Uno scout diventato«attack reporter»

Dom, 12/05/2019 - 18:00

Del gruppo di adolescenti che nella prima metà degli anni Settanta si formarono a Locri secondo i valori dello scoutismo cattolico presso la parrocchia di don Santo Gullace, Paolo Pollichieni era uno dei più volitivi. Carattere intuitivo ed indomito, aveva uno spirito di iniziativa che talvolta bisognava tenere a freno, sprigionava energia da una robusta complessione fisica, era leale ed affettuoso con gli amici, severo e tagliente con chi non gli andava a genio.
In una fase giovanile successiva si era avvicinato al mondo della Destra, che allora aveva a Locri un alto riferimento di cultura e di probità nella persona del medico analista Nicola Ieropoli, al quale Pollichieni prestò una saltuaria collaborazione, accompagnandolo durante le campagne elettorali. Nello stesso tempo aiutò il fotoreporter Pepè Polifroni, che era anche il segretario della locale sezione missina, nel suo lavoro di corrispondente della Gazzetta del Sud, fino a sostituirlo quando il vecchio cronista perì per malattia.
In seguito, Pollichieni aderì alla DC locrese, al tempo dominata dai fratelli Laganà; prima, per correttezza, aveva informato Nicola Ieropoli della sua scelta giustificata dalle necessità di vita e dal desiderio di uscire dalla marginalità in cui erano costretti molti ingegni di destra. Ieropoli, ch'era dotato di una grande bontà d'animo, lo esortò a seguire la strada che riteneva più utile per il suo futuro.
Paolo acquisì ben presto una importanza di firma sulla Gazzetta grazie ai suoi articoli su gravi vicende criminali che intanto ponevano la Locride sotto i riflettori nazionali. Fu quindi assunto nella redazione di Reggio Calabria, dove continuò ad occuparsi in prevalenza di cronaca giudiziaria e cronaca nera, subentrando al posto di Gigi Malafarina improvvisamente deceduto, già pioniere dell'informazione sulla mutazione imprenditoriale della vecchia 'ndrangheta e sull'influenza dei boss nelle dinamiche elettorali dei partiti.
Promosso caposervizio, Pollichieni si ritagliò un ampio spazio anche nella trattazione dei casi politici reggini più eclatanti, ottenendo notizie di prima mano grazie alle relazioni costruite con autorevoli personaggi delle istituzioni che più tardi lo coinvolsero in faccende extragiornalistiche: finì per pagarne le conseguenze con le dimissioni forzate dalla Gazzetta.
Per lui il giornalismo equivaleva a fare politica con altri mezzi, metodo del resto invalso nei mass-media, e in un'ardita conciliazione di obbiettivi diversi rifletté il proprio desiderio etico di lottare contro le perversità di un sistema di potere, svelandone le trame. Ma per questo aveva dovuto inevitabilmente schierarsi da una parte, con una onesta spregiudicatezza e senza dissimulazioni, così attirando su di sé reazioni ostili.
Con la direzione del quotidiano Calabria Ora affidatagli sull'onda della sua popolarità, condusse campagne di stampa anticipatrici di clamorosi esiti investigativi e giudiziari, inducendo gli altri giornali ad andare a rimorchio nella divulgazione di retroscena in genere dirompenti per i vari assetti politici e sociali. Quando l'editore, pur soddisfatto delle accresciute vendite del quotidiano, si accorse che era impossibile tenere Pollichieni al guinzaglio delle sue convenienze affaristiche, lo costrinse alle dimissioni causando in pratica la morte del giornale.
Paolo non si dette però per vinto e riuscì a trovare le risorse per fondare un settimanale di informazione combattivo, il Corriere della Calabria, prima in formato cartaceo e poi leggibile solo sul web, con firme di giovani ben addestrati che adesso piangono il loro versatile direttore scomparso il 6 maggio, tre giorni prima del suo sessantaduesimo compleanno .

Autore: 
F.D.C.
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