Viaggio nel ricordo di Mauro Rostagno ammazzato dalla mafia

Lun, 24/11/2008 - 00:00

Ero in debito con Mauro Rostagno e non solo. Mi volto indietro e vedo che c’è un vuoto di conoscenza e indifferenza in quello che Mauro ha fatto. Lui ci ha messo passione nella vita, la stessa che ha spinto tanti a conquistare un pezzo di terra, di libertà; che rende normale il sacrificio e la sofferenza quando hai un sogno da realizzare. Raggiungere il proprio ideale, a costo del bene anche il proprio male, scrutando da lontano, con fatica, quel fine che esiste in ognuno di noi che si chiama giustizia e libertà che ha come unici alleati in questa "trattativa senza incoraggiamento" il coraggio, la solitudine, il silenzio, la morte. Oggi il sacrificio è detestato, il coraggio trasformato in viltà. Nessuno vuole più soffrire né per se stesso e men che meno per gli altri. Il poco tempo dedicato (tre anni fa in un altro viaggio a Trapani, ricordando Alex Langer), reclamava "doveri",giusto tributo ad un amico combattente morto ammazzato per la libertà e la giustizia anche per me. L’occasione del ventennale (della sua morte) mi permetteva di andare oltre il fatto celebrativo (a Trento neanche questo), di legarmi a quelle idee di pulizia morale, di libertà e di denuncia civile, per le quali Mauro si è battuto fino alla fine dei suoi giorni terreni e a quelle decine e decine di vite stroncate dal piombo mafioso, alla resistenza al Nazi-fascismo dei nostri padri, alle nostre lotte del ’68 che ci hanno formato e a tutte quelle che continuano a formare e forgiare uomini e donne nell’idea di libertà che non è in vendita ai supermercati né nelle sedi dei partiti: perché ricordare è come ridare vita a quelli che l’hanno sacrificata, trattenerli tra noi. Un compito e un dovere per "chi" (come me) guarda al mondo non come luogo di sofferenza, né di divertimento, ma d’impegno, di responsabilità e di condivisione; nel quale valga la pena di viverci senza esserne costretti, sofferenti e condannati alla dipendenza del mercato, all’indifferenza verso gli "Altri" diversi da noi per colore o fortuna, all’irresponsabilità e al cinismo di chi crede, stoltamente, che basti badare a se stessi per salvarsi. Nella minuscola terra degli addii mortali il silenzio è il primo passo verso lo spazio che percorrerò da Trento a Trapani con il mezzo più silenzioso ed ecologico che ci sia - la bicicletta - nei luoghi delle "Resistenze": Vicenza, S.Anna di Stazzema, Stazione di Bologna, Marzabotto, Cassino, Caserta-Chiaiano; e dopo lo stretto in Sicilia: Avola, Comiso, Cinisi, Capaci, per giungere il 26 di settembre a Trapani dentro il programma dell’Associazione "CIAO MAURO"che lo ricorda con incontri e riflessioni, video, musica e sport, silenzi. Nell’occasione ho preparato una maglietta sportiva - sfondo bianco - da indossare strada facendo raffigurante davanti la faccia di Mauro con la scritta "Mauro Rostagno Vive", dietro le date del quarantennale del 68, "1968 la lotta, 2008 continua" con la fascia dei colori dell’arcobaleno, in fondo alle tasche il logo del "NO DAL MOLIN" e "NO TAV", in cima alle maniche il logo e la scritta "Fondazione Museo Storico di Trento"e i sui bordi i colori dell’arcobaleno. Sono partito la mattina del 1 settembre dalla sede della Fondazione Museo Storico di Trento, alla presenza del direttore Giuseppe Ferrandi (al quale ho donato la maglietta), di un folto gruppo d’amici e amiche che mi hanno accompagnato per un viaggio avventuroso, che non è un banale o turistico trascorrere il tempo lungo lo stivale e nelle isole, ma un impegno concreto d’incontri e di visite, di relazioni e d’ascolti, passione civile per un’Italia ancora distaccata dalla Costituzione e di una politica sorda e impresentabile impegnata più a calpestarla che ad applicarla. Tutto da scoprire, perché, un conto è la lettura dei giornali o i resoconti televisivi, un conto è calarsi dentro la realtà, incontrarla, mettersi in relazione e cercare dentro la stessa di capire cosa succede e perché.

Autore: 
Antonio Marchi
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