“Sequestri”, un libro su una delle pagine più buie della nostra terra

Dom, 20/10/2019 - 18:30

Ci sono avvenimenti che si conoscono in maniera superficiale, ma che prima o poi è dovere sapere in maniera approfondita. Così sabato 12 ottobre, presso il Palazzo Nieddu del Rio a Locri, grazie al libro scritto dal giornalista Filippo Veltri, “Sequestri - la trattativa Stato-‘ndrangheta” edito da Città del Sole, si è fatta luce su una delle pagine più buie della nostra regione. Una storia iniziata negli anni ’60 e conclusa agli inizi degli anni ’90, quando le ‘ndrine per accumulare capitali decisero di sequestrare persone, ragazzi, bambini per tutta Italia in cambio di un riscatto in denaro. Le vittime venivano di solito nascoste in Aspromonte e i capitali ricavati da quegli atti criminali furono reinvestiti nel settore edilizio oppure in acquisto di cocaina. Tra gli anni ’70 e ’80 vennero rapite 489 persone, i sequestri più eclatanti sono stati quelli di Paul Getty, il sedicenne americano che, prima di essere rilasciato, gli fu tagliato l’orecchio destro e inviato ai giornali per convincere la famiglia a pagare il riscatto; quello di Cesare Casella, rapito a Pavia il 18 gennaio 1988, dopo più di un anno la madre Angela arrivò in Calabria per riprendersi suo figlio, iniziando una protesta senza precedenti, ma solo a fine dicembre il ragazzo sarà liberato. I sequestri di persona terminarono alla fine degli anni ’90, quando si avviò la prima trattativa Stato-mafia che coniugò gli interessi dello Stato con quelli della criminalità organizzata; quest’ultima, da quel momento, ritenne più conveniente fare soldi attraverso la cocaina. Inoltre, le legge del 1993 che bloccava i beni delle famiglie degli ostaggi, rendeva tutto più complicato. Non tutti i sequestri terminarono con il rilascio degli ostaggi, Vincenzo Medici, florovivaista di Bianco rapito il 21 dicembre 1989, non rivide più i suoi cari. Sono state decine le famiglie che hanno pianto e continuano a piangere i loro morti, ingoiati nella grande montagna dell’Aspromonte. Il racconto dei sopravvissuti è sconvolgente: tenuti in una buca, distesi, con tre catene: al collo, a un piede, a un polso. In mano un bastone per difendersi da topi e dalle bisce. Il farmacista di Bovalino, Giuseppe De Sandro, racconta che nei 199 giorni di prigionia è stato sottoposto a vere e proprie torture fisiche e psicologiche. Dalla prigione, quindi, sono usciti come delle larve umane con difficoltà a inserirsi nel mondo degli uomini liberi e con la costante presenza di quei terribili ricordi. Ancora più crudele è stato il rapimento nel 1987 di un bambino di sette anni, Marco Flora a Torino, rilasciato dopo un anno e mezzo a Careri. Si può immaginare il trauma vissuto in quella tenera età. Durante la serata, l’editore di Città del Sole, Franco Arcidiaco ha raccontato del proprio dramma personale vissuto col sequestro a Bianco, dello zio di sua moglie Antonella, il medico Diego Cuzzocrea, dal 19 gennaio al 22 settembre 1988. La testimonianza del magistrato Carlo Macrì, che ha operato a Locri dal 1981 al marzo del 1990, è stata preziosa per ricordare quegli anni difficili. Giovanni Calabrese, sindaco di Locri, ha ricordato i sequestri avvenuti a Locri: quello di Giovanni Furci, del farmacista Frascà, di Antonella Raschellà e Carlo Speziale; mentre il nostro collega Rosario Vladimir Condarcuri, durante il suo intervento, ha parlato di quelli avvenuti a Siderno: Alfredo Antico e il farmacista Colistra (quest’ultimo non ha fatto più ritorno a casa). Memoria storica è stata anche quella del giornalista Totò Delfino, che ha conservato una carpetta per ogni sequestro, creando così un archivio. Hanno, infine, condiviso ricordi e pensieri Carlo Macrì, giornalista del Corriere della Sera; Tommaso Raschellà, fratello di una donna sequestrata, liberata dopo 60 giorni; Aldo Canturi, sindaco di Bianco; Francesco Carnuccio, sindaco di Locri di quegli anni; Giuseppe Bombino, ex presidente del Parco Aspromonte e Pietro Melia, giornalista.
Filippo Veltri ha contribuito ad approfondire storie tristi e agghiaccianti, rendendo omaggio alle centinaia di persone e alle loro famiglie che sono state vittime della ferocia dell’uomo. La grande partecipazione del pubblico ha dimostrato come, quello dei sequestri, sia una ferita mai rimarginata nell’animo dei calabresi onesti.

Autore: 
Rosalba Topini
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