“In Calabria la polvere da sparo al posto delle polveri sottili”

Mar, 07/07/2020 - 11:00

Ci avevamo visto giusto. Domenica, dalle colonne del nostro settimanale, lanciavamo l’allarme diffamazione scrivendo che l’inaspettato e massiccio arrivo di turisti sulle nostre spiagge avrebbe spinto qualcuno a compiere un attacco frontale alla Calabria, tanto più che lo spot della discordia di Klaus Davi, che aveva puntato il dito sulle storture del nord per promuovere le nostre bellezze, per più di qualcuno esigeva vendetta. Vendetta che è arrivata attraverso le parole shoccanti pubblicate su “Il Fatto Quotidiano” da Claudio Sabelli Fioretti che, con la scusa dell’ironia, ha confezionato un articolo anti-Calabria infarcito di luoghi comuni e falsità. E così, nel pezzo, il giornalista di Viterbo suggerisce a Klaus Davi di placare le polemiche confezionando un video promozionale anche per il Veneto e la riviera romagnola, in cui si afferma che è vero, il nord è maggiormente inquinato, ma che la Calabria compensa abbondantemente con l’enorme quantità di polvere da sparo dispersa nell’ambiente e le “efficientissime cementificazioni abusive” che la rendono inguardabile. Al consumo del suolo del nord Italia, inoltre, noi risponderemmo con “un sistematico aumento del traffico di droga e delle sparatorie e degli ammazzamenti fra diversi clan della ‘ndrangheta” che, in definitiva, spingerebbero i più temerari a realizzare il sogno di godersi il sole con in sottofondo “rumori di colpi di mitra. Immagini di sangue e di cadaveri”. Ma la critica alla natura e alla realtà sociale della nostra terra è solo la punta dell’iceberg, perché per Sabelli Fioretti il problema principale sono le persone: “se venite a passare le vacanze sulle spiagge venete non entrerete in contatto con assassini, maschilisti, usurai, corrotti e corruttori, come capita tutti i giorni a chi prende il sole sulle spiagge calabre”. Un’offesa diretta a un popolo che pare estrapolata dai cliché esasperati dalla peggiore fiction televisiva e che lascia anzi immaginare che Sabelli Fioretti, la Calabria, l’abbia conosciuta solo attraverso le immagini del film (liberamente) ispirato ai fatti di Duisburg prodotto dalla Rai. Una risposta aggressiva e scomposta allo spot di Davi (che i cittadini del nord Italia, invece, non li offendeva affatto) che chiude più di un occhio sul come e dove le mafie e stiano facendo i veri affari in questo periodo storico e che pretenderà certamente di aggiustare un torto alzando la posta delle offese e pretendendo, come sempre, che i calabresi chinino la testa e tornino in silenzio a caricare le armi, contare il denaro delle mazzette e picchiare le proprie mogli subendo l’indignazione di chi si sente superiore.

Autore: 
Jacopo Giuca
Rubrica: 

Notizie correlate