, ovvero l’isolamento della causa genetica più frequente. È da quel risultato che forse in un futuro molto immediato potrebbero arrivare farmaci importanti per sconfiggere questo mostro. Ma ora il Centro rischia di giorno in giorno la chiusura. Vent’anni fa l’allora Presidente della Regione, prof. Nisticò, e la prof.ssa Rita Levi Montalcini pensarono che l’istituzione di un centro che contemporaneamente facesse assistenza e ricerca avrebbe potuto sviluppare e diffondere qualcosa d’importante per il contesto e soprattutto trasferire alla collettività i risultati degli studi. Così è stato per questi lunghi vent’anni e tutto il lavoro è stato possibile grazie all’Associazione per la Ricerca Neurogenetica ONLUS (fondata dalla sottoscritta nel 1992) che ha sempre fortemente aiutato non solo la ricerca, ma anche l’assistenza per conto delle famiglie degli ammalati. Oggi, dopo tanto lavoro, è stato possibile identificare la nuova proteina centrale nello sviluppo della malattia chiamata Nicastrina. Tuttavia, a fronte di questi risultati importanti, la situazione che questo centro vive è semplicemente allucinante e paradossale, ma tristemente in linea con i comportamenti di disattenzione e indifferenza molto frequenti nella nostra terra. Nel 2007, l’Assessore Regionale alla Salute decide che ‘la ricerca la fa l’Università’ e il centro non ha motivo di esistere. Solo che con un moto della collettività, capeggiato da Rita Levi Montalcini, nostra paladina e madrina del Centro, riusciamo a vincere la battaglia, anzi quella che ho definito la terza guerra mondiale. Un’altra legge Regionale definisce un fondo stabile di 500.000 euro annui. Ma la tranquillità dura qualche anno. Da quando la sanità calabrese viene commissariata il finanziamento è interrotto, la Giunta Regionale ci viene in soccorso con un piccolo fondo stanziato per un triennio (2019-2021), ma i fondi erogati quest’anno finiscono ad agosto. Ma con il recente commissariamento e la dichiarazione di dissesto dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro i finanziamenti si sono interrotti. L’ONLUS non ha più fondi da anticipare. Raccogliere fondi nella nostra terra è difficile. La fine è imminente. Se le istituzioni non correranno ai ripari in maniera definita e stabile negheremo ai nostri pazienti (e non solo a quelli calabresi) la ricerca e la speranza. È dunque in nome e per conto dei nostri pazienti ‘smemorati’, delle famiglie, di tutte quelle persone fragili e sole che non possono cercare assistenza in altre parti d’Italia, dei medici e di tutto il personale sanitario che si occupa con competenza e dedizione dei pazienti, dei ricercatori che sono andati via, della collettività, quella calabrese, che non ce la fa più ad essere considerata cittadina di serie B, chiedo fortemente e a gran voce di intervenire. Questa mia richiesta di aiuto estremo è come il razzo di SOS che lanciano le imbarcazioni che si stanno inabissando, loro malgrado. Le soluzioni esistono, sempre che ci sia la volontà di identificarle e perseguirle”.
La chiusura del Centro di Neurogenetica rappresenterebbe l’ennesima ingiustizia per la nostra terra e per la nostra gente. Speriamo che questo grido d’aiuto possa davvero scuotere le coscienze e fare in modo che le eccellenze presenti nel nostro territorio vengono finalmente valorizzate.

Autore: 
Rosalba Topini
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