Visita a San Giovanni Theristis

Lun, 16/12/2013 - 19:59

E' tra le poche chiese italiane a conservare ancora il rito ortodosso. Antiche le sue origini: risale, infatti, al 1100 circa il katholikon del monastero che sarebbe stato ben presto annoverato tra i più fiorenti cenobi greci della diocesi di Squillace accanto al già celeberrimo Vivarium di Cassiodoro. La sua titolatura fa riferimento a San Giovanni  Theristis, nato a Palermo da una prigioniera calabrese e che, all'età di 14 anni, si rifugiò a Stilo dove ricevette il battesimo ortodosso per quindi avviarsi alla vita monastica. Molti i miracoli da lui compiuti come, ad esempio, quello relativo alla mietitura del grano per i poveri che gli valse l'epiteto di “Theristis”, cioè “Il Mietitore”. Dall'alto della valle dello Stilaro (Comune di Bivongi), il monastero fu subito meta di pellegrini provenienti da ogni dove  e che ivi confluivano a rendere omaggio all'aghiasma (fonte sacra) e a visitare i luoghi dove il santo aveva vissuto ed operato. All'interno del monastero , fornito di una vasta biblioteca e di ricchi tesori, i dotti monaci  alternavano le devote preghiere ad attenti studi e ricopiatura di testi. La successiva latinizzazione del luogo come pure la progressiva estraneazione all'ambiente ortodosso  fecero si che, già nel corso del '400, il monastero si avviasse ad una inevitabile fase di declino (nel 1457 il Visitatore Apostolico del Papa ne constatava la decadenza). Ma fu principalmente a seguito delle continue minacce di una banda di briganti che i monaci si decisero, alfine, ad abbandonare questa sede per trasferirsi nel convento più grande di San Giovanni Theristis fuori le mura a Stilo, dove furono portate le reliquie di San Giovanni Theristis e dei santi asceti Nicola e Ambrogio (1662). Il monastero ormai dismesso venne scoperto da Paolo Orsi nei primi del '900 e poi “riscoperto” nel 1965 da Franco Ernesto, allora sindaco di Bivongi, il quale si adoperò affinché il monastero ed il Katholicon fossero conosciuti e salvaguardati.  Nel 1990 cominciarono i lavori di ristrutturazione dell'edificio e della zona circostante che resero possibile, qualche anno dopo, l'insediamento ai primi monaci athoniti ,provenienti dal Monte Athos (Grecia)  mentre il Consiglio Regionale della Calabria dichiarava sacra l'area da essi occupata. Nel marzo del 2001 il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, vi si recava in visita riportandovi una reliquia del santo prima conservata a Stilo. L'anno dopo, i lavori venivano ultimati e, nel 2008, il Consiglio comunale di Bivongi  concedeva l'uso del monastero per 99 anni alla chiesa ortodossa rumena. Il katholikon si presenta, attualmente, come mirabile testimonianza architettonica di transizione tra lo stile normanno e quello bizantino. Elementi dell'architettura normanna si ritrovano, ad esempio, nei quattro pilastri angolari ( chiusi da 4 archi) che sorreggono la cupola, elementi bizantini nei muri perimetrali della basilica costruiti con strati di pietra concia e cotto alternati. All'interno icone, arredi sacri, affreschi ( tra cui spicca quello raffigurante i 12 apostoli), uno splendido lampadario in oro nella navata centrale.
Il cancelletto sempre aperto ai visitatori, il cane che sonnecchia nella sua cuccia, le galline che razzolano libere nel praticello circostante, le celle dei monaci ammucchiate lungo il pendio sovrastato dalla basilica, il novizio rumeno Arthur che, lasciato momentaneamente il suo bucato, ti si fa cortesemente incontro per illustrarti la visita. E tutto attorno a te risplende di ferventi memorie e santità assieme….e non te ne puoi allontanare senza sentirti migliore.

Autore: 
Daniela Farraro