“La Calabria non è più terra di miseria e ignoranza”

Dom, 26/01/2020 - 10:00

Adriana Toman è nipote di un ufficiale veterinario dell’esercito austrungarico che ha avuto in cura il cavallo personale dell’imperatore d’Austria Franz Joseph e di una pittrice impressionista, la prima donna a iscriversi a medicina all’università di Trieste. Figlia di padre istriano, partigiano durante la seconda Guerra Mondiale e di mamma atleta dalmata, è approdata, nei lontani anni ’80, a Cosenza, dove è divenuta molto attiva nel panorama culturale locale.
Le variopinte vicissitudini della vita l’hanno resa oggi compagna di Mario Oliverio, Governatore della Calabria che tra poche ore terminerà il proprio mandato, ma la poliedrica artista, che con grande genio riesce a passare dalla scrittura alla regia, da Gioacchino da Fiore alla profonda crisi morale ed economica che attanaglia i nostri giorni, alla campagna elettorale ha preferito la promozione del suo ultimo libro, “Sarà stato una parentesi”, edito da Rubbettino.
Itinerante per l’Italia con le sue presentazioni, che divengono dei veri e propri eventi in cui un miscuglio di arti interagiscono davanti al pubblico che inaspettatamente sembra ritrovarsi su un set Cinematografico, riesce così a dar vita a un nuovo genere di salotto letterario, dove letteratura e cinema si incastrano magistralmente.
Grande attesa dunque, a Siderno, per i primi di marzo, per la presentazione di “Sarà stato una parentesi”, un incontro organizzato dal collaboratore del nostro settimanale, Rosario Condarcuri, durante il quale è previsto anche un intervento, impegni cinematografici permettendo, di Costantino Comito.
Nell’attesa, le abbiamo rivolto tre domande con la speranza di familiarizzare con il suo modo di pensare fuori dagli schemi.
Di lei si dice essere una First Lady “Scomoda” pertanto, conoscendo la sua profonda dote artistica/visionaria, le chiedo: Perché gli artisti devono essere sempre bersagliati da ogni fronte? Perché gli si vuole sempre mettere il bavaglio?
Non sapevo che di me si dicesse che sono una “First Lady”! Beh, in tal caso più che scomoda sarò stata anomala, visto che condanno le pellicce e parlo con gli animali, indosso scarpe da trekking come pantofole e mi taglio la legna da sola! Mi dice “scomoda”? Certamente per me è stata una esperienza abbastanza scomoda. Innanzitutto non ho potuto presentare nessun progetto alla Regione, cosa che in precedenza ho sempre fatto, e ai progetti che avevo in corso ho dovuto rinunciare per non creare polveroni mediatici, sebbene mi fossero stati approvati. Mi sono ritrovata a essere target di una serie di attacchi orchestrati per sfregiare attraverso di me la figura di Oliverio. Da un avviso di garanzia ad articoli e commenti sui social pieni di veleno, per quello che in molti si sono sentiti autorizzati a pensare di me senza avere minimamente idea di chi io sia, di cosa faccio, cosa penso e come vivo. Qui entra a regime nella psiche comune la favola della regina cattiva con cui veniamo allevati da secoli in occidente. Si tende a rappresentare la donna che sta al fianco di un uomo di potere come una manipolatrice tesa ad affermare fini personali, soprattutto se non si tratta di una mogliettina casa e chiesa. Io, poi, che vengo da anni di giornalismo televisivo, sono una preda facile da servire alle pruderie mediatiche. Sono i pregiudizi che questa società si trascina dietro con scarsa creatività. Inoltre, quello che non va affatto bene è che in questo stereotipo il Re risulterebbe essere un povero minchione che si lascia abbindolare. Niente di più lontano dalla realtà, perché se c’è una mente che nessuno può condizionare è proprio quella del Presidente. Oliverio è e rimane un’irripetibile opportunità per la Calabria; è capace di visioni immense, coniugate con una conoscenza della macchina amministrativa fuori dal comune, concezioni ispirate da una filosofia precisa e profonda. È lui a plasmare la mente degli altri, non viceversa. La mia opera filosofico/teatrale “Trilogia Gioachimita” è frutto del nostro incontro intellettuale. Per quanto riguarda il bavaglio, beh, quello credo che non lo mettano solo agli artisti, ma anche da sempre alle donne, ai politici capaci di andare controcorrente, alla Calabria che urla la propria onestà e non trova nessuno disposta ad ascoltarla, visto che conviene farla passare come rognosa terra di malaffare e ‘ndrangheta per speculare e arricchirsi su questo stereotipo. Non dimentichi il drammatico stato della Sanità in Calabria: in quel groviglio di interessi sta una parte delle ragioni per cui viene alimentata la proiezione mediatica di una terra corrotta, incapace di qualsivoglia onestà. Conviene mantenere questo stato di cose in modo da usare la Calabria come un bancomat per le regioni che accolgono i nostri malati. Credo non ci sia peggior tutore del malaffare di chi ostentatamente finge di combatterlo. Su questo sto già scrivendo il mio prossimo libro ma, per quello che dirò, non so se in Italia troverò un editore disposto a pubblicarlo. La narrazione della Calabria si è deciso che resti agganciata ai secolari stereotipi negativi e non alla realtà. Mi permetta di citarmi: nel monologo finale della mia opera il “Dono del male”, al diabolico Riccardo Cuor di Leone faccio dire: “La verità scritta è sempre più attendibile della realtà. Basta vedere quello che si riesce a fare attraverso le leggi durante i processi…”
Lei, compagna del Governatore della Calabria, con la Politica non ha mai avuto a che fare, forse perché chi vive “con un piede in terra e un altro in cielo” non può capire nulla di politica; dopotutto gli Artisti vivono in una dimensione tutta loro, ma lei, Adriana, ci si è ritrovata ugualmente catapultata…
Con la politica abbiamo a che fare tutti, anche se non ce ne rendiamo conto, perché lo sviluppo e l’efficienza degli spazi in cui si articola la nostra esistenza sono determinati da chi governa. Se le arti fioriscono è perché c’è a monte chi le sostiene, da sempre. Dico questo perché la politica a cui mi riferisco è quella alta, che mette al centro il bene comune, capace di visioni strategiche per affrontare e risolvere i problemi, quella che ha portato l’acqua potabile nelle case di Reggio Calabria nel 2018 per la prima volta nella storia! Quella che ho visto in questi anni in cui la Calabria ha smesso di essere fanalino di coda diventando la prima regione del Sud e quarta in Italia per la spesa dei fondi comunitari. La prima in Italia per il progetto “Scuole Sicure” e tanto altro. Ma di questo “il sistema”, la politica malata che manovra il Paese, non vuole che si parli. Lei lo sa che ci sono delle precise disposizioni dei partiti su chi deve e chi non deve andare nelle trasmissioni televisive nazionali? Tempo fa ho avuto modo di cenare con Roberto Arditti e lui, tranchant, mi disse: “Potete fare l’impossibile, ma voi calabresi nell’immaginario collettivo siete colpevoli a prescindere”. Della Calabria oggi fa comodo parlare male, ma non può andare avanti a lungo, perché è in atto un ricambio generazionale. La Calabria non è più quella della miseria e dell’ignoranza, c’è gente colta, evoluta, imprenditori seri coraggiosi e onesti…e ci sono anche donne scomode che pensano. Quando si tratta di Calabria sembra che ci sia una sospensione dell’etica, delle regole altrove in vigore. Qui chiunque può venire e fare cose che in qualsiasi altra regione nessuno si sognerebbe nemmeno di pensare. Secondo lei se fosse andato qualcuno in Emilia Romagna a fare a Bonaccini quello che hanno fatto a Oliverio sarebbe stato possibile? In Calabria si ha licenza di commissariare comuni, sanità, rifiuti, partiti, chiudere imprese senza che nessuno si opponga, basta far aleggiare su ogni cosa l’ombra della ‘ndrangheta, anche quando questa non c’entra nulla. Quello che manca è una levata d’indignazione generale, uno scatto di orgoglio da parte di tutti. Chi non ha i carboni bagnati non ha motivo di avere paura. I programmi che alcune reti nazionali imbastiscono sulla sistematica denigrazione della Calabria mi toccano lo stomaco, fanno parte di un disegno vergognoso teso a non far passare quello che di buono si fa in questa terra. Mi permetta di ricordare Edmund Burke: “Perché il male trionfi basta che tutti i buoni rinuncino dall’azione”. Suggerisco a tutti, e soprattutto ai calabresi, la lettura del breve ma fondamentale capolavoro di Ilario Ammendolia “La ‘ndrangheta come alibi”.
Ma ora la fatidica domanda: per chi voterà alle prossime elezioni Regionali?
Il voto è segreto, ma posso dirle che sarò estremamente soddisfatta nel vedere una donna rivestire la carica di Presidente della Regione Calabria.

Autore: 
Teta Costantino
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