Africo, terra da rinverdire per resistere alla barbarie

Dom, 29/07/2018 - 11:00

Di Africo vecchio restano soltanto i ruderi gelosamente custoditi nel grembo dell’Aspromonte. Ci parlano di una Calabria antica, misteriosa, a volte selvaggia o rassegnata, spesso ribelle. Vinta ma mai domata. Almeno fino a qualche anno fa, (oggi non ne sono più sicuro). Non è un caso che il governo regionale abbia scelto Africo vecchia per la “tre giorni” di discussione sulla necessità di una nuova narrazione per la Calabria.
È stata una scelta coraggiosa, opportuna e importante.
Alla discussione non hanno parlato solo i partecipanti perché, quasi per un miracolo della natura, in questa nostra Terra, anche gli alberi, la montagna, gli animali e i ruderi ne diventano protagonisti silenziosi.
Ci sono gli scheletri delle case che gli africoti, due secoli fa, difesero con un tale eroismo da mettere in fuga la soldataglia francese che scorrazzava i nostri paesi, e sono ancora in piedi i resti della caserma che gli abitanti del paese assaltarono nel 1945 costringendo i carabinieri – proletari quanto loro – alla resa. Tra la falsa legalità e la rivolta, i cittadini di Africo scelsero la seconda. Fuorilegge per sete di giustizia!
Una storia che non solo l’Italia ma la stessa Calabria – qualche volta – ignora.
Tuttavia le pagine più importanti della loro storia, gli africoti, come tutti i calabresi, l’hanno scritta con il sudore e il lavoro.
Non sarà stato facile costruire l’imponente Chiesa che svetta verso il cielo nel tentativo di dare pace a uno spirito sofferente e inquieto, così come non sarà stato agevole realizzare i frantoi, i sette mulini ad acqua, i palmenti per il vino, i muri a secco (armacede) che resistono al tempo e all’abbandono più del cemento armato.
Montanari tenaci e intelligenti che, soprattutto nella creatività e nel lavoro, hanno dimostrato di cosa sono capaci. Lo hanno dimostrato ad Africo antica e successivamente come emigranti in mezzo mondo.
Ho parlato di Africo perché è Calabria così come la Calabria è Africo e tutti insieme siamo parte dell’Europa Mediterranea al pari dei greci, dei corsi, dei baschi, dei macedoni e degli altri popoli che si affacciano sul “nostro” mare.
Terra di antica civiltà da rinverdire e rivendicare – oggi più che mai – per resistere all’attuale eruzione di selvaggia barbarie.
Dovremmo capire che spesso la narrazione ha “un cuore antico”.
Ovviamente non siamo migliori né peggiori degli altri! Se grandi sono stati i nostri pregi, altrettanto evidenti sono stati (e sono) i nostri difetti. Per esempio, siamo stati in silenzio quando Giorgio Bocca ci ha crocefisso nell’inferno, oppure dinanzi a bugiarde trasmissioni televisive che utilizzano la nostra presunta “barbarie” per aumentare l’audience, restiamo ancora muti - e per viltà - dinanzi alla più che discutibile narrazione di Gratteri.
Ad Africo avremmo dovuto gridare (e in parte è stato fatto) la nostra orgogliosa normalità e contemporaneamente rivendicare il nostro carattere che non ci fa superiori ma diversi per storia e per cultura: “e quandu dimmi greci, ppe Diu, tremau lu mundu… e quandu sputu ntundu ancora trema”. Mi verrebbe da dire facciamo tremare questo “mondo ostile” che ci circonda, stracciando l’odiosa maschera che ci hanno cucito sul viso. E voi sapete bene qual è, da chi e, soprattutto, sapete il perché ci hanno cucito addosso questa maschera mendace.
Gli intellettuali, gli artisti, i registi devono innanzitutto essere liberi.
Liberi di scrivere, di raccontare, di dipingere, di comporre, di scegliere la postazione da occupare per il riscatto della Calabria.
Liberi dai poteri impazziti e antipopolari che stanno devastando la nostra Terra.
Liberi di mettere in discussione l’architettura verticale dei “Poteri”: iniziando da quello politico per finire a quello burocratico e giudiziario.
Combattenti nelle “casematte” di un pensiero e di una storia che si scontra con l’attuale nichilismo e con la disumana indifferenza che dilagano e ci offendono.
“Organici” solo alla Libertà, a un autentico progresso che non si esaurisce nei beni di consumo, ma tende al riscatto della Calabria e dei “Sud” del mondo.

Autore: 
Ilario Ammendolia
Rubrica: 

Notizie correlate