“Mulini a vento”? In Calabria non ce ne sono…

Mer, 23/09/2020 - 19:00
Calabrese per caso

In Calabria non ci sono i mulini a vento. Si! Con nostra malinconica consapevolezza, oltre a mancare anche i mulini di un tempo - visto che non si vedono spighe svettare verso il cielo nonostante l’agricoltura sia uno dei punti di dichiarata, e poco sostenuta, forza dell’economia della regione - non disponiamo di tali opere dell’ingegno da vedere nelle nebbie di un mattino come tanti mostri da attaccare. E allora, che fare? Siamo alla ricerca di un nostro Cervantes che possa cantare le gesta di un cavaliere che guarda al mostro ruotante come prova del suo animo singolar-tenzonico. D’altra parte, combattere anche contro i mulini a vento non è da tutti. Ci vuole fantasia, coraggio e ardire dell’inventiva e un po’ di ingegno per vedere ciò che non c’è e, se c’è, è ben nascosto, celato da barricate simil-naturali offerte dall’incuria quotidiana. Insomma, se pare non essere una speranza mal riposta trovare un Cervantes e il suo cavaliere in Calabria, altrettanto azzardato però è stato l’associare in una riunione pubblica una personalità come Zanotti-Bianco, che ha fatto della sua opera, della sua storia e della sua vita un impegno e un esempio dimenticato, se non ricordato per eleganza di citazione, ad altra figura sicuramente di prestigio, dicono, ma non certo paragonabile al fondatore di “Italia Nostra”. Come è un azzardo la produzione di promo a vario titolo, messi in campo in maniera tardiva e con ritorni di immagine non definitivi. Tuttavia, proprio per questo non sembra, al contrario, azzardata, la necessità di affrontare una narrativa alternativa. In questa estate breve, che durerà neanche un mese e mezzo, l’ardire di raccontare una regione sembra celebrarsi tra sport di andata e spot di ritorno, con laute mance di ingaggio che forse, dico forse, avrebbero potuto favorire qualche promozione autoprodotta, se soltanto ci fossero state idee e capacità da mettere in campo. Non dovevamo sicuramente imitare l’Olanda o la Spagna, fornendoci di un mulino a vento made in Calabria, per sentirci parte di un quadro o di un libro di cavalieri immaginari. Ma nella terra delle cure continue, della politica borghese affidata a improvvisati cultori del se e non dell’altro, forse la fantasia di non guardare dietro l’angolo non è sufficiente per capire che lo sguardo volge sempre dove l’occhio non deve. E, allora, al di là delle cifre spese in “spot” e “corti”, che celebrano/celebreranno emozionalmente più i protagonisti di una comunicazione lombarda e di una cinematografia romana, ma tipiche di salotti piccolo-borghesi e non certo da Oscar - il cui sforzo sarebbe quello di rispolverare cimeli, paesaggi, cartoline e luoghi della nostra terra – direi che forse dovremmo celebrare la consapevolezza di essere ciò che siamo ogni giorno. Dovremmo avere il coraggio di guardare non davanti, ma dietro di noi, a cosa lasciamo alle spalle o a cosa, per convenienza e non, purtroppo, per dignità, non vogliamo far vedere e non raccontiamo. In questo gioco al massacro che non porterà nulla in termini turistici, ma anche di riscatto morale ed etico della nostra terra, sembrano prevalere le doti di Niobe, sorella di Penelope, che fu punita per la sua pretesa di voler attribuire a se stessa, e con ogni mezzo, una posizione di privilegio rispetto agli altri. Ecco, siamo approdati a una nuova narrativa che, pur nel tentativo di voler capovolgere i luoghi comuni, alla fine li ha amplificati. L’assenza di umiltà, il voler competere a tutti i costi sul campo di avversari con maggiori esperienze e doti circa la cura e la valorizzazione dei propri territori e dei propri patrimoni storici, quasi come se solo noi fossimo depositari della storia, ci ha nuovamente ricordato che siamo cavalieri erranti. Cavalieri costretti, che ci piaccia o meno, a combattere con mostri autogenerati da sempre. Mostri o luoghi comuni alimentati dal nostro quotidiano, dalla superficialità e dalla mancanza di cultura dei dettagli che osserviamo negli angoli del nostro vissuto come nelle risposte turistiche che, nel concreto di ogni giorno, non diamo. Forse avremmo potuto pensare a un altro spot a premessa di un impegno futuro e per dare un’immagine nuova. Uno spot che avrebbe potuto mostrare cotante celebrità promuovere la raccolta dei rifiuti e il senso civico nel rispettare l’ambiente, magari lanciando una campagna sociale dedicata e con le autorità e i testimonial prescelti in prima fila a difendere, sul terreno, l’ambiente. Forse sarebbe stato questo il miglior modo per conquistare emozionalmente dignità per noi e simpatia e credibilità verso gli altri.

Autore: 
Giuseppe Romeo
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