Vera Donovan Says

Mar, 09/01/2018 - 11:20

Di seguito la rubrica "Vera Donovan says" comparsa sul numero di Riviera del 31 dicembre 2017.

I lettori più fedeli mi offrono uno spunto di ulteriore riflessione sull’articolo della settimana scorsa, in cui la vostra Vera ha parlato del perché le donne non denunciano un’aggressione. Il primo motivo è che la cosa spesso riguarda un familiare o un amico molto vicino alla famiglia, il secondo è perché non vengono credute, anzi, insultate e chiamate “puttane”.
C’è un terzo motivo da aggiungere: la paura di essere isolate, abbandonate, gettate via, non volute.
Una donna che racconta, dice o - non sia mai - denuncia un abuso, uno stupro, viene invariabilmente espunta come corpo estraneo dalla società. Può accadere che una donna si racconti a persone che considera amici, o semplicemente a persone che in quel momento dimostrano interesse alla sua storia. Dopo un’iniziale fase di incredulità subentra la comprensione (o l’indifferenza, o la negazione), magari accompagnata da consigli, vicinanza, attestazioni di stima. Dopo un po’ accade che questa donna venga sempre più messa da parte, allontanata, evitata. Forse perché viene considerata sfatta, usata, non più valevole, logorata. Viene comunque vista una debole, un’incapace, uno scarto: merce avariata.
Non sorprende che dopo aver raccontato di sé, molte donne decidano di cambiar posto dove vivere, si allontanino dai loro paesi e preferiscano l’anonimato della città.
La domanda “perché non denunciate subito?” rivolta a donne che hanno subito violenze in tempi passati della loro vita, è posta solo da stupidi o da violenti, o da persone che hanno interessi personali o sociali a che le donne rimangano in posizione svantaggiata. È solo una scusa per accusare una donna di aver subito violenza. Dovremmo dire che fanno bene quelle donne che non denunciano le violenze subite e che se le portano nella tomba?
Un affettuoso consiglio dalla vostra amica Vera: se avete avuto la fortuna (perché di tale si tratta) di ascoltare il racconto di un abuso a una donna, statele vicini, che siate uomini o donne. È quello il momento in cui si sente più debole, pentita d’aver parlato perché si vede distante da tutti, ed è quello il momento di darle supporto, senza “se” e senza “ma”.

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